Nel Boscodinverno, regno dei Lupi e dei Lupignoli, oltre che di numerose sottotribù, vivevano molte e rare creature. Si trattava sia di impavidi avventurieri che avevano osato addentrarsi nel Boscodinverno e non ne erano più usciti, che di terrorizzati e sprovveduti coloni.
La maggior parte delle colonie era stata fondata quando il Re di Porcellana, la città dei porci, aveva deciso di imporre una tassa sul codino a turacciolo. Moltissime bestie si amputarono il barbiglio, altre se lo mangiarono, altri lo spacciarono per fucile, ma alcuni emigrarono, non volendo perdere la loro dignità di liberi porcelli.
Il Caporcello, così si chiamava il Re, provò ad avvisarli che nel bosco c'erano soltanto quei maledetti lupastri, ma loro non vollero ascoltarlo e si misero in viaggio.
Furono accolti trionfalmente dagli indigeni della foresta, creature alte e pelose, con occhi gentili e accomodanti, con grandi festeggiamenti, seguiti da un banchetto. I porcelli parteciparono al festeggiamento comodamente sdraiati su larghi vassoi da portata, sorretti da alcuni indigeni.
I porcelli si sentivano sempre più a loro agio e decisero che non se ne sarebbero mai andati di lì, neppure se alcuni indigeni cominciavano a fare apprezzamenti piuttosto spinti sulla morbidezza delle loro carni e sul profumo dei loro sederini suini.
Quando furono pronti i fuochi per cuocere abbondante zuppa di lenticchie, come gli indigeni avevano promesso, i porcelli non trovarono niente di male nel sedersi accanto al fuoco...
Nè si preoccuparono quando videro i pelosi ed ospitali amici affilare i coltelli ed ingoiare numerose pastiglie di digestivo.
Che bestie deliziose.
Soltanto pochi si salvarono. Più precisamente, si trattava di tre porcelle.
La prima porcella era Dora, ragazzina giovane ed agile, snella malgrado tutto e molto furba. Si dice che fosse tanto furba da usare il codino per scassinare le serrature o, all'occorrenza, le cinture di castità.
Lucilla, la seconda porcella, era un po' frivola ed acida, però era gnocca. Si dice che fosse tanto sexy da usare il codino per far arrapare le mosche, e convincerle così ad obbedirle e, ad esempio, pulirle le orecchie o distrarre pretendenti puzzolenti.
La terza porcella era la più forte del reame. Era robusta e muscolosa, aveva qualche peletto di troppo ma compensava con delle gambe da pesista. Si dice che fosse tanto forte da usare il codinzolo a turacciolo per abbattere gli alberi, quando faceva la boscaiola, o come trapano, quando faceva il fabbro. Si chiamava Bruno.
Ecco come andarono le cose: Lucilla era con gli altri porci comodi seduta attorno al fuoco. Le sue chiappe suine erano adagiate con leggiadra maestria al terreno, dove numerose formiche credevano di aver finalmente trovato il paradiso degli insetti. Videro un etereo codino rosignolo abbassarsi fino al prato. Stairway To Heaven. Un dolce profumino di materiale organico appena mitigato da una splendida fragranza di rose e sterco colorava l'aria.
Uno degli indigeni, che a questo punto avrete capito essere lupi, si avvicinò incuriosito dalla truppa di insetti che risaliva un così pregevole fondoschiena.
Proprio in quel momento gli altri Lupindigeni stavano estraendo i coltelli, e si stavano disponendo attorno al cerchio di porci comodi per non lasciare loro via di scampo. Dora, che era sempre vigile, notò che i coltelli erano un po' troppo affilati, gli indigeni un po' troppo pelosi e famelici, e loro un po' troppo rilassati. Così sussurrò alla sua migliore amica Bruno, che le stava sporcellata di fianco - Ehi Bruno, siamo nella merda. -
La porcella s'illuminò.
- Davvero? Splendido! -
- No, non hai capito: siamo nei cazzi. -
Bruno, che nonostante la forza bruta e il nome fuorviante, era dopotutto una porcella, rispose:
- Strepitoso! Sono tutta un fuoco! -
- Ci vogliono mangiare, porco mondo. -
A quel punto Bruno capì, e in ordine compì le seguenti azioni:
1) S'alzò.
