La notte Leucy spesso faceva fatica ad addormentarsi, nonostante andasse sempre a dormire ad un'ora abbastanza tarda.
Si girava nel letto, accarezzando le coperte e pensando. Ultimamente i suoi sogni vertevano al fiore violetto che tanto l'aveva sconvolta poco tempo prima... Erano gli incubi.
Ma quella notte Leucy sognò una cosa un po' diversa: rivisse alla perfezione l'attimo in cui aveva visto il fiore moltiplicato dal fiocco di neve, istante per istante. Ma con una coscienza strana e superiore, quasi avesse il completo controllo della situazione. E vide una cosa che la turbò. Il fiocco di neve mostrò in un caleidoscopio dapprima la faccia del ragazzo con cui aveva parlato il giorno prima, e poi il foglio che aveva visto alla finestra.
Si girò nel letto con violenza e cadde dal materasso.
Si svegliò dolorante e con impressa a fuoco in mente l'immagine caleidoscopica del foglio alla finestra. Quelle lettere erano ora disposte in un modo che la incuriosiva. Scrisse su di un foglietto le parole che ricordava. Si vis, Rapta colE cras, ubi idem.
Per quel poco che conosceva il latino, fu sicura di notare qualche errore, ma non vi badò. Afferrò il dizionario e tradusse quel che poteva. Se vuoi, cogli le cose rubate domani, dove stesso. Poi ricordò che ubi aveva anche significato di tempo. Dunque stessa ora e stesso luogo. Ma era sicura che fossero per lei quelle parole?
E perché quella E era maiuscola? E la R? Rapta colE...
Il caleidoscopio rigirò in modi strani quelle lettere... Rapta colE... Cleopatra.
CLEOPATRA! Quella parola e quelle lettere le entrarono in testa da qualche porta secondaria e si presentarono direttamente al capoufficio senza passare dalla segreteria. Rimase pietrificata per almeno cinque minuti a ripensare al cartello ed alla mano che lo teneva premuto sul vetro. Pensò anche al ragazzo che tanto la turbava. Mancavano pochi minuti a mezzanotte, poi sarebbe stato Domenica. Aveva tutto il diritto di dormire ed anche una gran voglia di farlo, ma la curiosità la tormentava e sapeva che non avrebbe potuto dormire in quelle condizioni.
Cleopatra... Ma perché proprio quel nome? Quella persona? Cosa centrava Cleopatra in tutta quella faccenda?
E la Domenica giunse velocemente. Stesso posto e stessa ora. Si riferiva forse all'ingresso del liceo?
Leucy si chinò a raccogliere il biglietto del ragazzo che giaceva per terra tutto appallottolato e stropicciato, dopo che, una volta tornata da scuola, lei l'aveva lasciato cadere sovrappensiero.
Il peso dell'irrazionalità delle parole del ragazzo la schiacciava ancora.
Nel frattempo Ewan dormiva pacifico ma, senza sapere perché, sognò di una violetta. Era un sogno strano, un misto di tristezza e felicità, come se quel fiore fosse tanto bello quanto intangibile.
Lo stesso fiore che la mattina dopo attendeva ancora Leucy sulla solita stradina. Aveva ripreso a nevicare, durante la notte, e l'aria era pervasa ancora dall'atmosfera sognante di quella fatidica mattina. Il fiore era lì che l'aspettava.
Non ancora interamente coperto dalla neve, un petalo la salutava sbucando da sotto qualche fiocco. Leucy vide che sarebbe bastata ancora poca neve per seppellirlo completamente. Guardandolo intensamente, comprese ancora una volta che quel fiore la feriva. Non era pronta per sconfiggerlo, e non voleva sfidarlo ancora una volta.
Dunque prese un pezzo di legno e spazzò via la neve che ricopriva il fiore, compiendo movimenti più delicati e precisi mano a mano che si avvicinava alla corolla. Il fiore era libero adesso, ed il suo stelo esile sbucava dalla terra ghiacciata. Prese due rami e li pose incrociati al di sopra del fiore, poggiandoli sulla neve ai lati della piccola conca da lei scavata. Su questi appoggiò qualche rametto di pino, di modo da riparare il fiore dalla neve. Chissà quanto sarebbe sembrata idiota ad eventuali passanti in quel momento. Ma di lì non passava nessuno e non glie ne importava niente.
