Se l'unica forma di (pseudo)altruismo si fonda sul possibile contributo dell'altro alla fortuna del nostro patrimonio genetico, come nel caso del legame di sangue [kinship] o nel caso di partner sessuali.
Questo dipende dal fatto che per un tempo sufficientemente lungo ci siamo evoluti in modo tale che la razionalità della nostra evoluzione si accorgesse che così facendo i nostri geni avevano maggiore possibilità di trasmettersi. Cfr. Dunbar. La forza del legame di sangue che sottende il legame sociale è questa: la reciprocità fiduciosa e altruistica riposta nei confronti del consanguineo. Favorendo noi, favorirà i suoi geni, e viceversa noi con lui. Il tutto, con relativamente poco sforzo dal punto di vista del tempo sociale.
Spostiamoci al piano nazionale. Semplificazione: ogni nazione è una decina di individui, che perlopiù vanno per endogamia, ma ogni tanto si scambiano fluidi per via internazionale. Al di là del fatto che anche questi pochi scambi (fuor di semplificazione la pochezza è puramente relativa) bastano e avanzano, assieme all'origine comune, a rendere le differenze genetiche tra le nazioni pressoché insignificanti da ogni punto di vista razziale o specifico, resta il fatto che differenze sottili, reali o percepite (comunque culturali), hanno comunque un peso sostanziale. Pensa al gioco facile dei vari nazionalismi.
Con questo parallelismo, intendo dire che su questa scala è una possibilità interpretativa il dire che il piano dei "consanguinei" si è spostato al piano dei connazionali. Tuttavia la storia evolutiva, in questi termini, assume tutt'altre scale temporali. Non sono passate abbastanza generazioni affinché la selezione naturale abbia selezionato per un tratto culturale "altruistico" influente quanto al livello familiare. Se una Terra ipotetica avesse sei continenti ben divisi e tra cui si comunica di rado, questo tipo di situazione culturale sarebbe, da questo punto di vista, decisamente più rilevante. Tua nazione tua famiglia, verso cui si può essere generosi perché dare a loro significa contribuire al successo (genetico-culturale) di tutti.
Spostiamoci al piano intergalattico. Semplificazione: ogni pianeta è un individuo. Stessa scena. Situazione ipotetica: ci sono nove pianeti oltre alla Terra, abitati da umani trasferitisi lì ormai da miliardi di anni ma ancora sessualmente compatibili tra loro. È sensato supporre, ragionando nell'ottica di cui finora, che all'interno di ogni singolo pianeta gli individui si considerino tra loro come, se non imparentati, di certo più vicini-simili-consanguinei tra loro di quanto non lo siano con gli umani che ora abitano una luna di HRC-2377.
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Non che questo sia il modo corretto in cui un'etica dovrebbe funzionare. Questo sarebbe l'esito evolutivamente motivato oltre cui cui la nostra generosità può spingersi. Più una constatazione interpretativa che non uno spunto normativo.
Premessa fattuale amara, sono più generoso con mia sorella di quanto non lo sia con un qualunque abitante di Rimini. E, probabilmente, molti di noi sono più bendisposti alla generosità con un qualunque abitante di Rimini che non con un aborigeno australiano o un marziano.
Non voglio nemmeno dire che queste "tendenze" non possano (o vadano) invertite. Anzi, di fatto quelli tra noi che hanno basi etiche un minimo strutturate sanno che devono trattenersi dall'essere prevenuti nei confronti dell'immigrato e che costui ha tanto diritto a un euro per telefonare di quanto ne abbia l'abitante di rimini o mia sorella. Ma suggerisco che queste tendenze siano motivate dal fatto che non ancora, sia per questioni di tempo evolutivo che per questioni di integrazione culturale, siamo portati a comportarci in un dato modo.
Vale chiaramente anche il converso: la mia teoria etica è che gli uguali vanno trattati ugualmente. E, per gli aspetti moralmente significanti a scala familiare, è ovvio che i miei fratelli sono "più uguali" di quelli che non lo sono. Per gli aspetti moralmente significanti a scala nazionale, la distinzione sorella-abitante di Rimini salta. Ed è sufficiente sostituire al criterio del "ciò che propaga meglio i miei geni" una considerazione su scala globale del tipo "ciò che ottimizza la sopravvivenza della specie umana" o forse, perfino "ciò che ottimizza la vitalità (in qualsivoglia termine: biodiversità, ricchezza, durata nel tempo) della biosfera". Questa sostituzione non è facile, e non è spontanea. È artificiale e artificiosa, e richiede sforzo cosciente e mirato, proprio perché le resistenze presenti sono forti, e sono dovute al carattere evolutivo delle motivazioni della moralità. Chissà se è possibile.
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