2) S'incazzò.
3) Piantò per terra un Lupindigeno trasformandolo in un Lupalo.
4) Ruppe le braccia ad un altro, facendolo divenire un Lupinguino.
4) Ruppe i gioielli del Luporno, trasformandolo in un Lupoco.
5) Scappò tirando Dora per un braccio e Lucilla per la codilla.
La Storia ci tramanda che, una volta scappate da quel luogo maledetto, le tre Porcelline vagarono per la foresta per tre giorni e cinque notti, non si sa come.
Dopodiché si fermarono, in un luogo scelto da Dora, e costruirono un magnifico porcile con gli alberi abbattuti da Bruno, mentre Lucilla si pettinava i peli del naso. Beh, non era proprio un albergo a quattro stalle, però erano porci sì comodi, ma anche adattabili. Dunque, felici e contente, si stabilirono lì.
Dopo appena due giorni, conobbero la Cerbottana, tenera cerbiatta che presto si rivelò per quanto era davvero: una strega di cuori, una ladra di natiche sode, un'incantatrice di pettorali e un'ammaliatrice di pacchi bomba.
Tuttavia, altri vicini poco discreti fecero presto capire alle tre porcelline che non era una bestia molto affidabile, quella cerbiattina occhidolci: era disposta a tutto, perfino a farsi lupare dai Lupi, tanto da essersi meritata il nomignolo di Allupata.
Si mormorava che perfino il Grande Lupo, entità superiore nonché semidio di basso orango ma pur sempre semidio, fosse giunto nel Boscodinverno sotto le mentite spoglie di un cervo spogliarellista pur di farsi la Cerbottana di cui tanto aveva sentito parlare dai suoi devoti.
- Eh, si, sarò anche un Dio, però ho dei doveri verso la mia gente e dovevo assicurarmi dell'identità di quella creatura che turba e conturba e deturba e altro turba gli animi dei miei fedeli... Sì insomma, dovevo essere proprio sicuro che non si trattasse di una spia dei Porci... Beh, uno sporco e porco lavoro ma qualcuno lo deve pur fare... Eh si beh dai insomma... Ci siamo capiti. - E scomparve imbarazzato.
Purtroppo i Lupi erano decisi a vendicarsi su quelle tre Porcelle che avevano osato sfidare la loro accoglienza e il loro festino, e per giunta avevano pinguinizzato, palizzato e depallizzato due loro affiliati. Dunque assoldarono il più celebre cacciatore di porcelle di Boscodinverno: il temuto, il brutto, il cattivo, il dispettoso Lupervertito.
Costui era stato una volta un Luporno, però era stato radiato dal loro albo per via di un sospetto tradimento cornificatore con una sacerdotessa delle Luparrapate. Quei due erano riusciti in una sola notte a dissacrare un tempio, due statue sacre, otto sacerdotesse e perfino una colonna dorica.
La notizia che il Lupervertito era stato mobilitato giunse fino alle orecchie indiscrete di un criceto, che squittì il pettegolezzo a un pettirosso, che pettirossò il messaggio ad un'alce, che fu mangiato da un orso grigio dopo avergli detto di dire alla maga Gragnoma di ciò che stava succedendo.
La maga Gragnoma era una vera peste. Da piccola aveva cercato in tutti i modi di ottenere una regolare licenza da fattucchiera, ma aveva erroneamente trasformato in arachidi la metà dei membri della giuria, ed era stata espulsa, svergognata e trasformata in vecchietta.
Dunque ora aveva centotrent'anni, due denti e poche cose da fare, a parte sperimentare i propri poteri inutili e rompere le palle al prossimo.
La Gragnoma, appena seppe dell'intrigo, decise di farsi quattro risate.
Le tre porcelline stavano pacificamente porcellando davanti al loro porcellaio, quando videro avvicinarsi lentamente una vecchietta. Aveva una lunga pelliccia grigia ed un bastone da cui pendevano unghie, denti e biglietti del treno.
Si scambiarono l'usuale saluto dei non-Lupi.
