venerdì 16 gennaio 2009

La Trappola Degli Sguardi

[Corretto e rivisto il 19/1/09]

Era una strana giornata di Maggio, ed accadde ovviamente qualcosa di strano: in Via Dei Mulini 10, Perleo si ricordò di possedere una piccola scatola metallica, ormai piena di ammaccature e tutta rovinata, sepolta sotto alla montagna di oggetti inutilizzati nel dimenticatoio. Il "Dimenticatoio" era l'allegro nomignolo del locale dove in casa sua si lasciavano ad ammuffire tutti gli oggetti palesemente inutili ma che, per una ragione o per l'altra, non si volevano buttare.
Spinse da parte un paio di orrendi quadri, per poco non si accecò con una autentica katana japponese made in Taiwan, controllò dietro alla caffettiera a forma di mucca, cercò perfino dietro al ragno di peluche (che aveva causato numerosi incubi immondi alla figlia, e numerose notti insonni ai genitori.) ed infine trovò (tra una trappola per topi ed il suo primo computer) la famosa scatoletta metallica.
Effettivamente era ammaccata e consunta ma, dietro la polvere e la sporcizia, si potevano ancora vedere dei ghirigori e dei disegni, probabilmente fatti da Perleo stesso molti anni prima.
Un po' si commosse nel rivedere la sua scatola, dove tutti i ricordi della sua adolescenza erano stati stivati al momento della partenza da casa.
Dentro c'erano un sacco di piccole cose. Innanzitutto c'era una seconda scatola metallica che conteneva a stento una montagna di appunti e foglietti scritti a mano, che per il momento mise da parte. Poi tornarono a salutare il proprietario moltissimi oggetti che gli fecero ricordare quanto era particolare da giovane.
Con l'aumentare degli anni, Perleo aveva perso una parte rilevante dei suoi sentimenti e atteggiamenti giovanili. In quel momento, capì che forse un po' gli dispiaceva.
Trovò, in una piccola busta di plastica, una chiavetta USB. Una piccola, intatta, innocente chiavetta USB. E cosa ci faceva lì? Non se ne ricordava affatto... O forse non voleva ricordarsene.
Richiuse automaticamente la scatola e la ripose sul suo comodino, promettendosi che l'avrebbe poi esaminata con più calma.
Corse felice ad accogliere la figlia, in quel momento di ritorno da scuola.

La sera stessa, mentre la moglie Anja leggeva un libro verde sul divano, lui tornò in camera, cominciando a girarsi tra le mani la chiavetta USB, nel vano tentativo di ricordarsi cosa ci facesse lì.
Dopo qualche secondo si riscosse e prese il portatile. Si sedette sul letto, il computer sulle ginocchia. Appena lo ebbe acceso, si rese conto che forse non sarebbe stato possibile leggere quella chiavetta: era troppo vecchia, i modelli erano cambiati.
Ma fortunatamente il suo portatile era un po' datato ed aveva ancora un paio di prese vecchio tipo. Inserì la chiavetta e vide che c'erano dentro un'immagine ed un file di testo intitolato "Leggimi, scemo".
Perleo inarcò le sopracciglia, riconoscendosi immediatamente nell'autore: questo sono io.

Allora, cominciamo con le presentazioni. Io sono te. O meglio, sono me stesso, ma sono anche Perleo. O meglio, sarò Perleo. Adesso ho un altro nome e se non te lo ricordi, significa che non meriti di conoscerlo.
Non so perché scrivo queste righe, forse semplicemente voglio lasciarmi una sorpresa, qualcosa che un giorno tu rileggerai e penserai "ma tu guarda com'ero fuso da giovane"...
In fondo ci è sempre piaciuta l'idea di lasciarsi qualcosa per il futuro, in modo da ricordarsi qualcosa che stava svanendo. O forse è svanito?
Non ricordi più le tue stranezze? Le MIE stranezze? Sono mie e non sarai tu a togliermele. Io qui, oggi, 2 Aprile 2008, giuro solennemente che non mi dimenticherò mai chi sono. Giuro solennemente che non mi dimenticherò mai di quelle piccole cazzate che mi rendono chi sono.
Giuro che quando leggerò questa lettera, sentirò di non averne bisogno, sentirò che sono sempre lo stesso.
Scusa il linguaggio un po' così ma insomma, eri giovane e scurrile. Ora (almeno spero...) sarai educato perbene e perfettino, incravattato e con un'allegra mogliettina ed un grappolo di figli da fare invidia a Luigi 14°. (Sai com'è, me l'hanno fatto studiare oggi a scuola e mi è venuto il paragone...) O era 15°? Mah...
Ed ora caro me stesso, ti pongo quattro, infidissime, domande.
Chi sono?
Chi sei?
Perché siamo?

