giovedì 15 ottobre 2009

Raccolta Di Pensieri

Scritti a partire dal 2008.

Il tempo scorre così veloce perché ci fa paura e dunque non vediamo l'ora di tirarcelo alle spalle...

Odio stare al centro dell'attenzione perché bisogna sempre dare le spalle a qualcuno...

Sogniamo un altalena... Questa è appesa al ramo di un alto albero... L'albero cresce dal fango, proprio quello che c'è anche ai piedi dell'altalena... Cresce dalla terra e su essa poggia...
L'altalena è leggera, vola, nel cielo, spensierata...
Se chiudi gli occhi troppo a lungo, ti gira la testa...
Se ci stai per troppo tempo, ti viene mal di pancia...
Quando scendi dopo tanto tempo, cadi...
Ma il cielo è così blu...
Il fango tanto nero...

Il modo più veloce per togliere il dolore è eliminare la causa... Le cose si complicano quando la causa è un organo vitale...

Se pensi che pensare è un pensiero complicato, devi smetterla di farti inutili seghe mentali...

Morto un preside se ne fa un altro...

Presto o tardi succederà... Non so bene cosa, ma succederà...

Quando vorresti che ogni sensazione fosse la prima e l'ultima, in tutta la sua perfetta bellezza...

Quando vorresti scendere dall'altalena, senza sapere che ormai puoi volare anche senza...

Quando vorresti che il domani cominciasse oggi...

Ci sono momenti in cui vorresti nascere di nuovo soltanto per vedere meglio chi sei...

Quando vorresti poter fermare il tempo, fotografare un istante, ed andare avanti velocemente fino al prossimo...

Quando quello che ritenevi solo uno dei tanti sogni ti sboccia tra le mani...

Quando un silenzio significa più di mille parole... Quando un silenzio significa che sei tanto pieno di qualcosa che le parole non bastano più...

Sorridere per strada ad una persona sconosciuta...

Fare ridere qualcuno che non hai mai visto prima... Farlo sentire a casa...

Quando si hanno tante cose da dire, il tempo per dirle non basta mai... Quando sono troppe, il silenzio, un bacio ed un sorriso parlano per noi...

Quando leggi e rileggi una frase provando ad immaginare le emozioni di chi l'ha scritta. Quando capisci che quelle parole sono per te. Quando sorridi chiudendo gli occhi...

Quando ti viene quasi da piangere per la troppa gioia e per quei poco familiari miliardi d'emozioni che ti assediano...

Quando svuotando uno scatolone sperduto trovi tre poesie scritte quattro mesi prima che nemmeno ricordavi esistessero... Quando le leggi e ti commuovi, ripercorrendo punto a punto quella giornata...

Forse non ho mai atteso tanto una giornata...

Quando il mondo è troppo piccolo per tutti e due, significa che è l'ora di dimagrire...

Dietro ad una risposta c'è solo un'altra domanda senza risposta...

Nessun momento vissuto nel ricordo di te è mai sprecato...

Ogni lacrima a modo suo è bella.

Ogni sorriso dovrebbe essere condiviso. Al buio, se ridi o piangi non fa alcuna differenza.

Quando credi di avere tutto è perché quello schifo che hai è ingigantito dalla tua voglia di vedere...

Saper ridere con poco è un pregio... E significa che è meglio ridere che piangere... Per questo si ride: altrimenti si piangerebbe sempre.

Lo svolgimento è un tale casino che la conclusione non è che l'ultimo dei problemi, se non la prima delle soluzioni.
Metafora dello scrittore.

Se non sei tanto felice da iniziare, sei felice di finire.

Tutti danno per scontato che ci sia la volontà alla base della voglia di fare ciò che si vuole fare. Ma la volontà, il desiderio e il bisogno sono cose molto diverse.

Niente è per sempre. Tranne il niente.

Il mondo attorno che ride o piange estremizza le sensazioni del singolo.

Lo scopo della mia vita è cercarlo.

Mai vivere è stato più diverso dal semplice non morire.

------ Sezione 2009

Amore è camminare da soli, mano nella mano con chi si ama e chi ti ama.

Si ha più paura di raggiungere i propri orizzonti quando si teme che il mondo sia piatto.