- Cane d'un lupo! -
- Mondo porco! -
- Buongiorno, o simpatica vecchierella, cosa fate tutta sola in questa foresta cupa? -
- Buongiorno. Sto cercando le tre porcelline Dora, Lucilla e Bruno. -
- Siamo noi! E per quale ragione ci cercavate, madama? -
- Il Lupervertito è in marcia. -
E spiegò loro tutto.
Prepararono le cose per bene.
Il piano era questo: il Lupervertito arrivava, la Lucilla lo seduceva, Bruno lo inchiumava e Dora coordinava. Gragnoma invece rideva.
Ma le cose andarono diversamente.
Il Lupervertito arrivò, in un bel pomeriggio soleggiato e calmo.
- Su, Porcelle, non costringetemi a soffiare via il vostro letamaio, non voglio fertilizzare metà Boscodinverno... Uscite e fatevi assaggiare... -
Bruno, con Lucilla su un braccio in posa seducente e Dora in testa che le diceva dove andare, si scagliò verso il peloso essere. Questi già si preparava a combattere quando Gragnoma si attivò e mise in pratica quello che era sempre stato il suo piano.
Con un colpo di bastone paralizzò tutti e quattro i malcapitati, che rimasero come congelati dove si trovavano.
- Benissimo, ora vi dirò cosa fare. Io comando, voi obbedite, tanto per mettere le cose in chiaro. Regola numero uno, nessuno può uscire dal proprio cerchio. -
E tracciò due cerchi delle stesse dimensioni a circa tre metri di distanza l'uno dall'altro.
- Regola numero due: gli unici colpi ammessi sono la barzelletta e la rima offensiva. Regola numero tre: vince chi riesce a far uscire l'avversario dal proprio cerchio. -
Sporcellò le tre porcelle nel loro cerchio e sollevò l'incantesimo, poi fece lo stesso col lupo.
I quattro si guardarono per un attimo furiosi e determinati, poi la sfida cominciò.
Il Lupervertito partì in quarta con un affondo di barza: - Il colmo per una Mucca Supersonica? Andare alla velocità del suino. -
Dora la trovò di cattivo gusto.
Bruno non la capì.
Lucilla rise e per poco non cadde dalle spalle di Bruno, ma si tenne.
Dora sparò il suo colpo basso: -
O lupo, falso Luporno,
bruco strisciante nel Boscodinverno,
dal porcospino alla chierichetta
s'è fatto ogni ramo, cespuglio e vecchietta. -
Il Lupervertito arrossì e, alle ultime parole, anche Gragnoma. Ma la sua pazienza era incrollabile.
Ribatté con un colpo basso: - La ricchezza della nazione dei maiali è misurabile tramite il Prodotto Interno Lardo. -
Dora scoppiò a ridere, maledicendo la propria ilarità, come anche Lucilla. Fortunatamente Bruno si stava grattando luoghi tabù e trattenne le altre due dallo svenimento.
Fu il turno di Bruno di rispondere:
- Una volta ho conosciuto un dentista che raccontava delle favole strepitose: avevano tutte una molare. Era un tipo molto incisivo, da questo punto di vista -
Non la capì nemmeno lei, ma il Lupervertito scoppiò a ridere, facendo un passo indietro e ribattendo:
- O porcello e gran suino
sei tu maschio o donnicciuola?
Scommetto che hai il pistolino
sotto quella falsa aiuola! -
Puntando sulla basilare stupidità di Bruno, il Lupervertito capì subito di aver colpito nel segno. La porcellona infatti s'imporcellò non poco, e ci volle tutto il supporto morale di Dora e buona parte del sedere di Lucilla per impedirle di uscire dal cerchio.
Dora capì che avevano i minuti contati e disse:
- Ma se io mi nutro e tu ti nutri, perché Frank Si Natra? -
Il lupo cadde a terra, boccheggiando, fuori dal cerchio.
La maga, ridendo come una maga pazza, scomparve in una nube di fumo mistico varietà indica, e non si fece più rivedere.
Le tre Porcelline tornarono alla loro stalla, e vissero felici e puzzolenti per tutto il resto del loro girovita.
The End.
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