Molte cose cambiarono velocemente da quel giorno.
Al ritorno dalle vacanze, la massa di scolari si scontrò con una vista cui non erano preparati e cui avrebbero impiegato mesi o anni o tutta la vita ad abituarsi. Un ragazzo ed una ragazza seduti, mano nella mano, sul muretto d'ingresso.
Il ragazzo tutto sommato è abbastanza conosciuto, perché è un tipo eccentrico e socievole, ma il vederlo con quella sconosciuta aveva destato non pochi commenti tra la folla.
Leucy non era una ragazza molto nota, se non per i suoi compagni di classe, che conoscevano a malapena il loro nome.
Lei ed Ewan avevano concordato sul fatto che al buio, se si piange o si ride non fa alcuna differenza per il resto del mondo. Ma lui aveva precisato che si può piangere in silenzio, mentre è difficile trattenere le risate, e dunque quando si ride ci si fa sentire più spesso.
E lei aveva cominciato ad essere più solare da quel giorno, da quel momento.
E quel bagliore di umanità che lei parve acquistare di giorno in giorno per i compagni di scuola non dispiacque a nessuno. Ewan un giorno le aveva detto che in una comunità si viene visti non solo per come si appare, ma anche per le persone da cui si è circondati. Se si è da soli, difficilmente si viene notati.
Un giorno Ewan pensò che Leucy era come un orsacchiotto di pezza, dimenticato da bambini sotto al letto. Tempo dopo non lo si riconosce più, e quell'orsacchiotto comincia a spaventare, a fare paura, diventa il mostro sotto il letto, l'uomo nero, il lupo cattivo. Ma un giorno, qualcuno che non ha paura arriva, lo tira fuori da sotto il letto, lo spolvera, e ci si accorge che quello che ci spaventava erano i suoi occhi, che brillavano nel buio.
Leucy, con Ewan, era riuscita a soddisfare quel bisogno di difesa e di determinazione che aveva sempre avuto e che l'aveva sempre spinta a respingere tutto quello che provava ad avvicinarsi a lei, col celato ed inconscio timore che volesse o potesse cambiarla.
Sin dal primo momento, entrambi avevano trovato un piccolo scopo all'interno della cornice che è la loro vita, che era il fare felice l'altro. E ci riuscivano.
Sin da quella cosa straordinaria che era stata il loro primo bacio, entrambi avevano provato un crescente bisogno e desiderio di dimostrare all'altro qualcosa, che diventava più importante di giorno in giorno. Forse volevano dimostrarlo all'altro, o forse volevano dimostrarlo a sé stessi. Chissà.
Leucy sembrava che si fosse sciolta, da torre di ghiaccio a sorridente laghetto montano. Uno di quei laghi dove ci si ferma volentieri per una sosta, dove si beve avidamente dopo una scalata, o dove ci si fermerebbe intere giornate a guardare i riflessi o i fiori batuffolosi che ci crescono attorno. E certe notti di luna piena viste da sdraiati sui prati che lo circondano sono davvero impareggiabili. E l'acqua ti sorride. Uno specchio d'acqua, come si suol dire.
Infatti Leucy non aveva perso la sua natura. Era fatta così, e non aveva la minima intenzione di cambiare.
Continuava a cercare i confini, i limiti, le differenze, ma, almeno con Ewan, non li usava per fare male, ma per annullarli.
Ewan aveva ancora i suoi problemi, quelli che nessuno sembra vedere ma che straziano moltissime persone, anche se solo poche se ne rendono conto. Come se tutti fossimo spezzati, ma solo pochi se ne accorgessero, passando per caso con le mani sulla ferita.
E Leucy lo cicatrizzò.
Ewan un sera le disse che l'amore tra loro non era l'essere ciechi e non vedere i difetti altrui, ma era anzi vedere tutto, essere consci di tutto il loro essere, ed amarlo nella sua imperfetta completezza, colmando i vuoti che si incontravano. Come due metà scheggiate di cerchio, che si limano a vicenda per collimare alla perfezione. Lasciando una parte sporgente dove l'altro aveva una rientranza, limandosi dove l'altro aveva una sporgenza. Accogliere ed essere accolti.
E trovarono la felicità, almeno per come la intendono loro.
Infatti una sera, passeggiando a caso per una stradina sconosciuta, passarono davanti ad un piccolo fiore giallo ed accadde una cosa strana. Leucy si immobilizzò, pietrificata, mentre tornavano nella sua memoria vecchi fantasmi. Ewan capì all'istante che sarebbe dovuto restare in disparte. Leucy gli lasciò la mano. Questo non accadeva praticamente mai.
Leucy si avvicinò di un paio di passi al fiore. Era un altro, ma in fondo era sempre lo stesso. Era un piccolo fiorellino giallo, perfetto. Lei chiuse gli occhi come aveva visto che faceva ogni tanto Ewan. Inspirò profondamente, raccolse tutti i suoi pensieri ed emozioni, lasciando i sensi liberi di esplorare. Il contatto delle mani lungo i fianchi. Il rumore del suo respiro. Qualche uccellino da qualche parte. Un po' di vento sulla pelle. Il peso del corpo che si scarica lungo la colonna vertebrale, poi sulle ginocchia e sui piedi.
Aprì gli occhi, lucida come non mai. Si chinò sul fiore. Ora sentiva il suo profumo, e pensò che non esisteva niente di più bello.
Allungò una mano dietro di sé, finché non incontrò quella di Ewan. Non si era mai allontanato da lei e lo sapeva.
Sapeva di essere apprezzata per forse la prima volta nella vita, e questo le dava un senso di pace che non sapeva esprimere. Se non con un bacio, forse.
Ewan si chinò al suo fianco, cingendola con un braccio. Si chiedeva cosa la sua amica stesse provando, cosa stesse facendo. Ma sapeva anche che non glielo avrebbe mai chiesto. Certe cose si possono dire solamente di propria spontanea volontà, non possono essere domandate.
A questo proposito c'è da sottolineare una tacita intesa tra i due. Nessuno aveva mai provato il bisogno di domandare all'altro cose come "mi vuoi bene?" "mi ami?" perché le trovavano stupide e superflue. Le parole sono senza senso in cose come quelle, pensavano loro. Si può dire ti amo ed odiare, si può dire ti voglio bene ed essere indifferenti, ma se capisci veramente qualcuno, le parole non servono. Uno sguardo o semplicemente un bacio, un contatto con le mani, un abbraccio, possono dire più di quanto non sia mai stato detto.
E i due si baciarono sul fiore, nel suo profumo, nella sua aria.
Pensarono, durante il viaggio di ritorno dalla passeggiata, che la felicità è forse l'essere apprezzati, saperlo e saperne gioire. Molti sono apprezzati, pochi sanno di esserlo, pochissimi ne sanno gioire, dunque ricercano la felicità in altri modi, forse anche più immediati, ma meno efficaci.
E pensarono che i fiori sono amati, sono apprezzati. Come si potrebbe non amare o gradire un fiore?
Ed ora anche Leucy era amata e sapeva di esserlo.
Ewan un giorno le aveva detto che solamente lei era migliore di sé stessa.
Questo la aveva colpita molto.
E questo la aveva portata all'altezza del fiore. Dei fiori.
Infatti se ogni amato è migliore di sé stesso, tutti gli amati sono allo stesso livello: l' infinito.
O forse sarebbe meglio dire l'indefinito?
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