Passo dopo passo, un fiocco dopo l'altro, Leucy arrivò al liceo. Già da lontano aveva scorto, seduto sul muricciolo davanti all'ingresso, la sagoma di un ragazzo. Del ragazzo.
Lui era seduto con una gamba penzoloni, che picchiettava contro il muretto, l'altra incrociata al di sotto della prima. Quella mattina era molto diverso da com'era la precedente. Come tutte le altre.
Stavolta vedeva il mondo verde smeraldo, e dei pantaloni verde scuro si tenevano a braccetto con la spessa felpa di un'altra tonalità ancora di verde marcio.
Sembrava un elfo fuggito da qualche fiaba. I capelli gli ricadevano lunghi sul volto, mentre scriveva in silenzio qualcosa su di un taccuino.
Lei si avvicinò, poggiando i piedi in orme non sue.
Si fermò ad un paio di passi dal ragazzo, che aveva già riposto il taccuino e l'attendeva, guardandola fisso con la testa inclinata da un lato.
Lei ci mise qualche istante a capire cosa doveva fare. Ci mise qualche altro istante a pensare cosa dire e dunque parlò. "Secondo te il vetro è impertinente?"
Ewan sorrise un po', forse non si aspettava quella domanda ma sapeva che era la domanda giusta. Pensò per un attimo e disse con voce sicura "Credo piuttosto che gli armadilli sono mancini."
Leucy non si aspettava questa risposta. Ovviamente no. Come non si sarebbe aspettata nessun'altra risposta. Tutto le sembrava come un sogno troppo assurdo. Il piede del ragazzo che picchiettava contro il muretto di mattoni, la neve che cadeva e li copriva entrambi piano piano.
I cerchi si concludono sempre.
E l'apparente perfezione di quel ragazzo doveva pur avere i suoi limiti, i suoi confini, e quelli lei avrebbe cercato ed esplorato, fino a trovare le sue debolezze ed incertezze, fino a riuscire a dominare il suo fiore.
Leucy è una ragazza strana e lo sa. Probabilmente ama o perlomeno accetta il suo modo di essere, ha i suoi limiti precisi e li conosce. O almeno credeva di conoscerli finché un piccolo fiore fece leva tra le sue sue paure, scoprendo nuove meraviglie e nuovi limiti. È disposta a difendere la sua essenza ed i suoi limiti con le unghie e con i denti, ed è proprio quello che fa. Le piace considerarsi una torre di ghiaccio. E dunque è una torre di ghiaccio.
La cosa in cui riesce meglio è riflettere. Le sue pareti di ghiaccio riflettono chiunque le guardi, spogliando però il riflesso di ogni fronzolo od orpello, lasciando solitamente le persone in balia del loro squallore.
I problemi vennero infatti quando la torre si trovò a confrontarsi con l'indefinito, o forse l'infinito.
O semplicemente entrambi.
Era maledettamente curiosa. Per la prima volta qualcuno sembrava avere limiti indefinibili al punto da farle sospettare che non ne avesse proprio.
Leucy sollevò lo sguardo, fino ad incrociare quello di lui.
Ewan, dal canto suo, era divertito dalla situazione e scandiva ogni secondo con un colpetto sul muricciolo.
Dunque batté la mano sinistra sul muretto al suo fianco e le disse di sedersi, se voleva.
Lei disse no grazie e continuarono a guardarsi fissi.
Stavolta non tentarono nemmeno di mantenere il contatto visivo, ma trovarono una sorta di compromesso sbattendo le palpebre contemporaneamente. Non sapevano nemmeno loro se lo stessero facendo apposta, ma succedeva.
Rapta colE. Ritrovare il tempo rubato loro.
Fu lei a cominciare nuovamente a parlare, erosa dalla curiosità e dalla bramosia di conoscerlo.
"Chi è Cleopatra?"
Ewan si concesse qualche secondo e dunque rispose.
