Avanzava, passo dopo passo, nella fredda mattina, sembrava sfiorare solamente il prato, ma camminava lentamente ed a fatica. Le maniche premute dall'acqua sulle sottili braccia, puliva la rugiada delle punte delle foglie. Al suo passaggio rimaneva una scia di steli rotti o piegati, ma sapeva che in due giorni le piante si sarebbero risollevate in cerca del sole, come non tutte le creature fanno. Non credeva in Dio, né era mai sorta nel suo animo la domanda riguardo all'esistenza o all'assenza di una creatura al di sopra della bassezza della vita. Amarezza. Gocce scendevano dalle guance e andavano a infradiciare ancora di più la maglietta bianca, che risaltava nel campo come un fulmine di notte. Lacrime o pioggia, la faccia era bagnata, e non si riparava, no, non sarebbe stato nella sua indole, non lo avrebbe mai fatto. La pioggia piace a certe creature, la sensazione del leggero picchiettio sulle guance e sulla testa, su tutto il corpo, il profumo dell'erba bagnata e il freddo frizzantino dell'acqua. Il freddo e la pioggia concedono una strana sensazione di lucidità e di presenza che altrimenti non esisterebbe. Andava senza meta, senza fermarsi, ma pensando, forse piangendo e rimpiangendo il passato o il futuro o il presente, senza alcuna distinzione. Aveva scarpe leggere, anch'esse zuppe e infangate, da cui spuntavano calzini bianchi, che ondeggiavano al ritmo dei suoi passi nel campo. Nonostante la fanghiglia e gli schizzi dell'acqua sporca sulle gambe sottili, i calzini non sembravano sporcarsi affatto, e restavano a disegnare, al ritmo dei suoi passi, una linea ondulata nell'erba.
Senza meta, fine o motivo, perché andava avanti? La stanchezza si accumulava nei pensieri insieme alla tristezza, perché sapeva che il campo era finito, e stava arrivando al muro. Un solido muricciolo di mattoni, con pochi e rari fori che lasciavano intravedere solo altro verde al di là di esso. Alto qualche metro o chilometro, era impossibile da scalare, e ci indugiava, ci guardava attraverso, ma la pioggia non lasciava intravedere altro che fumo e rocce.
Forse una promessa di sole si sarebbe potuta vedere al di là, ma del verde e dell'erba non c'erano di certo certezze. Altre magliette bianche ora si erano aggiunte a quella, e ora una schiera di puntini bianchi riluceva nel campo. La prima, rivolta al muro, gli altri rivolti a quella. La prima maglietta bianca ha un indugio, quindi un rumore e un lampo, e il bianco diventa rosso.
Forse qualche altra maglietta ora si sostituisce alla sua, forse anche le altre saranno travolte, ma di certo non lo si saprà mai, in quanto il campo ha forse già cessato di esistere, dal momento che io ho scritto quello che tu stai leggendo.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento