sabato 7 febbraio 2009

Sorella Sera

Apre gli occhi.
Prende lentamente coscienza di sé e mette a fuoco la sveglia sul comodino. Le lancette indicano le tre e quarantacinque minuti. Si gira dall'altra parte, un po' scocciato per essersi svegliato. Non sa nemmeno perché è successo: tutto è silenzioso e perfettamente in ordine. Dev'essere una notte senza stelle perché tutto è un po' troppo buio.
All'improvviso la pressione di un oggetto morbido sotto al fianco sinistro gli fa capire di essere appoggiato su qualcosa. Si tira su di scatto e si rende conto che è il suo braccio. Ma non è possibile... Non lo sente più. Prova a mettersi a sedere, ma il braccio non lo sostiene e deve usare l'altro. Dunque lo prende in mano, e si accorge che è proprio completamente insensibile. Solitamente queste cose durano poco, ancora qualche secondo e tutto sarebbe tornato normale. Ma i minuti passavano, scanditi dal ticchettio della sveglia, e il braccio era sempre inerte. Nella sua mente cominciano a formarsi strani dubbi. Allora comincia a spostare il peso per scendere dal letto, con l'idea di andare in bagno a controllare meglio, ma anche le gambe cedono e si ritrova col viso premuto contro il pavimento, dopo una terribile botta alla testa.

I rumori sono attutiti dall'oscurità e dal tappeto. Suoni ovattati gli imbottiscono le orecchie. La testa gli gira, il buio lo avvolge ancora. Si sveglia dopo qualche minuto, o forse qualche ora. Il tempo non ha più nessun valore. Può solo respirare la polvere del tappeto. La testa dolorante, una confusione terribile tra i pensieri, riapre gli occhi. Ma tutto è sempre e solo buio.
Immagina di essere in una posizione assurda, una gamba sul letto e l'altra sotto, ribaltato dalla caduta. Perché le gambe non lo hanno sorretto? Riesce ormai solo a respirare, le braccia non rispondono più. Rotea gli occhi, in cerca di qualche fonte di luce con cui orientarsi, una paura terribile gli afferra il cuore. I battiti accelerano, un senso di impotenza e sconfitta lo assale, mentre cerca invano di muovere le braccia o le gambe.
Non si sente più nessun muscolo, si chiede come possa respirare ancora. Il suo cuore per chi sta battendo adesso?
Cerca di urlare, ma il risultato è un flebile rantolio, soffocato dal tappeto. Nessuno lo può aiutare. I genitori al piano inferiore, la sorellina di pochi anni che dorme a qualche metro di distanza. Ma anche qualche metro è troppo in questa situazione. Se solo potesse farle svegliare i genitori... Ma non riusciva nemmeno a muoversi... La disperazione lo assale ancora. Sa che piangere non lo aiuterebbe, ma avrebbe una grandissima voglia di farlo. Sente che anche la faccia sta cominciando ad intorpidirsi, schiacciata dal peso del resto del corpo. Comincia a domandarsi se non sia tutto un incubo, ma non può nemmeno darsi il classico pizzicotto per controllare. Sente il respiro profondo della sorellina, in questo momento la invidia.
Le ore passano, ormai comincia a sperare che la mattina arrivi presto, ma il buio è sempre lì e non lascia trapelare nemmeno un raggio di luce. Sente qualche colpo di tosse e si ricorda della sorella. Svegliati ti prego svegliati... E la sorella si sveglia. Scende dal lettino, già pronta a strillare mamma. Ma qualcosa la ferma. Perché non gridi? Dai coraggio, fai uno di quegli urli che mi fanno svegliare di soprassalto ogni tanto e mi fanno odiare la tua vocina da bambina... Non sente nessun grido, ma solo qualche piccolo passo incerto e pesante che si avvicina a lui. Cosa sta facendo? Sente una minuscola manina fredda che gli si posa sull'occhio sinistro. Fa talmente buio che a malapena aveva visto la mano avvicinarsi: lei come poteva vederlo? Anche l'altra manina adesso si posa tra i suoi capelli, scorre un poco quasi a cercare di scuoterlo. Una vocina sottile e quasi lamentosa pronuncia parole sconosciute. Ma in questo momento, sono le cose più belle che si possano sentire. Per un attimo pensa che se le mordesse la mano, potrebbe farla piangere e richiamare così i genitori, ma qualcosa lo ferma: non ne sarebbe capace.
Le dita sottili di lei continuano ad accarezzare la sua testa, quasi a cercare un bottone per accendere il fratello.
E lui comincia a piangere... Senza far rumore, delle lacrime cominciano ad uscire... Emozioni contrastanti si affacciano nella sua mente disperata ed impaurita. I ricordi si accavallano, i pensieri si sovrappongono. Si pone domande su domande che attendono risposta e mai ne avranno una.
Ancora qualche minuto o qualche ora e la sorella si alza, parlando con il buio. A passettini sgraziati, torna al suo letto.
Lui è distrutto: il corpo non esiste più, i pensieri sono un caos immane di emozioni, rimpianti, terrore e odio, desidera solamente di morire.
Ma non muore. Poco alla volta, preannunciato da un leggero formicolio, ogni arto riprende a funzionare normalmente.
Appena riesce a muoversi, striscia a guardare la sorella, ma lei dorme profondamente. Allora decide di tornare a letto, anche se è talmente agitato che non si aspetta di riuscire ad addormentarsi.

Le lancette della sveglia segnano le tre e quarantasei minuti. Il sonno lo accoglie.
La mattina dopo non si ricorda più niente di quella notte, si alza normalmente, va a scuola, tutto è tranquillo. Solo un leggero fastidio al braccio sinistro. Chissà, ci si sarà appoggiato sopra nel sonno: niente di strano.

Ma da quella notte, quando la sorella va a dirgli un impacciato sogni d'oro, lui non riesce più come prima a guardare con sufficienza quel sorrisetto sdentato.

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