Qualche volta ti sarà sicuramente successo, di fermarti a pensare, di chiederti perché che non vengono da nessuna parte e non se ne andranno. Ma una risposta non c'è, sono domande senza una via, che arrivano e infestano la coscienza, annebbiano ogni percezione e ogni tentativo di scacciarle con i poveri strumenti a nostra disposizione...
Io non so cosa siano, non so da dove vengano, non so perché vengano, e queste tre domande si aggiungono al martellare incessante di tutte le altre. Un circolo vizioso che orbita attorno alla fragilità di tutto ciò che si vive ogni giorno. Se niente vacillasse, non ci sarebbero domande... Se niente vacillasse, non ci sarebbe probabilmente la vita come la intendiamo noi.
È giusto che vacilli qualcosa, ogni tanto, per tenerci i piedi inchiodati al terreno, per ricordarci che siamo solo mortali, che siamo solo umani, che siamo solo noi. E se vacillasse tutto?
A volte mi chiedo come sarebbe tornare nei posti che ho frequentato da piccolo. Molti di quei posti saranno certamente cambiati, molti altri non li ricordo nemmeno. Un passato di buio. Ma forse qualcosa è rimasto, rinfrescato ogni tanto da una vecchia foto in cui non mi ritrovo.
Lascio l'album di famiglia, salgo le scale, giro a destra, salgo un'altra scala, mi abbasso per non picchiare la testa contro lo stipite un po' troppo basso, proseguo e mi trovo in camera mia.
Le finestre aperte, ma fa caldo comunque. La scrivania è il solito disastro, il tipico caos ordinato in cui crediamo tutti di poter ritrovare le nostre cose.
Mi siedo su una sedia a rotelle nera, vecchia e semidistrutta. Sta lasciando dei segni sul pavimento. Devo decidermi a sostituirla. Ma perché poi?
Mi siedo e ripenso a quella mia teoria, che spiega tutto senza spiegare nulla, che trova una risposta senza avere una domanda.
Lascia che la domanda diventi la tua risposta.
Sarebbe tutto così semplice... Potrebbe esserlo. Ma non è così. Mi sento un po' idiota riordinando i pensieri e scrivendo un paio di appunti su fogli sparsi che andranno a produrre ulteriore caos.
Forse è normale sentirsi nel torto quando si crede di capire che le uniche risposte possibili sono scomode, molto scomode... Alla fine non m'importa fare come fanno molti, cioè cercare seguaci, proseliti, adepti, con cui ingrossare le fila della gente che la pensa come me. Anzi, meno la pensa come me, meglio è. In termini umani ovviamente.
Per un attimo immagina, fermati a contemplare, la realtà di qualcun altro. Col rispetto di chi sa di avere davanti una vita, un'altra persona in tutti i suoi difetti e in tutte le sue debolezze, in tutte le sue risposte e le domande cui si aggrappa come una speranza. Pensa che è possibile, pensa che se non è saggio, giusto, felice, ottimistico, gradevole, umano, almeno è sincero.
A volte eppure mi viene il dubbio che trovando la spiegazione di qualcosa che non si comprende, lo si può controllare. Quando capisco ed esamino fino in fondo ogni aspetto di un problema, per quanto sia materiale o trascendente, ho la precisa sensazione di averlo sconfitto, di averlo in pugno e di controllarlo. Sono come un virus, le domande che ti frullano in testa da tanto tempo, aspettano un momento di debolezza, uno sbalzo di temperatura al momento sbagliato, una gita senza sciarpa... Ed eccoti ammalato.
E ho come la sensazione di essere un paziente malato cronico, di una malattia inguaribile, degenerativa e specialmente incolore. Potrei teatralmente definirmi un malato terminale, in questo senso.
Quante volte ho creduto di risolvere la mia domanda, trovando risposte via via più perfezionate, per poi ritrovarmele davanti nei momenti di debolezza, quando si ha il potere in mano di fare qualcosa di irrimediabilmente stupido? Stupido in termini umani ovviamente.
Non che io non mi ritenga umano, anzi, forse l'umanità è proprio costituita dal continuo tentativo di disfarsi di essa. Chi cerca di allungare la vita, chi ammazza qua e là. A volte penso di non essere poi tanto diverso da molte delle persone che tanto disprezzo.
