Come tutte le mattine, Ewan si alzò pesantemente dal letto e, fattosi coraggio, si presentò davanti allo specchio. Questo piccolo rito mattutino si ripete sempre uguale a sé stesso da qualche mese... Sin da quando Ewan è cresciuto, sin da quando quelle montagnette rosse e dalla punta che pare quasi innevata hanno acquisito un'importanza terrificante, sin da quando l'aspetto è diventato un punto fondamentale.
Non sa nemmeno lui perché si guarda allo specchio; lui lo fa e basta, passivo ma al contempo sperando in un qualche senso di autocritica che lo avrebbe dovuto portare a schiacciarsi quella montagnetta, schiacciarsi quel ciuffo ribelle, schiacciarsi il naso sperando che per qualche miracolosa ragione quello sarebbe rimasto in piega in un modo un po' più "decente".
Si guarda la faccia addormentata e se nota uno sguardo proprio allucinato, da zombie imbottito di LSD, da iguana, da otaria sonnecchiosa, allora, soltanto in quel caso, si concede una vigorosa sciacquata di faccia seguita da una ruvida sfregata di asciugamano, che dà regolarmente il colpo di grazia ai capelli già normalmente arruffati...
Al che si guarda meglio, da più vicino, magari si rade quei quattro peletti che gli crescono sparsi per il mento e tra il naso e la bocca...
Al che, come al solito, con quel senso di ineluttabilità, forse con quella punta di autocommiserazione, di tristezza che lo caratterizza, si riscuote, si guarda un'ultima volta, immaginandosi come diavolo appare dall'esterno... Si domanda chissà se sono carino; ma no certamente sono brutto; lo so, solamente i parenti mi dicono ma come sei bello ma lo fanno tutti i parenti... Chi mai direbbe al figlio caro mio sei brutto ma almeno sei simpatico ed intelligente? Risposta: suo padre. Sono cose che sfuggono... Al padre. Al figlio no. Ma non se ne fa un problema: tuttalpiù è una conferma alle sue vacillanti incertezze.
Si chiede chissà come posso fare per dire alla gente guardate che anche se sono orripilante sono simpatico, ho molto da dare e non chiedo di meglio che poterlo fare...
E mentre si versa passivo il latte nella tazza, mentre si veste, mentre si lava i denti, mentre si mette la sciarpa ben avvolta attorno al viso, mentre solleva la cartella svogliatamente, mentre mette piedi fuori casa, mentre scaccia scontroso il cane festoso, salendo il vialetto coperto di morbida e candida ma gelida neve, si domanda un mucchio di cose che resteranno senza risposta.
Una mattina di primavera, dopo aver ricevuto il giorno prima i soliti insulti di routine dal solito gruppetto di tamarretti, dopo aver dormito male, pensando a quel dannatissimo specchio, che la mattina dopo lo avrebbe atteso freddo ed impassibile, dopo essersi chiesto ancora una volta che diavolo di senso avesse andare in un posto dove non riusciva a comparire come voleva che lo si vedesse, come credeva fosse giusto che gli altri lo vedessero, e dunque come pensava di essere davvero, Ewan si alzò come al solito.
Vestiti scarpe latte bagno.
Bagno...
Bagno e dunque specchio.
Specchio...
Si chiede spesso se comparendo in modo nettamente diverso dagli altri la gente lo avrebbe guardato in modo diverso... Certamente si. Ma come lo avrebbe visto? Come l'unico pirla in mezzo al mondo che pretende di nuotare dalla parte opposta.
Ma lui la pensava un po' diversamente. Pensava che il mondo non è un fiume, dove tutti vanno nella stessa direzione, ma semmai è un mare, dove tutti vanno dove acciderbolina gli pare.
Ma la sua direzione qual era?
Questo era anche il problema... Come fare a sapere come si è davvero senza identificarsi almeno in parte in un qualche modello? Ma bisogna davvero sapere come si è?
Bisogna per forza essere in un qualche modo?
La gente gli avrebbe chiesto sei punk sei emo sei truzzo metallaro o solamente un pirla?
E lui cosa avrebbe risposto? Non lo sa...
Lui è lui.
E dunque, una mattina, decise.
Prese la bombolettina dal colore verde sgargiante e si tinteggiò come un catarifrangente i capelli.
Ogni tanto se li colora, ogni tanto no, ogni tanto li taglia corti, a volte li lascia lunghi, a volte se li tinge neri, altre rossi, altre volte se ne frega lasciando che vadano a formare un cespuglione immenso e subito dopo cerca di domarli con ettolitri di balsamo... A volte si mette scarpe così ed altre volte cosà, a volte si veste in un modo ed a volte in un altro...
Ha pochi vestiti, non è di famiglia ricca, ma sa come metterli assieme per formare un'insieme potenzialmente infinito di stili... Un insieme infinito di modi di essere... Proprio come crede di essere lui.
Lui è l'indeterminato, lui è l'indefinito, è quella traiettoria irregolare che segue una mosca ubriaca, lui è quella nebbia che ti si appiccica sugli occhiali e storta il mondo...
E la gente lo guarda, sono pochi quelli che lo conoscono tanto bene da non stupirsi ogni giorno, ogni volta. Sono pochi quelli che non restano allibiti quando si mette le lenti a contatto verdi...
I professori sono abbastanza disperati... Spesso non lo riconoscono dato che da un giorno all'altro lui cambia completamente... Un giorno nero, quello dopo bianco, poi grigio per una settimana, poi bianco poi bianco poi nero poi grigio e poi bianco.
Ma ogni grigio è diverso, ogni bianco è nuovo, ogni nero è più scuro.
E il povero specchio adesso cerca invano di catturare il suo sguardo ed Ewan ogni mattina lo guarda con superbia, quasi a sfidarlo: "prova ora a capirci qualcosa, maledetto specchio..."
Ed infatti lo specchio non sa più cosa fare...
Non si può riflettere qualcosa di infinito ed indefinito... Qualcosa che assieme non esiste ed è tutto...
Non si può riflettere Ewan.
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2 commenti:
Ahah carina come storia! Soprattutto esemplare nella sua perenne attualità!
Saluti da un Ewan
Immagino che ognuno abbia bisogno di sembrare come crede di essere. C'è chi dice che non gliene frega niente delle apparenze, ma alla fine bisogna pur vestirsi, e anche il più trasandato probabilmente si preoccupa di sembrarlo effettivamente. Forse Ewan deve ancora capire com'è in realtà.. Forse è per questo che cambia sempre. È divertente il fatto che lo specchio non riesca più ad orientarsi, dal momento che Ewan è sempre di verso, ma forse non è molto importante come lo vede uno specchio ma come Ewan vede se stesso...
O forse ho totalmente cannato quello che intendevi esprimere con questo racconto xD
Complimenti, avevi ragione: mi piace come scrivi.
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