lunedì 2 febbraio 2009

Camminava Leggero

Camminava leggero, non sapeva nemmeno lui perché lo faceva: era diventata una sua abitudine peculiare da qualche tempo e non se ne era mai curato. Dosava i suoi passi con millimetrica precisione, pur avanzando decisamente veloce, in modo da produrre il minimo rumore possibile. Muoveva le braccia il minimo indispensabile, in modo da minimizzare il fruscio dei vestiti, evitava di sfregare le scarpe o i pantaloni gli uni contro gli altri, avanzava molleggiandosi lievemente sui piedi, a grandi falcate lente.
Aveva cominciato a chiedersi perché lo facesse qualche tempo prima, quando per la terza o quarta volta, senza volerlo, aveva spaventato un signore che lo precedeva. Avanzava tranquillamente nella notte, musica nelle orecchie, quando incontrò un signore di mezza età che procedeva nella sua stessa direzione, ma più lentamente. Allora fece per superarlo, ma quello fu colto alla sprovvista dalla sua apparizione dalla notte, tanto che spiccò un balzo verso destra, evitando di poco di cadere nel fosso a bordo strada. Imbarazzato, borbottò uno scusa e proseguì ancora più veloce, per sfuggire allo sguardo del signore.
Continuando a camminare verso casa, si era chiesto perché camminasse così. Non lo faceva apposta, era un modo strano per camminare, forse era anche una cosa idiota e irrilevante, ma poi pensò che ognuno aveva la propria andatura, c'era chi faceva passetti veloci e decisi, chi lunghe falcate veloci, chi andava sulle punte dei piedi, chi appoggiando prima il tallone in modo rumoroso... E forse questo voleva dire qualcosa. O forse no.
Ma un giorno accadde una cosa particolare.
Nella piazza del mercato, si accorse all'improvviso di una presenza lievemente fuori luogo, nella folla di persone del paese: un ragazzino, completamente annegato nel suo giaccone nero, una sciarpa rossa avvolta stretta sulla bocca e sul naso, lasciando filtrare solo poca luce che si rifletteva sugli occhietti scuri. I capelli biondi erano corti, ma la frangia copriva interamente la fronte.
Questo ragazzino camminava veloce, attraversando la folla del mercato come uno spillo incandescente nella cera. Sembrava che avesse paura a toccare le persone, sgusciava tra la gente in movimento con una maestria notevole, bilanciandosi rapidamente sulle gambe e facendo a volte salti o addirittura passando sotto bancarelle o braccia tese.
Tanto era bravo e veloce, che nessuno sembrava notarlo.
Nessuno tranne una signora un po' anziana che stava comprando un paio di calze ad una bancarella. Giratasi un attimo forse per cercare altre bancarelle con lo sguardo, notò subito quella presenza e probabilmente pensò anche lei che era fuori luogo. Allora disse una cosa che nessuno dei tre mai dimenticherà: "Attento, ragazzino, perché tra l'essere invisibili e il non farsi vedere c'è una bella differenza." E tornò distrattamente alle sue calze.
Il ragazzino non si voltò a vedere da dove proveniva quella voce: sapeva che non era per lui. Poche volte qualcuno gli parlava, ancor meno degli sconosciuti al mercato.
Stava per uscire dalla folla, saltando su una panchina per evitare una coppietta baciosa, quando un pensiero lo folgorò. E si paralizzò sulla panchina, proprio mentre i due stavano per sedercisi.
Gli occhi strabuzzati dietro qualche ciuffo biondo, non si accorse della coppia. Ai due venne un mezzo infarto quando si accorsero della sua presenza, si scusarono imbarazzatissimi e andarono verso un'altra panchina. La sciarpa impedì loro di vedere quanto fosse a sua volta imbarazzato il ragazzo.
Non gli era capitato mai, mai fino a quel giorno. Era da tempo ormai che nessuno gli rivolgeva la parola: perché proprio quel giorno? Poi, tornando a quel pensiero che lo aveva colpito, forse le persone che gli avevano parlato quel giorno erano due.
Tra l'essere invisibili e il non farsi vedere c'è una bella differenza.
Era vero. Si sedette lentamente sulla panchina, sempre senza produrre il minimo rumore. Non si appoggiò allo schienale, ma rimase seduto diritto, il volto affondato nella sciarpa rossa.
Il giaccone nero si gonfiava sulla sua pancia, facendolo somigliare a un bimbo un po' obeso.
Si perse per un po' nei suoi pensieri.
Dopo qualche minuto il ragazzino, mentre lui continuava incuriosito a seguirlo con lo sguardo, si alzò e si precipitò di corsa verso la bancarella da cui aveva sentito provenire la voce di prima. Fece un paio di volte il giro della zona, ma non sentì più nessuna voce, non potendo nemmeno riconoscere chi gli aveva parlato, dato che non ne aveva visto il volto.

Questa è la storia, scritta in memoria di un piccolo ragazzino che è cambiato grazie ad una voce. Lui l'ha visto e l'ha seguito, lui che camminava leggero come il ragazzino. Lui che si muoveva veloce per correre in contro al suo destino. Lui che correva sempre, senza far rumore, senza lasciare traccia.
Lui che si vedeva veloce ed inafferrabile, come un vento.
Si può vedere quel che resta della sua sciarpa, qualche brandello ancora appeso al ramo dove lui l'aveva buttata quel pomeriggio.
Forse aveva capito che non era invisibile, ma non voleva farsi vedere. L'invisibilità è una cosa passiva, che capita, il non farsi vedere è l'espressione di una volontà.

Lui che camminava leggero, si ricorderà per sempre di quel ragazzino strano.

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