sabato 10 gennaio 2009

Bolle Di Sapone Per Amelie

Un passo avanti, due indietro, uno avanti, uno indietro, due avanti, uno indietro... L'indecisione era visibile in ogni piccolo movimento del suo corpo. Sarà stato un bell'uomo sulla trentina, beh forse nemmeno tanto bello, ma insomma si può dire che non fosse brutto.
Gli occhi saettavano ovunque come a cercare un appiglio, ma temevano di soffermarsi in un posto qualunque. Come un topino terrorizzato che cerca un posto sicuro correndo freneticamente sulle sabbie mobili: non può fermarsi altrimenti sprofonderebbe, nonostante il peso insignificante.
Due passi avanti, uno indietro.
Ormai mancava poco, chissà se se ne rendeva conto davvero o se gli occhi erano aperti così per caso, senza però vedere nulla.
Sentì una pressione contro la coscia, si ricordò della bottiglietta di bolle di sapone che il figlio gli aveva regalato quel giorno, entusiasticamente, appena di ritorno da scuola. Quel gesto lo aveva colpito, ma solo fino ad un certo punto. Aveva costituito per lui un ostacolo, ma senza dubbio era insignificante rispetto ai motivi che lo avevano condotto alla sua scelta.
Amelie, la sua splendida moglie francese, lo aveva guardato ricevere il dono con occhi spenti. Lui lo sapeva, e sapeva anche che il suo dolore aveva dovuto essere stato grande, in quel momento. Dunque aveva abbracciato il figlio e gli aveva dato la sua ultima dimostrazione d'affetto. Amava sua moglie oltre ogni dire, al di sopra di ogni altra cosa al mondo... Avrebbe fatto di tutto per lei, anche se forse non lo sapeva. Non ancora.
Due passi indietro, due avanti.
Perso nei suoi pensieri, continuava ad avanzare con una lentezza snervante.
Qualcuno ad una finestra strillò, ma non si girò nemmeno a vedere, sapeva che ormai niente o nessuno avrebbe potuto fermarlo. Si dimenticò forse per un attimo di sé stesso.
Estrasse di tasca la boccetta di bolle di sapone... Pur rendendosi conto della stupidità del suo gesto, estrasse il bastoncino con l'anello alla fine, lo agitò per un attimo nella boccetta, lo estrasse e bastò un soffio per produrre una piccola bolla che restò indecisa davanti a lui per qualche istante, prima di abbandonarsi all'abbraccio di qualche corrente d'aria.
La guardò volare... Restò imbambolato e per poco non rovesciò la boccetta. Aveva visto un'infinità di colori in quella piccola bolla d'acqua e sapone. Acqua e sapone, non erano niente di più. Poteva farsi fermare da quello, dopo che era passato oltre tutto il resto?
Ne soffiò un'altra, poi altre due. Due passi avanti, uno indietro.
Chiuse gli occhi e una bollicina gli parlò. Nessuno seppe mai quello che gli disse. Forse nemmeno lui.
Ma si rese conto che aveva commesso una tremenda sciocchezza, perché aveva tralasciato l'ostacolo più profondo: lui stesso.
Ed ora cosa stava facendo, in piedi, l'incertezza in persona, camminando un po' avanti e un po' indietro, un po' indietro e un po' avanti?
Doveva sembrare ubriaco, o forse solo un po' pazzo. In fondo un po' pazzo lo si considerava pure lui... Non nel vero senso del termine, ma si può dire che si credeva un po' anormale. E non sempre nel bene...
Capì che si possono trascurare le altre persone, si possono anche ignorare le fitte lancinanti che si provano cercando di ignorare il cuore di chi si ama, ma non si riesce ad ignorare sé stessi. Non si scappa da sé stessi. Perché senza, si va poco lontano. Forse si fanno solo pochi passi. Avanti e indietro.
Rivide gli occhi del figlio, che aspettavano avidi una reazione al regalo, mentre lui guardava apatico la bottiglietta di bolle. Riascoltò il sospiro della moglie mentre lo guardava abbattuto; comprese nuovamente che avrebbe dovuto abbracciare il figlio, e lo fece di nuovo. Strinse ad occhi chiusi l'aria di fronte a sé. Ci fosse stato un comignolo, l'avrebbe stretto a sé ed abbracciato come un figlio.
E in quel momento gli fu più chiaro qual era la funzione di quelle bolle di sapone.
Un passo indietro.
Vide che la sua mano sinistra, quella che non stringeva la bottiglietta, si era serrata al punto da conficcarsi le unghie nella pelle. Una goccia di sangue adesso scendeva piano lungo il palmo.

Non sentiva quasi il dolore. Forse perché non c'era niente da provare. Si chiese se poteva provare ancora qualcosa. Non fu nemmeno costretto a sprecare tempo a rispondersi: una bolla di sapone rispose per lui.
Gli scoppiò in faccia, spinta da un qualche venticello dispettoso.
Gli occhi bruciavano maledettamente. Non li chiuse, e quelli cominciarono a lacrimare.

