In un primo periodo della sua breve vita, Jomai Gilberto Calambredi finse di essere un bagnino. In fasi successive si finse medico, autista di autobus e s'improvvisò perfino insegnante di arte. All'epoca della piscina faceva una vita tranquilla e regolare, fatta dei soliti espedienti, della casa in affitto, qualche furtarello qui e là, sufficientemente robusto da assicurare la cena ma anche abbastanza piccolo da far tacere ogni eventuale coscienza. La sua lamentela più frequente, rivolta non a persone bensì a muri, marciapiedi e avventori sconosciuti del comune banchetto dell'aria, riguardava il troppo silenzio. Quanti lo sentivano in genere non lo stavano ad ascoltare, ma le reazioni più immediate, cascate elettriche direttamente dall'amigdala, lo avrebbero volentieri incoraggiato a togliersi dalle orecchie le cuffie, per rendersi conto del consistente rumore cittadino che faceva da sottofondo ad ogni ora del giorno e della notte. In effetti le cuffie erano una delle poche cose che non si toglieva mai. Aveva una playlist di millecentosei canzoni, per un totale di quattro giorni e mezzo di musica. Poi ricominciava tutto da capo. La cosa non lo turbava, anzi gli consentiva di trovare una particolare regolarità, un suo ritmo, che sovrapponeva a mesi e settimane intervallando nuovamente e ridisponendo divisioni inventate da persone distanti e imposte al tempo in modo, ai suoi occhi, arbitrario. Non tardarono ad essere inventate apposite festività e occorrenze, che pur mancando di serietà sufficiente per essere usate ad alta voce, venivano seguite dal loro unico inventore con uno scrupolo prossimo allo zelo. Fu ciò, probabilmente, a provocare il suo licenziamento. Ne fu sinceramente triste. I clienti fissi della piscina erano un centinaio di persone, più o meno giovani, e ad alcuni di loro si era affezionato in modo particolare.
In ben tre mesi di lavoro non aveva dovuto compiere che due salvataggi. Il primo, un bambino alla sua prima esperienza che, alto un metro e dieci, stava riuscendo miracolosamente ad annegare nella fascia in cui l'acqua raggiungeva la sbalorditiva profondità di un metro. Il secondo, quando una vecchina ebbe un crampo a metà vasca e dovette essere trainata per la lunghezza restante della prima corsia.
La fortuna volle che Jomai in entrambi i casi se la cavasse camminando nell'acqua e strisciando a bordo vasca, cosa che, non sapendo lui nuotare, gli salvò d'un colpo lavoro e vita.
Layra Chim era una donnina che proveniva da un qualche strano posto dal nome impronunciabile, nascosto, a detta di lei, tra le colline nell'Est del Sud dell'Asia del Nord. Nuotava in modo un po' scoordinato, ma nel suo disastro di gambe e braccia Jomai vedeva un metodo. Leggermente scoliotica, tendeva a dare bracciate troppo lunghe inarcando la sua schiena pallida oltremodo. Tendeva a destra. Lavorava al banco della frutta in un mercatino del suo paese, e ogni tanto veniva in Europa a trovare i figli. Nel corso di due mesi dilapidò in un'acqua azzurra come lei non aveva mai visto la favolosa somma di sessantasei euro, che per lei però erano circa ottocentoventunmila unità della sua totalmente ignota valuta d'origine. Jomai, senza chiaramente saperne nulla di nuoto, commentava e mimava i suoi movimenti, sforzandosi di fare del suo meglio, a distanza, per mantenere a galla la piccola asiatica.
Marta Cisenei invece era una grossa tardona bolognese che viveva nei dintorni della piscina da qualche anno, e cercava invano di sciogliere nell'acqua anni ed anni di fritture e bomboloni. Sovente, dietro le sue zampette si apriva una scia da traghetto traversata da numerose macchie d'unto policromo. Al che Jomai solitamente commentava: mangiato pesante ieri a cena, vero? Lei rispondeva, no, questa è la colazione. La prima volta che vide lei entrare nell'acqua, e l'acqua, in tutta protesta, uscire, si rese conto che con lei non avrebbe potuto funzionare. L'etichettò come "non zompabile" e passò oltre.
Con Pomezia Giranda Chevelli sperimentò la tecnica che sarebbe poi passata alla storia col nome di "trucco del fischietto". Una volta raffinata, questa si rivelò anche piuttosto utile con le asiatiche. Perfino Layra Chim ebbe una dimostrazione della sua palese potenza persuasiva.
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