sabato 28 febbraio 2009

La Danza Dei Fiori Bianchi

Quel giorno andai al lago.
Sì, proprio lui, il mio lago, quello che tante volte ho provato a scrivere tra le righe delle mie poesie, quello che ho provato a pensare e a immaginare così a lungo.
E quel giorno andai a trovare le acque, dopo tanto tempo. Il mio rapporto con l'acqua è una cosa strana. L'acqua è tutto, è vita, ma ci si annega. L'acqua ti impedisce di respirare, ti si infila nei polmoni e ti congela. L'acqua riflette, ma lascia passare la luce. Può essere immobile o tempestosa, dura come il ghiaccio o liquida come l'acqua. Può essere calda o fredda.
L'acqua è tutto.
E quel giorno andai al lago.
Era un sacco di tempo che non visitavo quel posto. Incuneato tra i due pendii della vallata, c'era una grande pozza d'acqua di origine probabilmente glaciale che era chiamata lago. Dunque io la chiamavo lago.
Mi sedetti per qualche secondo sull'erba di fianco alle acque, tra una serie di piccoli fiorellini bianchi e batuffolosi, che sembravano quasi dei cotton-fiocc erbacei. Poi mi sdraiai.
Annegai il mio sguardo tra le nuvole, che sembravano quasi ripetere i disegni dei filamenti dei fiori.
Una sottile brezza scompigliava i fili d'erba e increspava l'acqua.
Tutto era tranquillo.

Mi alzo, mi sollevo dal mio corpo. Che voce è questa? Chi sei? Chi sono...
Il tempo aveva fermato il suo scorrere, o almeno questa era l'impressione: le nuvole sono immobili montagne di panna, il vento tace, perfino gli insetti sembrano scomparsi. I cotton-fiori sono immobili. Le acque sono maledettamente strane. Formano uno specchio perfettamente lucido, che infrange le normali leggi della prospettiva, ribaltando al suo interno qualche nuvola, qualche montagna sullo sfondo e un albero che affonda le radici più lunghe direttamente nell'acqua con archi stranamente simmetrici.
Avanzo di qualche passo, il richiamo delle acque è strano. Voglio vedermi. Chi sono?
Qualche passo ed eccolo sulla riva del lago. Esita: ha paura di guardarsi. Ora vede il riflesso solo di qualche nuvola. Gli pare di vedere un aquilone volare alto oltre le nuvole. Ma forse è solo un drago. Che posto assurdo.
E sporge la testa.
Guarda il suo volto riflesso nell'acqua, è lo stesso di sempre. Che stupido che era stato. C'è qualcosa di indefinitamente strano però: non si riconosce, non del tutto. Sa di essere lui, ma allo stesso tempo di essere sé stesso cambiato.
Tu chi sei? Cosa sei? Io cosa sono diventato?
Guarda i miei occhi: ci vedi qualcosa di nuovo? Non saprei, non saprei... Ascolta i miei pensieri: sono come i tuoi?
Si china e con un movimento brusco colpisce lo specchio d'acqua. Nessuno schizzo: il liquido semplicemente s'increspa come se spinto da un soffio di vento autunnale. Nuovi riflessi percorrono tutta la superficie del lago, e il riflesso del suo volto cambia.
Allora sporge un piede sull'acqua. Lo appoggia sulla sua superficie, ma non vi affonda: il riflesso lo sta sostenendo. Passo dopo passo, con il suo stesso riflesso che dall'altra parte dello specchio controbilancia il suo peso, avanza di qualche passo, verso il centro del lago.
E guarda sotto di sé.
È sospeso nel riflesso del cielo. Da un attimo all'altro si aspetterebbe di sprofondare nell'infinito, di cadere su una nuvola di panna e magari mangiarsela tutta. Ma quello accade solo nei sogni. Non negli incubi.
Un brivido lo percorre dalla testa ai piedi, un giramento di testa ed è costretto ad inginocchiarsi. Un ginocchio appoggiato sul lago, l'altro al petto. Una mano appoggiata sullo specchio. È freddo. Il volto abbassato, si guarda negli occhi.
Sembra quasi inginocchiato di fronte a sé stesso, ed entrambi davanti all'albero.
Un secondo brivido di rabbia lo scuote. Solleva un braccio. Subito dopo un pugno infrange lo specchio del lago.

L'acqua si chiuse sopra di lui. Un freddo tremendo lo avvolse. Provò a respirare, ma l'acqua gli entrò nei polmoni. Si rese conto all'improvviso di stare annegando. Due bracciate e tornò in superficie, tossendo violentemente e sputando acqua mista ad alghe.
L'adrenalina lo faceva tremare ancora più violentemente, dunque fece una fatica immensa a tornare a riva. Ma bracciata dopo bracciata, contrastando il gelo della montagna, percorse il brevissimo tratto d'acqua bassa e si poté buttare di nuovo sull'erba, tra i cotton-fiori.
Ricordava solamente di essersi assopito. E poi, un attimo dopo, il gelo dell'acqua.
Si alzò, ancora tremante. Il vento cominciò a soffiare con insistenza. La superficie del lago e la chioma dell'albero sembravano quasi arrabbiate.
Voltò le spalle tremanti, si allontanò dal laghetto.

I cotton-fiori danzavano per lui.

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