Piangi te stesso solo quando non hai nient'altro per cui piangere ma hai voglia di farlo.

Il bicchiere è mezzo vuoto o mezzo pieno a seconda di quanta sete hai.

Mi concedo il lusso della disperazione quando so di aver tentato tutto ciò che potevo tentare.

La felicità vive nel periodo che intercorre tra la nascita di una speranza e la sua morte.

Vivo per esprimere.
Esprimo ciò che ho dentro.
Ho ciò che ricevo. Se non ricevo, non ho e non posso dare.

Senza speranze non si può mai venir delusi, né vivere.

Sotto il peso di troppe cose che non hai voluto, è ingratitudine rigettarle dopo che sei caduto sotto il loro peso?

Il vento è il miglior direttore per l'orchestra della pioggia sui vetri.

Il ricordo dei momenti non potrà mai sostituirli.

In amore si è soli con lo squallore del proprio vuoto.

Forse per ricucire un cuore cicatrizzato malamente si può solo romperlo nuovamente.

L'amore non si può riferire a sé stesso: è fatto da chi ama e chi è amato.

Faccio quello che mi piace e mi piace quello che faccio, dunque non mi preoccupo di eccellere: mi basta bastarmi. (Wow)

"La vita è troppo breve per non essere felici"
E se la tristezza è troppo lunga per essere vita?

Vorrei splendere ma non saprei che cosa illuminare.

La vita è solo un compromesso che io accettar non voglio o posso.

Se ami qualcosa di instabile così diventa la tua felicità.

---- Fine sezione 2009 (diario)

Quando uno meno uno fa uno, io comincio a divertirmi sul serio.

I poeti sono storie, non autori.

Corollario: e tantomeno narratori.

Corollario 2: I poeti amano le storie, non gli autori, né i narratori.

Il fatto che tutto non abbia senso non impedisce a qualcosa di averne.

È anche vero che oltre a combattere ciò che è stato erroneamente prodotto, bisogna riflettere sulle condizioni che hanno portato noi stessi a crearlo.

Briciole di vita, e noi come formiche.

La volontà aspetta la possibilità per fiorire in potenza.

Le scelte sono sempre più difficili quando sono lontane da noi... Aspettiamole assieme.

Non è mai il giudizio in sé a ferire: è inevitabile e spontaneo giudicare; ciò che fa male è il nostro giudizio sui giudizi.

L'uomo felice non teme giudizi sulla sua gioia.

Ho tanta paura ad investire un presente certo in un futuro incerto...

Gli scrittori vogliono essere letti, non studiati.

Non c'è spazio per il vuoto.

Non puoi dire che una lingua è scarna finché non sai come dirlo in quella lingua.

Se la persona che ti ama è più grande di te, sei tu ad essere il più grande.

E, ovviamente, viceversa; in modo che, se due persone si amano, ciascuna delle due è migliore solamente di sé stessa e, allo stesso tempo, l'unica persona più grande è la persona stessa.

Il sole è tutta la luna di cui ho bisogno.

Da quando la nostra vita ha un senso ne ha la mia.

L'eternità dell'amore è una cazzata. Io amo da quando conosco a quando smetto di riconoscere.
Poi diventa fumo, negli occhi.

Every glance is an eye just craving for being looked.

Si scrive per dire a sé stessi ciò che gli altri non hanno il coraggio di dirci.

La parola "fine" è straordinaria: e se i due significati fossero legati dallo stesso suono perché sono gli stessi? E se la fine fosse il fine, e non solo la necessaria conclusione?

E se non esistessero artisti né arti? Se ci fossero soltanto cuori ingabbiati nella stessa babele di sempre?

Ci si aspetta erroneamente che la parola di uno sia la parola di tutti, mentre non si può nemmeno essere certi che il cuore di uno sia il cuore di tutti.

La fede è una forza almeno quanto lo è la debolezza.

L'amore non si insegna, s'impara.

Esistono strade sbagliate per luoghi che non esistono?

L'autenticità del dirsi e del non farsi.