"Cleopatra è un'idea, un concetto ed un sogno. Non è niente dunque."
"Cosa significa?"
"Significa che avrei potuto dirti qualunque altra cosa in quel momento, perché non esiste una risposta sbagliata di fronte ad una domanda sbagliata. Esistono solo risposte giuste, se esistono risposte."
"Perché mi hai posto quella domanda?"
"Perché mi fissavi, perché volevo metterti alla prova e perché mi piacevi in fondo. La ferocia che ho intravisto nei tuoi occhi quella mattina assieme a qualche barlume di curiosità mi hanno spinto a sfidarti. Il fatto che io abbia vinto questo piccolo giochetto idiota assieme significa tutto e niente."
"D'accordo allora. Cleopatra non significa niente. E allora come giustifichi il -rapta cole-?"
"Ah beh quella è semplicemente una trovata. Un modo strano per sapere che solo tu avresti potuto comprendere il messaggio. Un modo per essere sicuri che l'avresti compreso e per venire qui con la certezza di trovarti."
"Sconcertante. Tu m'incuriosisci e lo sai. Ma proprio non capisco questa cosa delle domande idiote. Perché sono idiote e lo sai."
"Si, in effetti sono abbastanza idiote. Anche se in fondo provo qualche emozione per la mia moka. A parte gli scherzi, sono domande fatte su misura per mettere in difficoltà la gente. Forse solo per il fatto che nelle difficoltà si vede davvero com'è fatta una persona. Il tuo è il silenzio della neve, il silenzio della lastra di ghiaccio che finché ha qualcosa da riflettere è a posto, ma quando si trova a dover inventare le proprie immagini va nel panico."
"Ah..."
"Ci sono infiniti tipi di persone. Certe persone mi rispondono subito, altre mi mandano in luoghi tabù ed altre ancora mi dicono che sono tutto scemo. Ma io non credo di essere scemo, solo pazzo. Ma non avevo mai trovato una come te, in grado di tacere per tanto tempo, al di là dell'imbarazzo e della voglia di dire qualcosa."
"La verità è che non ti ho capito."
Rapta colE. Ritrovare ciò che si credeva non esistesse.
Seguì un lungo silenzio, in cui i due si fissarono negli occhi, battendo le palpebre sincronizzati. Nessuno dei due voleva farsi cogliere ad occhi chiusi.
Ewan rispose.
"È comprensibile. Nemmeno io mi capisco."
"Credo che il fatto sia più difficile del previsto."
"Come sempre..."
"Hai ragione. Il problema forse è... Forse è che io cerco di vedere le persone per quello che sono osservando il contesto in cui si trovano. Vedo lo sguardo di qualcuno e già mi immagino la sua personalità. Ma trovandomi di fronte ad uno con un occhio blu e l'altro schifosamente castano, non so più cosa pensare."
"Prova a pensare -lente a contatto-." Disse lui con un sorrisetto ironico.
"Già, hai ragione, ed in effetti ci avevo già pensato, non sono idiota come sembri. La domanda non è come, ma perché."
"Vuoi sapere il perché? Beh, la risposta la conosci già."
"Cleopatra?"
"Cleopatra. O anche caffettiera, o anche babbuccia, o anche bulbo."
"Tu sei pazzo."
"Probabile. Ma mi piaci. E se piaci ad un pazzo o sei in pericolo di morte o sei pazza anche te."
Leucy fece due passi e si sedette sul muricciolo a fianco di Ewan.
Neve, freddo, silenzio.
Mano nella mano.
A tutti gli Ewan e le Leucy, a quella fantastica persona che ogni giorno mi fa vedere come sono anche se forse non lo sa. A chi ama le persone per quello che sono.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
1 commento:
Grandissimo! Un degno finale per un degno inizio! Io non tornerò più sulla Rete per un po' causa vacanze... però mentre sarò via scriverò di mio (il pc me lo porto) e curerò anche i tuoi racconti, poi ovviamente ti farò avere il risultato. Buone feste, giovanotto... e speriamo che prima o poi tutti gli Ewan e le Leucy si incontrino XD
Posta un commento