venerdì 13 febbraio 2009

L'Abbraccio Della Notte

Il sole sta calando adesso. Qualche pennellata di luce rossastra è ancora intuibile dietro alla linea dell'orizzonte.

Lasciati a me, notte, ti ho tanto osservata... Io ti amo, lasciati a me o notte... Lasciami essere in te, con te, per te, fino a domani...

È sdraiata sul suo letto, fissando un punto oltre la finestra a soffitto sopra di lei. Attraverso il vetro si vede qualche stella ed una brillante metà di luna. È una notte luminosa: la neve caduta di recente riflette nell'oscurità i raggi lunari.

Lei parla, forse alla luna, forse con se stessa. Il pigiama si alza e si abbassa al ritmo del suo respiro. Un silenzio soffocante sembra divorare tutte le sue parole.

E queste parole che svaniscono nel nulla, come un respiro d'inverno, meraviglioso, non lasceranno traccia... Sto pensando o sto parlando? Cosa traduce le mie emozioni in parole per te?

E tu mi stai ascoltando? Lasciati a me...

Una lacrima le disegna una scia brillante sulla guancia sinistra, scomparendo tra i suoi lunghi capelli. Forse non sa nemmeno lei perché sta piangendo, forse ha solo voglia di farlo.

Quella fotografia accartocciata sulla scrivania, i vestiti lasciati in giro, quell'odore di solitudine...

Sì, sto parlando con te, non ci crederai, ma non ho altri... Tu mi osservi mentre dormo, ascolti i miei sogni, li respiri... E a me cosa resta? Lasciati in me, l'uno per l'altra vivremo adesso e quando vorrai... Ora il tuo sorriso è spezzato, non vedo l'altra metà del tuo volto... Non posso sapere se stai piangendo... Ma tu non puoi piangere. Non te lo permetterò, non per me...

Gli occhi, sempre più lucidi, continuano a fissare la finestra. Ormai non vede che un miscuglio sfocato e indistinto di luci bianche. Si asciuga gli occhi e tutto torna a brillare come prima.

E tu ascolti adesso le mie parole e quelle di chissà quanta altra gente, tutti che vogliono indietro i loro sogni, chissà come fai... Io che non voglio soffiarmi il naso per paura di non riuscire più a piangere dopo averlo fatto... Io che mi illudo e lascio la parte migliore della mia vita nel sonno... Io che vivrei per sognare. Ma ad occhi aperti non si sogna così bene...

E lascio al tuo abbraccio qualcosa di eterno, che tu assorbi e dimentichi. La luna sembra luminosa ma è nera, come la tua anima. Nera come il non-colore che assorbe tutto quello che gli viene dato. Come fai a non farti schifo da sola? È per questo che vomiti addosso ai dormienti i peggiori incubi? È vendetta?

La sua faccia ora esprime un misto di rabbia, frustrazione e tristezza. Viste dall'alto le sue pupille sembrano per metà bianche e per metà nere, riflesso della luna.

I suoi pensieri rallentano.

Tu non meriti la mia ira, non meriti nessuna mia emozione. Sarebbe assorbita come tutto il resto, sprofonderebbe solo nell'oscurità infinita del tuo ventre...

All'inizio credevo che tu fossi morte... La notte è spesso associata alla fine, no? Perdonami, ma credo che in fondo tutti la pensino più o meno così... Il mattino è nascita, il giorno vita mentre la notte è il buio, la paura dell'ignoto, l'uomo nero e il mostro cattivo sotto il letto... Ed è così che avevo terrore del nostro buio... E allora ho cominciato ad abbandonarmi al sogno, trovando in lui un rifugio alla paura. E sono stata felice per tanto, tanto tempo.

E tu sei stata vita, sei stata la mia mattina, vivevo la tortura del giorno solo per potermi abbandonare alle tue braccia... Ma tu...

Tu mi hai ingannata!

La rabbia torna a corrugare il suo viso. Il peso delle paure la fa sembrare più vecchia.

Ti sei mangiata i miei sogni... E ora non mi resta niente oltre a te... Sono tua prigioniera, non posso che amarti.

Hai assorbito i miei sogni, diventandone parte... E cosa resta qui? Niente... Ci sono solo io, sola, non so cosa fare, parlo con te che non mi ascolti. Nient'altro ha un senso. I miei sogni sono in te, qui non resta niente.

Credevo di poter fare grandi cose con te, sai? Ma quel mezzo sorriso che vedo solo ora mi dice che ho sbagliato. Ho commesso troppi errori, ora rivoglio i miei sogni.

Rivoglio i miei sogni!

Gli occhi sbarrati, si alza dal letto. Si veste alla svelta ed esce di casa. Duecento metri ed eccola al fiume. La mezzaluna sembra seguire i suoi passi. Sulla neve bianca, non lascia ombra.

Mi hai lasciato la mia sola disperazione... Sei una notte egoista. Ingorda. Avara.

Tutta questa luce è solo il lato brillante della medaglia? E il resto in ombra? Come puoi fare questo a me?

Fa freddo, ma lei trema solo perché ha paura: sa di non temere la sua notte.

Mi hai rubato perfino la mia paura e ora sei il mio incubo. E io non vivrò per la notte...

Come una lama, cadde tagliando aria e acqua.

Lei è sempre stata una ragazza buona, un po' troppo fiduciosa...

E forse anche per questo quando la tireranno fuori dal fiume, tremante e mezza congelata, la luna lascerà cadere quell'odioso sorrisetto ingannevole, finalmente piangendo.

O forse quando la notte capirà ciò che ha fatto, vedendola morta tra le rapide, piangerà anche lei. E tutte le stelle rimarranno in silenzio.

I suoi singhiozzi si possono respirare ancora, passando di lì: forse sono serviti a qualcosa, dopotutto.


O anche si sveglierà all'improvviso: era tutto un tremendo incubo.

E finalmente, la notte, si lascerà a lei.

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