C'era una volta un ragazzo. No. Perché c'era? C'è! Che inizio banale e scontato per una storia, ma sapete com'è, è la prima cosa che mi è venuta in mente...
-Un sorriso forzato, il direttore proseguì.-
Comunque. Questo ragazzo aveva avuto una vita molto movimentata ed incerta, perennemente sbilanciata. Credo che fosse perché la sua bilancia ha sempre avuto più di due piatti e di conseguenza l'equilibrio è molto ma molto più difficile da trovare.
Come saprete, ha cominciato ad ascoltare musica all'età di 17 anni. Prima si può dire che la sentisse e basta, quando capitava, quando qualcuno la metteva su.
Ma poi, da un giorno imprecisato, ha cominciato ad ascoltare intensivamente musica.
Poi è cresciuto, lentamente ma con determinazione, bilanciando i suoi piatti come meglio poteva, ed ho come la sensazione che su uno di questi piatti ci sia stata la musica.
Parlo al presente perché questo ragazzo lo conoscete anche voi, perché sapete che è ancora così e che sta ancora succedendo lo stesso, a qualcun altro.
E queste sono parole sue, che ora ho il piacere di leggervi:
"È l'impressione di ogni tanto, quella piccola idea che sorge e che ti si incastona nel cuore come un granello incandescente, che piano piano scava la sua strada fino al profondo. E questa idea mi ha profondamente colpito, perché mi sono posto una domanda che poi mi ha assillato per molto, moltissimo tempo.
Una mattina infatti, prestando per la prima volta attenzione alle parole di una canzone in inglese che stavo ascoltando in quel momento, mi sono reso conto di quanto mi rispecchiassero. Non in generale, ma in quel preciso momento. Allora mi è venuta spontanea quella domanda.
Non so bene cosa significhi per me ascoltare musica, non so cosa mi succeda, ma ho pensato che forse capisco le parole a livello inconscio ancora prima di capirle in italiano. Ci sono canzoni che mi colpiscono immediatamente, poi vado a leggere o cerco di capire le parole e scopro con gran sorpresa che mi riguardano molto profondamente in quel momento.
Non mi sono mai innamorato di canzoni che non avessero per me un significato particolare.
E mi lascia ogni volta un sapore diverso in bocca il pensare che tutto questo è forse un caso, o forse è una sorta di richiamo inconscio... Mi sembra impossibile che tutte le canzoni che mi piacciono siano generali a tal punto da riguardarmi così per caso... Credo anzi che siano piuttosto specifiche... Non parlano di tutto e di niente, ma di quel qualcosa che proprio in quel momento mi sento mio.
Ed infatti, tornando ad ascoltare vecchie canzoni che non sento più da anni, mi tornano alla mente quelle precise emozioni, come un diario musicale.
Ed è in seguito a pensieri come questo, che mi sono posto quella domanda: sono io che cambio con la musica, o è la musica che cambia con me? Sono io che mi innamoro di canzoni diverse perché mi accorgo ancor prima di conoscere le parole che mi riguarda, o sono le canzoni che mi fanno cambiare? Forse ogni canzone contiene in sé una carica che ci spinge a cambiare, a comprendere una nuova sfaccettatura della vita... O forse quando troviamo una canzone che riguarda la sfaccettatura che stiamo vivendo, un insieme di sensazioni uditive e inconscio ci dice che quella è la nostra canzone, è per noi.
Ed io sono cambiato, con la mia musica, e lei è cambiata con me.
Poi, ho cominciato a scriverne, ho cominciato a creare a partire da me stesso qualcosa che speravo potesse riguardare anche altri, e dare loro le stesse emozioni che ero in grado di provare io...
Non so nemmeno perché scrivo queste righe... Non ho mai avuto intenzione di tenere un diario, né l'ho fatto mai. Ma forse questa riflessione servirà un giorno a qualcuno... Spero che chiunque la legga o la stia ascoltando, capisca cosa sia stata per me la musica e cosa abbia significato nella mia vita... Cosa significhi tuttora... O forse scrivo solo per cercare di capire..."
Queste, sono le parole che Nessuno ci ha lasciato... Assieme ad una cartelletta contenente qualche foglio. Su questi fogli, che potete vedere sulla bacheca alla mia sinistra, ci sono trentatré canzoni, scritte da lui. Le ha scritte qualcuno che non conosciamo, ma ci riguardano tutti.
Le cose peggiori capitano a chi meno le merita...
Su altri due fogli c'è una lunga, lunghissima lista di canzoni. Sono cinquecentotrentadue. E queste canzoni sono la colonna sonora della vita di Nessuno. Sono quanto di più prezioso lui avesse. Infatti, loro, sono sopravvissute.
-Il direttore dell'orfanotrofio si asciugò un paio di lacrime.-
È con grande, enorme dispiacere, che offro il mio ultimo saluto a Nessuno, che ho cresciuto come un figlio, che ho amato come un padre e sopportato come un fratello. Ci fu lasciato all'età di 16 anni, lo lasciammo andare all'età di 24, e ci fu strappato a quella di 32.
Nessuno ascoltò mai le sue canzoni, nessuno seppe mai quanto Lui fosse ricco dentro ed introverso.
Nessuno conobbe mai Nessuno.
E questo piccolo inutile orfano riesce a farmi piangere, riesce ancora a farmi ricordare tante, troppe cose. Le sue canzoni sono lacrime che erompono dal dolore dell'infinito.
Lui avrebbe voluto lasciarle a voi, ed è così che io, oggi, in quanto suo genitore adottivo, regalo le sue canzoni e la sua cartelletta a voi tutti, al mondo. Queste cose sono di proprietà dell'umanità.
Lui, che ha avuto più di due genitori, è figlio di tutti noi. E queste cose lui ci ha lasciato.
E la sua musica, la colonna sonora di Nessuno, sarà per sempre ricordata col suo nome, una interminabile sequenza di emozioni e canzoni, che caratterizzarono Nessuno.
E che la sua musica sia la vostra e viceversa, perché era una persona straordinaria.
Grazie Nessuno, grazie a tutti voi.
Buona giornata.
-E scese dal palco, in lacrime.-
sabato 24 gennaio 2009
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