Devo calmarmi.
Devo riprendere il controllo.
Ciò che è appena successo mi ha sconvolto, e ora ho bisogno di scrivere. Anzi no, di urlare. Aspettami qui, diario, vado, urlo e torno.
Uff... Ora va un po' meglio. Anzi no, è lo stesso schifo. Mi sono tornati alla mente vari episodi della mia vita che alla luce degli eventi di oggi sono un po' inquietanti.
E forse ho capito perché mi sono sempre firmata Ard Nassac. La pagina è grande e ho spazio per scrivere, dunque preparati. La penna è tagliente, oggi.
Innanzitutto, mi ricordo vagamente un episodio di quando ero molto piccola, avrò avuto si e no sette anni. Un mio amico dell'epoca mi continuava a prendere in giro perché, a detta sua, la mia gonna sembrava "un culo di pavone". Io ero incazzata come un fagiano e glie ne ho gridate dietro di tutti i colori. Per la mia età disponevo di una notevole capacità retorica e, anche se sei libero di non credermi, ricordo di avergli detto proprio queste parole: "Sciemo, pezzente, drogato e puzzolente, sventracocomeri e depilababbuini che non sei altro, smetti di prendere in giro la mia gonna e vai a contare le chiappe di tutti i bambini del cortile."
Le contò tutte, una per una, senza nemmeno usare l'escamotage di contarle a due a due. No, doveva proprio verificare che ogni bimbo in cortile avesse proprio due chiappe. Non si sa mai...
E visto che era scemo, ma precoce, ogni tanto verificava pure.
Purtroppo però era un po' farfallo dunque tastava più che altro creature incompatibili e poco propense ad essere tastate.
Questo però penso che l'avesse fatto di sua iniziativa, il mio era solo un suggerimento.
Ciò che invece ora mi dà più da pensare è che diventò in breve tempo, nonostante la tenera età, un fattone record, nonché un presunto pazzoide, che si aggirava negli orti di notte con un sospetto bisturi. Ricordo che poco tempo dopo fu persino bandito da molti zoo e negozi d'animali. Chissà come mai...
Quando avevo dodici anni, mia zia ebbe la meravigliosa idea di regalarmi un gatto. All'inizio andavamo molto d'accordo, giocavamo come matti. Era schizzatissimo e sembrava una trottola, distruggeva mobili e gomitoli peggio di un tifone, e mangiava come un toro. Forse per quest'ultima ragione, in breve tempo si trasformò in una palla di ciccia. Ogni sera toccava a me toglierlo dal divano e farlo rotolare fino alla sua cuccia. Che fatica...
Un giorno, esasperata dal suo solito quotidiano far nulla, gli dissi pacata "O gatto apatico abulico ed asociale, dovresti essere pieno di sensi di colpa anziché di croccantini, e acchiappare topi anziché dormire."
Nei giorni seguenti, fu un susseguirsi di catastrofi.
Dapprima, il gatto ostentò un comportamento passivo. Stava tutto il giorno in un angolo della stanza, guardando fisso davanti a sé. Non mangiava nemmeno! Solo quando gli somministrammo per via endovenosa una buona porzione di crocchette sciolte nel latte si decise a mangiucchiare qualcosa. Sembrava tornare in vita solo quando vedeva un topo o qualcosa di vagamente simile. Assaltò e ridusse in brandelli una pantofola di mia sorella, ad esempio, solo perché era grigia, pelosa e beh, diciamolo, puzzolente. Col suo piede dentro.
Due giorni dopo fece il suo primo tentativo di acchiappare un topo. Si trovò dopo poco conficcato nel muro, la testa nella tana di un topone grasso e soddisfatto, il deretano al vento. Dovetti scalpellare via un bel pezzo di muro per estrarlo. Alla fine del procedimento, il topone aveva un ingresso degno di una cattedrale topesca.
Il gatto morì dopo due giorni, quando finalmente riuscì ad entrare in una tana di ratti sotto casa, e ne fece indigestione. Lo trovammo grasso e riverso sull'ingresso di casa, con un'espressione vagamente triste sul muso.
