venerdì 5 dicembre 2008

Morgan

Le due e ventitré minuti.
Il Senzanome apre gli occhi.

Quanta luce... Era tutto buio lì dentro... Ed ora tutta questa luce...
Ma che stranezza. A però ma che freddo qui fuori... Ma non potevano lasciarmi al calduccio? Ed invece no... Almeno lasciatemi in braccio a lei... Si si così va meglio.
Morgan... Un nome? Mm si mi piace...

Morgan batte le palpebre.

Oo già così si sta bene... Nella mia copertina, con qualcosa da mangiare...
Ed ora? Tutti che mi guardano... Manco fossi un extraterrestre. Ho le antenne forse? No. E allora?
Morgan... Morgan... MORGAN!
E come dovrei chiamarmi? Mi chiamo come mi ha chiamato mia mamma! Ci trovi qualcosa di strano? E no non sono proprio felice adesso... Con tutti voi che mi rompete.
Ma come mai non capite? Stupidi grandoni... Vi credete chissà chi ma non capite. Non capite nemmeno la mia voce... Ed io con chi parlo allora?

Morgan batte le palpebre.

Aa ma mi sentite allora! Spero di averti rotto un timpano. Non so chi sei ma hai il naso di mia mamma dunque sospetto che tu sia un uomo raffreddato ed un parente. Ma non mi capisci comunque...
E questa chi sarebbe? Ah già è mia madre... Ooo ma che sguardo tenero che hai... O ma per favore non stringermi così che tanto non mi farai tacere. Non provare a zittirmi o ricomincio ad urlare.

Morgan batte le palpebre.

Perché nessuno mi capisce?
E che avete tutti quanti da sembrare così delusi? Vi aspettavate forse una tenera mammola da accarezzare e fare giochicchiare con i vostri sonaglietti da vitelloni? Ed invece no. Parlo.
Ma tanto non capite niente.
E allora io parlo più forte, razza di rimbambiti. Siete la mia famiglia ma non capite niente lo stesso...
Come mi sento solo...

Morgan chiude gli occhi.
Li riapre ma tutto è sempre lo stesso...

Ed ora? Mi portano via, mi lavano, mi strizzano ed asciugano... Massì che facciano quello che vogliono del mio corpo... Se ne approfittano perché non posso parlare e non posso ribellarmi... Altrimenti vedi un po' chi verrebbe appeso per i piedi e sbatacchiato di qui e di lì come un pesciolone...

Morgan batte le palpebre.

Adesso che ho un nome cosa sono? Sono forse una persona? Pronto a diventare sordo come loro? Si cara è inutile che mi guardi così... Ci sarà una ragione per cui ti parlo... Ma non capisco se non capisci o non ascolti. O forse nessuno qui si aspettava che io parlassi. O che io pensassi.
Mah...
Fatto sta che parlo! E voi dovrete ascoltarmi.
Perché sono qui?
Che state facendo di me?
Mi insegnerete a vivere?
Mi insegnerete ad amare la mia vita?
Mi insegnerete che è bello figliare e sputare fuori tanti bei fagottini piagnucolanti?
Mi insegnerete ad imparare, per diventare un bel giorno qualcuno. E chi mai? Boh... E perché? Boh...

Morgan batte le palpebre perplesso...

Capirete che è difficile volervi bene... Ma in fondo voi lo fate perché a vostra volta siete stati educati così... Ma io mi prometto adesso, qui, che resisterò e conserverò il mio io attuale fino alla maturità, e che quando sarà il mio turno, non sorriderò. Ma dirò "Ecco il prossimo. A te il testimone, per questa corsa senza un traguardo."

Morgan, finalmente capito cosa sarà della sua vita, chiude gli occhi per la settima volta nella sua vita. Già gli lacrimano e gli fanno male.
Li riapre, ma tutto è sempre lo stesso.

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