Con tanto affetto ed un po' di bastardaggine,
tuo (mio) Perleo.

Lesse e rilesse quella strana lettera più volte, non riuscendo a capacitarsi di aver scritto lui stesso quelle righe... Le aveva completamente rimosse. Era divertito, ma in fondo terribilmente stuzzicato ed infastidito da quella inattesa lettera. Sapeva già da giovane come sarebbero andate le cose. In quel momento aveva quarantacinque anni, ma il sé stesso da adolescente aveva previsto che sarebbe andato tutto in quel modo.
Si lasciò cadere all'indietro sul letto.
Il portatile traballò.

Si ricordò dell'immagine contenuta nella chiavetta, si sedette nuovamente per guardarla.
Era una foto, che ritraeva un'immensa marea di gente, che camminava tutta nella direzione dell'osservatore, portando grossi cartelloni di protesta. Ricordava vagamente quella manifestazione e anche quella foto gli ricordava qualcosa... Era un'immagine molto colorata.
Cosa significava?
Mentre questa domanda gli si formava nella mente, pensò che quelle alla fine della lettera erano solo tre e non quattro, come aveva preannunciato qualche riga sopra. Era un errore? O forse era un trucchetto?
Non riusciva a capire dove portasse quella lettera, ma in fondo lo incuriosiva tremendamente.
Come poteva essere cambiato tanto?
Allora rilesse la lettera, riguardò a lungo la foto.

Messo da parte il computer, andò nel soggiorno, dove la moglie leggeva mentre la figlia si stava appisolando con la testa appoggiata sulle sue gambe incrociate.
"Anja, ho bisogno di te un attimo..."
"Si, dimmi tutto..." Rispose lei chiudendo il libro, un indice a tenere il segno.
"Noi ci siamo conosciuti quando avevo 23 anni, giusto?"
Si sedette accanto a lei, dalla parte opposta a dove la figlia era sdraiata nel suo dormiveglia.
"Certo che si! E io ne avevo 22. Come fai a dimenticarti queste cose? Mah.. Sarà l'alzheimer..."
"Ha. Ha. Simpatica l'amica... Non posso ricordarmi tutto io! Comunque... Com'ero?"
"Oh... Siamo in vena di fare archeologia vedo..." Disse lei con un sorrisetto. "Beh, non c'è molto da dire, che io mi ricordi eri esattamente come sei adesso... Forse un po' più disorientato. Non c'è molto da dire..."
E ripercorrendo mentalmente quelle ultime parole, tornò al computer.
Non c'era molto da dire...

Sentì la voce della figlia "Cos'ha papà?" e subito dopo la voce di Anja risponderle "Mah niente, avrà trovato qualcosa di quando era piccolo..."