In termini puramente "umani", o forse meglio dire evoluzionistici, c'è chi crede che la cooperazione è il modo migliore di procedere per una società, fermo restando che la competizione è una spinta dalla potenza ineguagliabile. Io sono d'accordo con questa linea di pensiero, ma allora perché gli uomini si ammazzano tra loro per motivi in apparenza banali come ad esempio denaro?
Mi trovo ogni tanto a mettere in dubbio con successo principi fondamentali per l'uomo e per ogni altra creatura vivente, e mi sento un assassino. Sto uccidendo il mio istinto?
Un albero si allunga verso il cielo. Sta cercando la luce, come tutti. Una spinta univoca e universale, un abbraccio eterno che allunga le sue braccia verso il sole di ciascuno. Ci sono infiniti soli, uno per uno, e qualcuno per tutti. L'albero cerca il suo sole, ogni ramo non necessario, che non raccoglie luce, muore, viene abbandonato. In cambio ogni anno vengono emessi nuovi germogli, per puntare sempre più in alto, per raccogliere sempre più luce.
Ti capita mai di sentirti un po' albero?
Cerchi di respirare, ma altri rami ti si chiudono addosso, dov'è il sole? Momenti bui cerchi una luce, l'ansia ha il fiato sul tuo collo, un fiato buio che ti parla di morte.
E in quel momento diventa la tua risposta.
Forse sta qui l'errore, ti dici.
Mi sento male, mi sento uno sciocco. Ma anche questo conferma le mie idee. In fondo i cerchi si chiudono tutti.
Chiediti perché sei qui. Una volta già ti è capitato di pensare che dietro ogni domanda c'è un'altra domanda, e alla fine di tutto c'è una domanda senza risposta.
C'è chi si chiede cosa ci sia stato prima del Big Bang. Chissenefrega. Cioè, magari sarebbe molto affascinante un articolo che lo spieghi, ma di certo non è la cosa che sembra premere di più. Preoccupa molto, invece, il credere di capire come sia avvenuto tutto dopo di esso. La vera ragione della vita sulla terra sono convinto che risieda nella chimica. Chimica e fisica. Un articolo molto interessante su una rivista spiega le associazioni progressivamente più significative di molecole biologiche che hanno portato alla formazione dei primi batteri, e così via.
Affascina molti il fatto che tutto sia stato apparentemente un procedimento puramente chimico, puramente meccanico.
Saltando d'un balzo e senza rimorsi i grandi passi dell'evoluzione, si arriva a noi.
Mi sento arrogante, un illuso, l'ennesimo poveraccio che cerca una risposta alle proprie seghe mentali, ma allo stesso tempo non riesco a contraddirmi. D'altronde le mie parole non faranno male a nessuno. O così spero. A volte mi preoccupo delle conseguenze che potrebbe avere la diffusione di un pensiero come il mio. L'arroganza di possedere la chiave per una consapevolezza apparentemente superiore, che spieghi tutto senza spiegare niente. Ci sarebbero gruppi di fanatici che si suiciderebbero in massa? Chissà...
Eppure, quando si è convinti di avere in mano una teoria forse trita e ritrita, ma che sta in piedi, facendo crollare il resto...
Immagina per un istante che tutto sia dovuto solamente da precise cause meccaniche. Anche i pensieri, anche le scelte, tutto. D'altronde, a partire dalle grandi scelte della vita fino ad arrivare al mettere o meno le scarpe azzurre, tutto ha le proprie ragioni, meccaniche, necessarie, immanenti. O così pare. Molte scelte non possono essere spiegate dalla scienza attuale, ma spero lo saranno.
D'altronde, per il mondo che ci circonda è così. Tutto segue precise leggi fisiche e matematiche, dall'albero al sistema solare. Un albero non si piega in avanti per niente. Posso dire di non sapere perché, ma posso anche a ragione dare la colpa al vento, o ad un altro albero a fianco che gli ruba parte della luce. Perché noi dovremmo essere diversi?
Ogni scelta è apparente, scelta è solo un nome dato da noi, per indicare una possibilità che crediamo di avere. Possiamo stupire qualcun altro con una scelta imprevedibile, possiamo perfino stupire noi stessi, ma la mia domanda è: un computer, con in memoria tutte le mie esperienze passate, le mie connessioni neurali (subconscio incluso) e il mio DNA, potrebbe prevedere con esatta precisione la mia scelta?