Ne fui molto triste all'epoca, ma ora forse so che non di indigestione si trattava, bensì di suicidio tramite ingozzamento da topi vivi, per i troppi sensi di colpa.
Io, Ard Nassac, sono un pericolo pubblico.
In fondo ho sempre desiderato qualcosa di speciale per me, come tutti fanno costantemente, però questa cosa non so se mi piace o meno.
Stamattina ho incontrato il mio solito gruppo di amici. Sai già tutto di loro, ovviamente, però ti devo aggiornare su un paio di cose: Rechicco e Rechecca si sono mollati (per fortuna) e Berto ha scoperto di essere maschio (alla buon'ora). Vorrei solo non l'avesse scoperto grazie alla mia migliore amica, ma questo è un altro discorso.
Comunque, è successa una cosa incredibile. Ti riporto fedelmente le nostre parole.
-IO: Oooooi, ciao a tutti! Come va?
-TUTTI: Benebene, e tu? Io ok, anche se quella caprona ha deciso di piantarmi sul più bello. Benissimo, a parte che devo studiare un botto tra oggi e domani. Io ok, che si fa oggi di bello?
-QUELLA CAPRONA (Ossia Rechecca): Vaffanculo.
-IO: Bene, sono contenta. Poi vi aggiorno su un paio di cosette. Dove si va?
-BERTO: Propongo di andare al 1900, visto che fa freddino.
-QUALCUNO: Quello dove danno sempre le patatine gratis?
-BERTO: Sì, fogna di un ragazzo.
-ALMENO: Beh, almeno lui sa di che posto stiamo parlando, io neanche quello.
-IO: Subito a pensare al cibo a sbafo, sto poveraccio.
(Ridendo e scambiandoci battute arrivammo fino al 1900, piccolo bar a tema molto carino e modesto. Entrammo e ci sedemmo, tutti meno Qualcuno. Era rimasto fuori dalla porta. Qualcun altro andò a cercarlo e ci riferì che sosteneva di non potersi permettere di entrare, era troppo povero e non avrebbe potuto pagare, poi l'avrebbero probabilmente sbattuto fuori appena l'avessero visto. Sbalorditi, dato che era un riccastro ogni tanto anche un po' snobbettoso, mandammo una seconda delegazione a recuperarlo. Andai anche io.)
-NOI: Dai, vieni a sederti! Cosa fai qui fuori, sei impazzito?
-QUALCUNO (Ovvero un certo "Andretto"): No no, vi aspetto qui. Non ho di che pagare... Non vi preoccupate per me.
(Sembrava effettivamente un po' imbarazzato e frustrato.)
- SEMPRE LUI: Davvero, non importa... Ci sono abituato, non è un problema per me.
- IO: Ma sei fuori? Ma se hai più soldi di tutti noi messi assieme! Cosa stai dicendo?
- ANDRETTO: Caspita. Hai proprio ragione. Corbezzoli. Ok, ora arrivo. Acciderbolina.
(Sollevò lo sguardo nuovamente fiero e un po' sprezzante, ed entrò sotto i nostri sguardi disorientati.)
Fu in quel momento che capii. Io l'avevo chiamato poveraccio, per scherzare, e poi gli avevo detto che era ricco. Avevo, con quella seconda frase, riparato a quanto avevo detto prima!
Capisci, diario? E non è stata l'unica cosa di quel giorno.
Ho fatto un esperimento, subito dopo.
È arrivata la cameriera a prendere le ordinazioni e io le ho subito detto: "Oggi ci sono cioccolate gratis per tutti i ragazzi al di sotto dei diciassette anni. L'ho letto sul cartello all'ingresso. O sbaglio?"
La cameriera, con sguardo tranquillo e un po' stanco per via del lavoro, rispose subito e con convinzione "No no non ti sbagli! Quante cioccolate?"
Non c'era nessun cartello, ed io lo sapevo bene. Anche i miei amici lo sapevano e mi guardarono interrogativi, ma alzarono le mani.
Anche io alzai la mano.
Lasciai i soldi della mia cioccolata nella tazzina.