Si sedette nuovamente sul letto e pensò alla sua giovinezza. Pensò che prima di incontrare Anja era stato solo per due anni. Non ricordava niente di quel periodo, come nemmeno di tutto quello che veniva prima.
Non c'era molto da dire... O forse qualcosa c'era? Chi era? Chi era stato?
Solamente un nome si affacciò nella sua mente: Selene. Era stata la sua fidanzata per oltre tre anni, o forse anche di più. Ricordava quel periodo come molto felice, ma non riusciva a richiamare alla memoria dei riferimenti precisi, delle immagini, dei momenti, dei ricordi.
Aprì il suo vecchio diario scolastico. Aveva 18 anni. Un'età particolare. O forse solamente coincidente con un sé stesso particolare.
Cercò tra le ultime pagine e trovò un numero di telefono: Selene casa 025-34602816.
Prese il telefono e chiamò quel numero.
Probabilmente aveva cambiato casa come lui, non l'avrebbe mai trovata.
Parlò con una donna, che si rivelò essere l'acquirente della casa dei genitori di Selene. Lei acconsentì a dargli il numero della loro nuova abitazione, dal momento che erano imparentati con la famiglia di lei.
Telefonò dunque ai genitori di Selene. Come aveva previsto, non abitava più lì.
E partì.

Selene era una persona strana, molto profonda e sfuggente. Ma non si mostrò più di tanto sconvolta quando Perleo le telefonò, quasi lo stesse aspettando. Pianificarono di vedersi, per scambiarsi quattro chiacchiere. Parlarono a lungo, in quel piccolo bar vicino alla piazza, parlarono di tutto e di più e Perleo piano piano si accorse di conoscere Selene. Non sembrava essere cambiata, ma allo stesso tempo gli tornarono alla memoria i ricordi passati, e capì che era cambiata, pur restando sé stessa: aveva una tale profondità di carattere che nemmeno una vita sarebbe bastata a conoscerla. Era in grado di rinnovarsi restando sé stessa.
Lei non si era mai sposata, aveva avuto una figlia adesso venticinquenne da un uomo che poi l'aveva abbandonata, ed ora viveva con lei in un piccolo paesino di campagna, lavorando come scrittrice e qua e là se capitava. Le tornarono quasi le lacrime agli occhi quando venne il momento di parlare della loro relazione passata. Perleo capì che era stato lui a lasciarla, o forse si erano lasciati, ma era stato lui a cambiare qualcosa tra loro. Se n'era andato ed era rimasto da solo, cercando certezze che lei non era stata in grado di dargli, perché non aveva.
Queste spiegazioni erano superficiali e poco esaurienti, ma la conversazione e rivederla servirono a fare un po' di luce sulla sua giovinezza.
Tornò a casa assieme nostalgico, appassionato e deluso. Le ultime parole, sussurrate al finestrino dell'auto, gli suggerirono di guardare la foto nella chiavetta come se fosse un bambino. E allora ricordò che quella lettera l'avevano scritta assieme. E che la foto era stata scattata da lei, sulle sue spalle.
Come aveva potuto dimenticarlo?