Non sapeva nemmeno lui cosa fare, come reagire, cominciava a sentire dolore alla mano e agli occhi. L'istinto gli fece portare una mano al volto nel tentativo di pulirsi con una manica, mentre l'altra mano gli si stringeva al petto, in cerca di calore e protezione.

Immaginò la moglie in quel momento a casa, la cara Amelie, che stava attaccata al figlio cercando di fargli capire in qualche modo che lui non sarebbe tornato... Il lavoro, i colleghi, gli affari, gli amici, qualcosa l'avrebbe tenuto impegnato per parecchio tempo. Un viaggio... O forse una malattia, chissà cosa si sarebbe inventata. Sapeva per esperienza che la verità fa male, ma le bugie ne fanno di più. Ma non sapeva cosa farci in quel momento.
Si vedeva il suo viso in lacrime, scosso da sussulti, mentre stringeva il figlio di sei anni che avrebbe tanto voluto capire perché la mamma stava male. O forse non voleva capire, voleva restare per sempre nella sua beata incoscienza. E come dargli torto: che senso aveva capire in quell'istante?

O forse Amelie in quel momento si era già suicidata per la disperazione. Gli saettò in mente un'immagine di lei riversa nella vasca da bagno, l'acqua rossa. No. Si disse no. Non l'avrebbe fatto. Era innamorata, ma non era in grado di fare un gesto del genere. Lei meritava di vivere, e dunque avrebbe vissuto.

Un passo avanti.

Strinse ancora di più la bottiglietta di bolle di sapone.
Ormai sotto di lui una schiera di passanti si era fermata dall'altro lato della strada. Qualcuno gridava pazzo che ci fai lassù, qualcuno agitava le braccia, qualcuno telefonava, una ragazza piangeva.
Perché piangeva quella ragazza? Il suo sguardo si posò nel suo, sotto il cappuccio della giacca vide due occhi scuri che lo guardavano in lacrime. Stava piangendo per i cavoli suoi probabilmente... Non lo riguardava.
Fece un passetto in avanti e quella pianse più forte. Un signore le si avvicinò, cominciò a parlarle, forse le chiese se lo conosceva. Lei scosse la testa. No, non si conoscevano. E allora perché piangeva?

Sentì delle sirene che si avvicinavano dai quartieri del parco.
Pensò con una smorfia ironica che nemmeno legandosi avrebbe potuto resistere al loro richiamo.
Ma quella ragazza piangeva ancora.
A questo punto, che senso aveva tutto?
Non aveva senso. Che senso aveva altrimenti?
Solo le bolle di sapone in questo marasma avevano un perché.

Dunque tese in avanti la mano destra. La folla di sotto tacque. Un silenzio spezzato solamente dall'alternarsi dei suoni delle sirene bitonali. Tutti in quel momento lo fissavano col fiato sospeso.
Pensò che era la prima volta che qualcuno che non fosse Amelie gli dedicava tanta attenzione. O forse era paura?
Dunque parlò. Parlò fissando negli occhi la ragazza, una quarantina di metri più in basso.
"Questo è per Amelie."
Forse solo la ragazza lo sentì. Forse anche qualche altra persona. Ma pochi sono in grado di sentire queste cose. Erano tutti troppo impegnati a seguire le sue azioni per preoccuparsi di lui.
Le sirene si avvicinavano.
Il suo cuore batteva sempre più velocemente, una frenesia forse ingiustificata. Era solo un piccolo salto.

Le bolle di sapone caddero. La bottiglietta si ruppe sul marciapiede sottostante. Qualche bollicina cominciò a volare per aria, spinta da una strana brezza autunnale.

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Epilogo

Lucia tornò a casa tardi quel giorno. I genitori le domandarono il perché, ma ottennero solo risposte vaghe. Si convinsero che era un'adolescente e come tale aveva un sacco di cose per la testa, si sarà distratta a guardare qualche vetrina. Si dissero massì non lo farà più pazienza dai per stavolta passi. Se ne andò in camera sua a passi pesanti, quasi per farsi sentire.
Si sedette sul letto, buttò contro la parete lo zaino di scuola. Si lasciò cadere sul letto e respirò profondamente. Quasi un sospiro.
Estrasse di tasca il tappo col bastoncino e l'anello alla fine. Profumava ancora di detersivo. Forse era stata la moglie a riempirlo nuovamente col detersivo per i piatti quando il figlio l'aveva fatto rovesciare per sbaglio. Ma Lucia non poteva saperlo.
Sdraiata sul letto, cominciò a giochicchiare col tappo delle bolle di sapone. Aveva dentro un paio di palline che dovevano essere fatte rotolare fino a delle piccole conche nella plastica. Che gioco idiota si disse.

Ma in quel momento aveva senso.

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