"Oh please, I'm so sad,
please please please,
now drive me mad,
(this moonless shatter,
nothing looks, to madness better;)
even as the page you read,
now lies in you like dead.
Oh please I'm so, so sad,
there's a slimy bloody red
that's covering my bed,
I can't keep it out my head,
so please, now drive me mad."
La giornata di Amber cominciò con una canzone. Era una giornata di vacanza: niente scuola, niente compiti, i genitori lontani, un bel sole brillante.
E così aveva deciso di farsi una passeggiata, forse anche per schiarirsi le idee.
Lasciò vagare la sua mente attorno a lei, come è solita fare quando si sente un po' sola. Si ricordò, tempo prima, di un posto dove era solita sedersi e pensare, fissando la ruvida e grossolana corteccia di un pino.
C'era ancora il moncherino di tronco su cui si sedeva e dunque tornò a sedercisi.
E fissò lo sguardo sulla pianta, ricordando che molto tempo prima aveva immaginato una lunghissima conversazione con proprio quella pianta. Era un po' la sua psicanalista di fiducia.
Così ricominciò a parlare, e a pensare...
-Oh, signorina Amber! Che sorpresa.
-Buongiorno.
-Non sei venuta per molto tempo... Non mi aspettavo questa tua visita.
-Sta aspettando spiegazioni da me? Si attende una risposta logica? Beh, posso dirle che avevo voglia di venire qui a scambiare due chiacchiere...
-Credevi di potercela fare da sola?
-No beh, io non credo di potercela fare in ogni caso, né da sola, né accompagnata. Da lei poi...
-E cos'ho di male io? Non credi che io possa aiutarti? Ho l'esperienza dalla mia...
-L'esperienza non le fa essere più vicino a me, né le dà la capacità di "salvarmi", presumendo che io stia andando verso un qualcosa di positivo...
-Suppongo che siano cambiate molte cose dall'ultima volta... Dai, aggiornami.
-Beh, l'ultima volta è stata molto tempo fa... Confesso che dopo quella volta non mi è venuta più in mente alcuna ragione utile per cui venirle a parlare e dunque non sono venuta. In tutto questo tempo beh, sono cambiata. Tanto, ma non troppo. Si può dire penso che sono diventata parte integrante di uno dei miei sogni.
-Dunque sei soddisfatta di questo cambiamento. Bene, ne sono felice.
-Purché sia un sogno e non l'ennesimo miraggio o incubo travestito da fiaba. E sotto questo punto di vista è la mia breve esperienza che mi dice di essere pessimista...
-Pessimista o realista?
-Se il mondo fa schifo non c'è differenza.
-Beh, sì, se la mettiamo così...
-Già. Poi di preciso, le ripeto, non so perché sono venuta qui da lei...
-Perché ti sentivi sola.
-Oh, finalmente fa il suo lavoro... Complimenti, ha vinto un punto perspicacia.
-Eh, si vedeva lontano un miglio. Perché altrimenti una come te sarebbe venuta qui a parlarmi? Bene, puoi cominciare a dirmi cosa pensi della solitudine...
-La solitudine... È il sentirsi soli. E fin qui non ci vuole un genio. Ma perché mi sento sola? Io non riesco a spiegarmelo... Ma ogni tanto lo sguardo mi si perde nel vuoto e mi assale un senso di sconfitta, stanchezza, tristezza e solitudine... Le persone che mi circondano sono svuotate del loro significato, altrimenti importante, e sono solo con me stesso. Poi tutto questo finisce come è cominciato, e torno a ridere e scherzare e fare vaccate come sempre.
-Mi sembri una foglia che ha paura di cadere.
-Vado a prendere la motosega?
-No no non voleva essere una cosa offensiva, intendevo dire che vedi in delle cose tutto sommato poco gravi dei problemi dolorosi.
-Poco gravi? Il fatto che io mi senta sola tutto il giorno tutti i giorni le pare poco? Il fatto che riesco a ridere solo soffocando i miei pensieri? Il fatto che solo pochissime persone mi fanno sentire felice e spensierato?
-Non sei più una bimba piccola, è normale non essere più felici e spensierati...
-O forse sono come Peter: ho paura di crescere.
-Anche questo è possibile e comprensibile.
-Comprendami allora.
-Beh, tu vedi il tuo io attuale in un certo modo, sei cambiata hai detto, e ovviamente hai paura di cambiare ancora. Il crescere implica perdere parte delle proprie doti come possono essere la tua fervida immaginazione. E questa parte di te forse ti piace.
-Probabile. Ma come spieghiamo il fatto che io non mi piaccio per niente? Che paura dovrei avere di crescere?
-Perché non ti piaci?
-Perché mi odio, per certe cose che faccio, per irruenza o per leggerezza, o altre ragioni... Varia molto a seconda dei casi...
-Ti penti delle tue azioni?
-Esatto, di alcune.
-Non va molto bene come cosa... Bisogna guardare in avanti, non piangere sul latte versato e tanti altri bei proverbietti cinesi.
-Cinesi? Vabbé comunque, anche io so che bisogna guardare al futuro, ma viste le cose che io ritengo imperdonabili da parte mia che ho fatto, un occhio resta sempre a guardare il passato.
-E il passato come lo vedi?
-Io ho uno strano rapporto col passato... Lo sento distante e al contempo parte di me. Sento di essere fatta del mio passato, ma specialmente del mio io attuale.
-E quale parte non ti piace?
-Entrambe. Il passato perché è triste, il presente idem.
Amber si strinse le mani attorno al corpo.
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