Tornò a casa e trovò la moglie un po' in subbuglio. La sua partenza improvvisa ed inaspettata l'avevano un po' preoccupata. Spese qualche minuto a tranquillizzarla e non notò la figlia che usciva dalla camera da letto dei genitori.
Poco dopo vi andò, estrasse il computer dal cassetto per guardare meglio la foto.
Come avrebbe pensato un bambino?
C'era molta, moltissima gente in quella lunga via. La prospettiva sprofondava all'infinito nella fotografia, leggermente mossa per via della posizione poco agevole.
Sobbalzò quando si accorse di avere la figlia alle spalle che lo guardava, o forse guardava la fotografia. Sentì la sua voce che gli disse "chi erano quelle persone che ti guardavano?".
"Mah, non saprei, non penso di conoscere nessuno tra tutta quella folla, se non un paio di amici."
E rimasero entrambi in silenzio. Era quella la domanda?
La curiosità bambina di sapere chi sono quelle persone colte dallo scatto nel momento in cui fissavano l'obiettivo, intento a rubare i loro volti e trasformarli in byte? E davvero non sapeva chi fossero. C'erano cinque persone in tutto che lo guardavano. Due ragazze molto carine e tre ragazzi vestiti in modo sgargiante. Significavano qualcosa per lui?
Sembrava proprio che lo stessero guardando. Guardando meglio, vide una sesta persona che forse stava guardando la macchina, ma aveva gli occhiali da sole e dunque non poteva saperlo.
Che strano... Quelle persone lo guardavano. O meglio, guardavano la macchina fotografica sorretta da Selene.
Ed erano tutte persone strane, che colpirono in qualche modo l'immaginazione di Perleo. Era strano, ma sentiva in qualche modo di conoscere quei ragazzi e ragazze, e di essere attratto da loro. "Papà, ma quella ragazza ha uno sguardo strano..."
E sua figlia vide l'amore. Una ragazza nella foto stava guardando di lato, con gli occhi socchiusi, forse per il sole, forse per la sensazione, stava guardando un ragazzo qualche metro più a destra che era colto in un grido, il pugno teso in alto, guardando la macchina fotografica.
"Già... Che strano vero?"
Il volto di lei era bellissimo, gli occhi riflettevano la luce del sole e forse quella di un flash partito per sbaglio. Aveva due soli nello sguardo. Ed erano tutti per lui. Capì che quel ragazzo era ricco, in quel momento.
Pensò che il suo sguardo non era casuale. Aveva guardato la macchina fotografica perché era attento, perché aveva visto Selene forse. Selene... Era sicuro che, se fosse stata nella folla, sarebbe stata una di quelle intente a guardare l'obiettivo. Non sapeva perché. Lo sapeva e basta. E questo gli bastava.
Si ricordò di averla amata molto, un tempo. Cosa era successo?
Guardò ancora la foto e notò una miriade di piccoli particolari che facevano uno strano effetto... Una ragazza che era in una postura innaturale, probabilmente intenta a baciare un ragazzo, che però era coperto da una colonna del porticato. Così lei sembrava sospesa nell'aria, appoggiata al suo bacio, abbracciando la colonna. Una bandiera sorretta da un bambino di sette-otto anni, che gridava qualcosa che non poteva capire. La sua confusione nei suoi occhi.
La ragazzina che scacciava una mosca fastidiosa. La vecchietta che insultava la fiumana di gente dal balcone.

"Papà, io vado a cercare quelle persone."
Perleo si girò, quasi certo di non aver capito. Poi, guardando sua figlia silenziosa e pensierosa, capì tutto.
Non c'era molto da dire perché aveva dimenticato a guardare, a parlare e a ricordare. E Anja aveva colmato tutto questo, con la sua compiutezza. Ma lui non era mai stato così monolitico. Ecco il perché di quei silenzi, di quella freddezza riempita a stento da un po' d'ironia, di quegli sguardi vuoti e di quella specie di amore talvolta inatteso. Capì che lei non lo conosceva. Capì che nemmeno lui si conosceva. Capì come mai guardando certe cose gli venivano in mente storie fantastiche, e solo la moglie lo spingeva a restare coi piedi per terra. Ma volare è tanto bello...

Pochi hanno da quel giorno il privilegio di vedere per lungo tempo Perleo. Non si fa nemmeno più chiamare così. Un suo caro amico dice che vaghi con una donna e due ragazze più giovani per il mondo, in cerca di "sguardi rubati". Chissà cosa significa... Si mormora, tra il vecchiume del quartiere di Perleo, che entrambe le ragazzine che sono con lui siano sue figlie.
Anja non si è più vista, ma pare che si sia ricostruita una vita da qualche parte. Le ultime parole che Perleo le disse, firmato l'atto di divorzio, furono "No, non c'era più molto da dire... Buona fortuna.". Lei non pianse. Lui si.
Selene sembra ora quasi un raggio di luna vagante; la si vede di qui a fianco del suo compagno, poi scompare ed eccola di là, a cercare qualche altro sguardo da osservare assieme agli altri tre.
Si dice che stiano in qualche modo costruendo una rete incredibile di amicizie, sembrano sempre più felici. Lui ha confessato un giorno ad un amico che sta raccogliendo testi e opere d'arte... A quanto pare le persone che cerca sono artisti. Non si sa come faccia a trovarli, da dove li tragga. C'è chi dice che parta da sguardi catturati da fotografie... Vai a capire questi artisti...

Sono tutti un po' pazzi in fondo.

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