Io non voglio perdonarti! Assicurami che scomparirai dalla mia vita come l'umidità su un granello di sabbia nel deserto a mezzogiorno!
E non ti permettere di dirmi come fare a vivere, tu sei andata troppo oltre, ti parlo pure se non ci sei più tanto sono incazzato. E TU? Potessi sentirmi, non ascolteresti, potessi vedermi, non guarderesti, potessi capirmi, non capiresti comunque.
Tu sai quanto mi sono assordato per te?
Sai quante macchine ho guardato passare sotto al cavalcavia? Sai quante persone mi hanno visto? Non mi è mai fregato di meno di quelli che mi guardavano. E tutto questo per cosa? Per un po' di vapore in più nel deserto.
Ti parlo al passato, ti parlo da un futuro che per te è oscuro, perché non lo conosci e non conosci me. Credi sia una mia scelta? Credi che ogni mio gesto sia una mia scelta? Sei convinta che il mio dolore sia eterno ed inviolabile? Credi che qualunque cosa io faccia ci sia una cicatrice pronta a riaprirsi e ad innaffiare di una nuova ondata di distruzione la nostra vita? La mia vita, e la tua vita ormai non hanno più niente a che fare.
E questa storia sembra ripetersi quasi fosse un eco distorto di un urlo che non avrei mai voluto sputare. E tu cavalchi questa onda come un ricordo, e infatti non sei più qui.
Io grido perché sono libero, sono felice di esserlo.
Ora, sono felice di essere libero di te.
Quest'urlo vuole essere l'ultimo, vuole essere la perfetta antisimmetria di quell'eco, vuole essere l'urlo che vi si sovrappone e lo spegne. Per sempre. Quest'urlo vaporizzerà tutto ciò che resta dell'odio e della tristezza, della solitudine.
I tuoi occhi non mi dicono più niente, e le parole che mi sussurrarono sono vapore, vapore. E il gelo, oh, anche tutto il gelo è sublimato, la patina che ricopriva ogni cosa è evaporata!
E non mi ferirò più passando la mano sui giunchi, non ci sarà più una scheggia di ghiaccio pronta ad insidiare il mio tentativo di vita, con la crudeltà del tuo odio e della tua alienazione, da quella che un tempo chiamavamo bontà.
È un monologo ad infinite voci, sovrapposizione di molteplici echi che si sono accumulati, come un bambino che ogni giorno corre nel canyon strillando i suoi dolori, donando all'eternità degli echi ciò che un giorno tornerà ad ascoltare. E tornato, rivedrà cresciuto la ferita ritrarsi, perfido incantamento che vorrebbe illuderlo, ma lui, ma lui è libero.
E un dolce cammino verso la liberazione, verso la pacata e timida gioia che precede l'emozione; una piccola e strana bolla di sapone, che scivola lentamente verso l'impressione.
E con un gesto, si sentì libero.
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