Mi sentivo in colpa. Che cosa stavo facendo? Era giusto?
Sentivo un profondo senso di inquietudine. Lo sento anche ora. Ho il diritto di sfruttare questa strana capacità?
Subito dopo aver salutato i miei amici ho capito che mi sarei fatta vedere da uno psicologo. Due giorni dopo ci andai. Cioé questa mattina. Sala d'attesa. Esperimento numero due.
C'erano cinque persone in sala d'attesa.
La prima era una donna sui cinquanta, che era tormentata da un tremendo senso di colpa per aver scacciato suo figlio di casa dopo che questi aveva "cominciato a credere di essere Bob Marley".
Le dissi che lei non aveva nessun senso di colpa ed aveva soltanto tanta voglia di farsi una vacanza al Polo Sud. Mi disse che avevo senz'altro ragione. Abbandonò l'espressione gravosa e triste di prima e corse fuori stracciando il biglietto della sua prenotazione.
La seconda persona era un caso grave: un uomo sui trenta che era fermamente convinto di poter volare, da quando, nel 1996, era caduto da una scogliera di seicento metri senza farsi nulla.
Io gli dissi che no, non poteva volare, però era un gran bel tocco di figliolo e avrebbe dovuto, anziché continuare a provare a gettarsi dai posti più impensabili, trovarsi una moglie gnocca e ricca e spaiolare più figli di Luigi 14.
Uscì balzellando, con un'espressione da bonobo. Avevo creato un mostro?
La terza persona era un bimbo di sette anni, con le mani completamente distrutte. A quanto mi disse, non poteva trattenersi dallo sculacciare tutte le persone con i calzini rossi. Prima di parlarmi infatti mi chiese di mostrare i miei. Erano azzurri.
Gli dissi che lui adorava i calzini rossi, e che avrebbe fatto di tutto per diventare amico di ogni persona coi calzini rossi o azzurri. Improvvisamente diventò amichevole e mi disse che mi voleva bene e che mi avrebbe adottato come sorella. Dissi a sua mamma che non aveva bisogno di andare dallo strizzacervelli, e lei se lo portò via subito incazzata con lo psicologo.
Le altre due persone furono liquidate allo stesso modo.
Lo psicologo uscì, salutando una vecchietta schizofrenica, e si stupì che ci fossi solo io.
Sfoderai il mio sguardo più innocente.
Ma non c'è nessun altro prima di te, ragazzina?
No.
Già. Entra pure!
È stato tra i colloqui più divertenti della mia vita. Continuavo a farlo contraddire e a fargli credere ciò che volevo. Mi sa che sarebbe uscito da quella giornata più complessato dei suoi clienti, se non lo avessi prima rimesso a posto.
Capisci il mio problema?
È giusto ciò che faccio io?
Potrei guarire le persone! Potrei abbattere regimi e governi facendo credere di essere galline a tutte le persone che più odio! Potrei dire ai miei nemici che sono delle persone simpatiche affabili modeste sincere e buone, e loro lo sarebbero!
Ma in questo modo sarebbero qualcosa che non sarebbero se io non dicessi loro che lo sono. E questo è giusto?
Mi piacerebbe che qualcuno lo facesse con me?
Se io dicessi a qualcuno che è felice? Lui sarebbe felice. O crederebbe solo di esserlo?
E cos'è la convinzione? Credere di essere qualcosa basta per esserlo?
Ora, diario, ti spiego cosa farò.
Mi piazzerò davanti allo specchio e pronuncerò queste parole. "Io mi sono svegliata due minuti fa, oggi ho dormito tutto il giorno. Ho fatto dei bei sogni. Io non tengo un diario, il libro che c'è davanti a me è solo un ricordo che metterò nell'armadio e di cui mi dimenticherò. Io non ho nessuna capacità soprannaturale. Io non posso convincere le persone di qualcosa semplicemente dicendolo."
Beh. Addio, mio diario.
Magari un giorno tornerò a leggerti. Chissà se avrò voglia di annullare il mio incantesimo.
E chissà se potrò farlo.
domenica 10 gennaio 2010
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