domenica 7 dicembre 2008

I Confini

Mi stupisce sempre la labilità dei confini. Sono invisibili, sono ideali, intangibili, eppure ci sono. Sono incerti, indeterminati, ma sempre affascinanti. Devono esserci. Altrimenti tutto sarebbe una cosa sola.
Ma cosa sono i confini? Qual è quella piccolezza che determina e definisce il confine tra due cose o due concetti?

La bambina avanza di due passi, indecisa se proseguire o meno, lo sguardo concentrato sul contrasto tra le sue scarpe bianche e il fango su cui cammina, che a tratti contamina e sfrangia il candore.

Il confine tra bene e male, tra giusto e sbagliato... Il confine tra me e il mondo... Quel confine tra me e lui, che si assottiglia ogni giorno che passa, quando le parole acquistano potere e significato in base a molti altri fattori oltre al semplice suono...
Il confine tra opinione e realtà, tra opinione e giustizia... Cos'è la giustizia? Cos'è l'opinione? Cos'è la REALTÀ?
Cos'è un confine?

Ti accorgi che esistono i confini quando vedi le cose cambiare e non puoi più chiamarle con lo stesso nome... Ti accorgi che non esistono quando capisci che il cambiamento ti permette di diventare qualcos'altro pur rimanendo sempre lo stesso.
Capisci che ci sono cose che trapassano i confini. Capisci che ci sono cose che li sfumano ed altre che invece li rafforzano.
Ci sono forse confini invalicabili, muri solidi in cui è impossibile far breccia. Io non sarò mai te ad esempio. Il confine tra me e una biglia di ferro è evidente. Ma in fondo siamo entrambi fatti di atomi. Dunque il confine non è poi così evidente se si guarda il piccolo... Siamo tutti grandi ammassi di piccoli bigolini rotanti...

La bambina, sempre persa nei suoi pensieri, si chiede adesso qual è il confine tra vita e morte, rispondendosi che da morti il cuore non batte più. Pure se il corpo è uguale, almeno finché non viene ridotto alle solite unità primarie dall'azione di tanti piccoli animaletti, la mente cessa di esistere. Dunque siamo sempre noi o no? E quando pure il corpo cessa di poter essere definito tale, siamo sempre noi? E se siamo noi, dove siamo? Chi siamo? Cosa siamo?

Forse una volta morti non esistiamo più, o forse esistiamo sempre sotto forma di ricordi. Abbiamo lasciato la nostra impronta e ce ne siamo andati. Tutto qui. Tutto qui?
Ed il confine tra utile ed inutile? Utile per chi? Per cosa?
Perché sto scrivendo? Risposta: per pensare, e per far pensare...
Perché pensare? Risposta: perché è solo così che ci miglioriamo...
Perché migliorare? Risposta: perché il migliorare, in un ottica evoluzionistica, ci porta ad avere maggiori chance di sopravvivenza e dunque di assicurare il futuro della nostra specie, dandoci un vantaggio (ormai irrecuperabile) nei confronti delle altre.
Perché mai cercare di sopravvivere? Risposta: boh...

La bambina adesso si chiede come mai esiste l'istinto di sopravvivenza. Forse per via di una semplice ragione: chi non ce l'ha, muore. Dunque sono sopravvissuti solo gli esseri dotati d'istinto di sopravvivenza, e per un ovvia selezione naturale, ora esistono solo quelli.
Ma qual è il fine della sopravvivenza? Perpetuare la specie...
E perché perpetuare la specie?

La bambina adesso pensa che ha trovato un confine. Quello tra utilità ed inutilità. È inutile dal punto di vista prettamente materiale fare questi ragionamenti, perché non portano da nessuna parte se non da un'altra domanda. Un'altra domanda che porta ad un'altra domanda.
Dietro ad una risposta c'è sempre una domanda senza risposta.

Ed il confine tra conoscenza od ignoranza di una risposta? Non lo so. Dunque ecco il confine.

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