La mia risposta è si. Se io mi pongo davanti un problema dalla soluzione ovvia, posso anche rispondere in modo sbagliato, fare la cosa errata, ma in questo caso lo farò volontariamente, sarà comunque una scelta da me compiuta col puro intento di dimostrare che posso fare una scelta imprevedibile.
Prendi un numero a caso tra uno e dieci. Forse so già cosa sceglierò, forse lo saprebbe anche il computer, io penso di sì.
Ma una scelta ha un senso quando in fondo è già compiuta?
Ora estendo il concetto. Inseriamo l'intero modello della terra nel computer. Ora tutto diventa una massa inscindibile di scelte, di cause, tutte collegate l'una all'altra, che conducono ad altre cause, che conducono all'infinito a sempre nuove cause.
Potresti lasciar perdere, sai già che non combinerai nulla anche dopo aver riflettuto un'altra volta su tutto quanto.
Il nostro computer adesso ha in sé il mondo. Ogni cosa collegata, a partire dalle nostre esperienze passate, fino ad arrivare all'albero. Il computer sa già come sarà l'albero il giorno dopo, dato che ha in memoria il suo DNA, e anche sa con precisione che quel giorno ci sarà un terremoto con nella vallata di fianco, che costringerà un picchio ad emigrare nel territorio adiacente. Quel picchio, seguendo i suoi precisi istinti animali, trivellerà proprio la nostra quercia. Ma dunque, il suo futuro è già segnato? Segnato si, leggibile no. Almeno con gli strumenti che abbiamo ora.
Credo che ci siano strumenti in grado di prevedere con precisione le correnti d'acqua generate da una goccia che cade in una bacinella, ma credo che già calcolare gli spostamenti di una mosca rinchiusa in un bicchiere di vetro sia al giorno d'oggi impossibile.
Invece si può prevedere il comportamento di esseri più evoluti, come quando richiamiamo il gatto, il cane, o quando diciamo "ciao" a un'altra persona. Prevedere sì, ma non in modo preciso, e specialmente non in modo matematico. Questo perché non siamo computer.
Ma quello che io penso è che un futuro già costituito ci sia, anche se non possiamo per ora prevederlo o dimostrarlo.
Ti è mai sorto il dubbio che ogni scelta che fai sia solo basata sul tuo vissuto, e su ciò che sei? Se stai leggendo quel libro, è perché l'insegnante ti ha detto di farlo. Perché? Perché è convinta che questo sia il modo corretto di insegnare la sua materia. Perché? Perché sua mamma la faceva leggere ed è fiera di come è diventata così facendo, e così prova a trasmettere questa sua passione agli alunni, ora che ha il potere di farlo.
Infinite domande, infinite risposte.
Il procedimento funziona anche scegliendo altre strade. Lo stai leggendo perché te l'hanno consigliato. Perché? Perché un tuo amico l'ha letto trovandolo per caso in libreria e gli è piaciuto. Perché era lì? In realtà è stato dimenticato a casa sua da un'amica della mamma. Perché? Perché era presa da discussioni ed è un po' svanita.
Alla fine probabilmente giungerai ad una domanda cui non sai rispondere. Ma la risposta esiste?
E quando esploro un problema, quando sono convinto di essere arrivato ad una soluzione definitiva o quasi, allora sono anche convinto di controllarlo, di poterlo superare... Ma se il problema è la vita? L'esistenza? Cosa significa controllarla, superarla?
Convinto di controllare la vita, povero illuso, convinto di avere in mano la risposta, la tentazione di usarla, quando ci si ammala di qualche malattia inguaribile, diventa una seconda malattia.
La testa è scivolata tra le mani, apro gli occhi e cerco nel caos il mio cellulare. Qualcuno mi sta dicendo qualcosa.
Sono sicuro che abbia un senso tutto?
Ho molte malattie, ed una di esse mi permette di credere di poterle superare in qualunque momento...
Forse non ha un senso. Ma finché non capirò se il mio secondo virus è una malattia o una cura, come potrò avere il coraggio di usarlo?
Corridoio, stipite assassino, scala, sinistra, scala.
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