Leucy è una ragazza vivace, a modo suo sveglia e simpatica, ma solo quando vuole esserlo, altrimenti è cupa e di un sarcasmo molto sottile che ti spezza le gambe e ti impedisce di ribattere a qualsiasi cosa.
La sua è una bellezza sottile e tremenda, perché tutti hanno, pure senza saperlo bene, pure senza che lo dimostrino, una patina di paura nei suoi confronti. Lei pensa che la paura di vedere una scheggia di sé stessi dentro qualcuno che si teme sia tremenda. Tremenda come lei.
E così la gente è spesso indecisa se sfuggirle o meno, se affrontarla o se chiudersi in sé stessa.
Leucy ha solo due amiche: una è Aernoa, una ragazzina talmente piena di sé stessa e vanitosa che ogni volta che si guarda in Leucy è estasiata dalla sua visione, e resta a contemplarsi attraverso Leucy. Lei è solo un mezzo per Aernoa, se ne rende conto e per questo un po' la odia, ma in fondo sa bene che quello è tutto ciò che ha. E non potrebbe mai sbarazzarsene.
L'altra amica è Mymoa, che ha un carattere molto particolare e tutto suo, che la porta a cercare di migliorarsi attraverso la sofferenza. Lei è conscia di essere debole, fragile, troppo magra forse, o forse troppo grassa, volubile, stupida e tutti gli altri difetti del mondo, ed è convinta di poter migliorare solo messa di fronte alla sua realtà.
E quando ha conosciuto Leucy, è stata assieme una festa ed una tortura, perché vedendosi in tutto il proprio squallore, ha capito che quella persona era quella giusta per farle capire com'era davvero. E questo la distruggeva.
Ebbene, Leucy un giorno d'inverno prese la solita stradina che la portava a scuola. Poco più di un sentiero, la solita strada di tutti i giorni, niente di strano o diverso dal solito.
Ma qualcosa di diverso forse c'era. Leucy passò parecchio tempo poi a pensare se quel qualcosa di non identificabile fosse lei, o fosse il fiore che trovò.
Leucy però sa che quel fiore in qualche modo l'ha cambiata.
Inverno, neve, freddo, sciarpa e guanti.
Avanzava a passi lenti, come sempre, forse nella segreta speranza di rallentare fino a bloccarsi del tutto e poter rimanere come una statua a fissare quel fiocco di neve fino al prossimo inverno.
Ogni tanto spiccava un balzo in avanti per mangiarsi al volo un grosso fiocco di neve, che regolarmente le finiva su per il naso. Ridendo per la sua bambinaggine, riprendeva dunque la stradina.
La risata di Leucy è un'altra cosa strana della sua persona: ti fa assieme raggelare il sangue ed al contempo ti fa capire quanto sia già congelato.
È una cosa molto particolare. Bisogna sentirla per capirlo davvero.
È come se nel sentire una cosa tanto bella ti sorgesse un'immensa depressione che avesse l'effetto di deformare quelle risa gaie e gioiose in un urlo ferino e demoniaco. Allora la risata inizialmente contagiosa e rasserenante diventa all'improvviso qualcosa di terrificante.
Vorresti tapparti le orecchie e scappare, ma al contempo sai che nessun posto è tanto lontano da poter cancellare il ricordo di tante emozioni e sai pure che la fuga non ti aiuterebbe a superare la paura.
Per questo solo Mymoa riesce ad ascoltarla ridere, soffocando il terrore sotto strati di soddisfazione nella consapevolezza di tutto il male che sta provando.
In quest'atmosfera nevosa ed in fondo gioiosa, perché la monotona stradina di tutti i giorni era coperta di neve fresca, Leucy trovò il fiore.
Un piccolo fiore di un violetto acceso, un fiore comune, di quelli che si trovano comunemente ai bordi delle stradine di montagna.
Leucy allora si ferma, interrotta ed interdetta. L'aveva colpita per la prima volta un'impressione strana ed inusuale, almeno quanto lei. Il fiore, in tutta la sua piccola e fragile bellezza, in qualche modo le faceva paura.
Non aveva mai avuto paura di qualcosa. Sapeva di potergli sbattere in faccia cose cui non era preparato. Aveva zittito due presidi, innumerevoli professori, una moltitudine di coetanei.
Solamente i bambini sfuggono all'alone di terrore che la permea. I bambini non hanno niente di cui avere paura dentro sé stessi. Le uniche paure che hanno le traggono dall'esterno.
E Leucy non fa paura. È il suo essere che fa paura, ma solo per le persone che non vedono il proprio.
Ad ogni modo, Leucy si trovò spiazzata e scornata, fermando le sue falcate a metà di un passo e rimanendo ferma immobile. La sciarpa penzolava e quasi sfiorava terra, uno strato sempre maggiore di fiocchi di neve si fermava sui suoi lunghi capelli castani sciolti.
Gli occhi, quasi trasparenti, guardavano il piccolo fiore sul bordo del sentiero, mentre la testa rimaneva puntata verso la fine del sentiero, in una cocciuta presunzione, quasi il fiore avesse dovuto farsi da parte da un momento all'altro.
Leucy era indecisa. Diverse pulsioni la spingevano a compiere altrettante azioni di cui poi si sarebbe vergognata, in ogni caso: in quel momento, per lei, come non esisteva scelta sbagliata, non ne esisteva una giusta.
Avrebbe voluto strappare quel fiore e tritarlo finemente sogghignando con soddisfazione, gettarcisi sopra con tutto il peso dei suoi cinquanta chili, rimanere ore ed ore solo a guardarlo, spezzare il suo gambo felpato, soffiare via quel fiocco fastidioso che si era appoggiato sulla corolla, gettarsi nei suoi petali e nuotarci, avrebbe voluto mettersi degli occhiali a raggi X per vedere com'era fatto dentro quel maledetto fiore che tanto la crucciava.
Quel minuscolo fiorellino violetto la attirava in fondo...
Ma lei stava ferma al suo posto, a metà della sua falcata spezzata.
Un grosso fiocco di neve le entrò in un occhio, e prima di scuotere violentemente la testa e portare le mani agli occhi per asciugarsi, vide il mondo come in un caleidoscopio, attraverso un minuscolo filamento cristallino.
Milioni di fiorellini viola le sorrisero per un istante.
Riavutasi dallo spavento, Leucy, finalmente rotto quel lungo momento che l'aveva fermata in mezzo al sentiero, avanzò di un passo verso al fiore. Poi un altro.
finché ebbe il fiore a pochi centimetri dalle sue scarpe.
Per un attimo godette della sua potenza nei suoi confronti, per quell'attimo necessario a rendersi conto che era lei ad essere in svantaggio.
E, un passo indietro, poi un altro, poi un altro e moltissimi altri, e Leucy scomparve dietro a qualche fiocco di neve.
giovedì 18 dicembre 2008
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