Odio quanti vogliono credere, e credono.
Come posso amare chi non rispetta sé stesso?
Come posso non storcere il naso dinanzi a chi crede non già perché crede, ma perché vuole credere? Ammiro invece chi riesce a dirselo, chi riesce a saperlo, chi riesce a prendere coscienza di sé stesso in modo lucido, anche se forse sono l'ultimo a farlo: ma credo che ciascuno sia il peggior conoscitore di sé stesso, non potrei detestarmi più di quanto non abbia già fatto.
Odio quanti vedono nella lucidità una chiusura mentale, quanti ritorcono addosso alla lucidità i propri pensieri e le obiezioni altrui prima di poterne diventare oggetto. Scambiare le posizioni non conduce più in alto, conduce alla menzogna. In primis verso di sé.
Cosa bisogna fare dinanzi a questa volontaria cecità? Lottare, parlare? No: non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere, e questa obiezione verrà usata contro il vedente come contro il cieco: perché il cieco non solo non vuole vedere, ma specialmente non vuole vedersi. Perciò non ha senso una discussione sulla bellezza o meno di un quadro tra due che si accusano reciprocamente di cecità, perciò si sarebbe tentati di lasciar perdere.
Se ognuno è ancorato da una causa di coerenza a determinati principi, separarsene andrebbe contro la sua stessa stabilità, sarebbe un suicidio esistenziale, sarebbe un andare contro l'istinto di sopravvivenza, e non è questa stessa discussione una mia causa di coerenza? Non è ogni gesto una causa di coerenza? Perciò, in due coerenze che si scontrano, può esserci dialogo, può esserci dialettica, o finirà sempre con un "io ho le mie idee, tu le tue, non parliamone più?"
Dialogo = conflitto. Conflitto = confronto diretto, da cui esce un vincitore e un vinto. Se nessuno vince e nessuno perde, può esserci dialogo?
E non c'è soluzione.
Che disperazione.

Voglio sapere perché voglio ciò che voglio.

Perché = per quale ragione, per quale causa. (?)
Perché = a che fine. (?)

La stranezza, lo stupore, l'inatteso, il culto dello straordinario, l'adorazione della meraviglia: tutte cose per dimostrare a me stesso che esiste la libertà, che esiste il caos.

L'unica libertà dell'uomo è nell'ignoranza.

(Se sapessi, non avrei la curiosità di.)

L'equilibrio non è estremo di nulla, ma il nero che vogliamo col bianco di cui abbiamo bisogno.

Senza conclusioni il dialogo è un fallimento. Non c'è dialettica senza sintesi.

Ovunque e da nessuna parte; la bellezza del percorso sta in chi cammina, nel sentiero, o nel panorama?

Non vogliamo mai davvero ciò che sappiamo di non potere.
Spesso invece vogliamo ciò che crediamo di non potere.

Piove solo perché piover deve.

Non c'è cuore che non ami.

Se non ti piace nessun quadro non ti resta che cominciare a dipingere.

L'alternativa alla cultura è la diarrea emotiva, ma se è troppa porta alla stitichezza mentale e ci vuole qualcosa che il cul stura e fa star bene.

(Al giorno d'oggi) ci si suicida per due sole ragioni: o si ha capito troppo, o non si ha mai capito un cazzo.

Si trova prima o poi il diavolo per il quale l'inferno è paradiso.

Come dei destini, sembriamo... Non siamo noi a scorrere, ma le nostre vite, e non siamo noi a cadere, ma le nostre vite cadono.

Perché il mondo finisce una volta sola, ma quella volta per sempre.

Mind the gap please, between friendship and love.

È bello vedere come le persone diventino brutte, nei momenti in cui lo sono.

Ogni potere ha un suo ritorno nella dolcezza, ogni grandezza ha un suo cadere nell'amore.

Un fiore non può nascere dal nulla.

(Ma, s'è visto, da un errore sì.)

Capire di credere è comunque un credere di capire.

Dinamica degli specchi: può il riflesso essere alieno da chi lo guarda? Ogni immagine speculare del sé comprende l'imperfezione della superficie su cui si riflette.
Se anche questa superficie fosse la mente, la percezione è il medio termine, assieme alla mente.
Piacersi è un riflessivo, noi non piacciamo agli specchi, sono i riflessi che ci piacciono o non piacciono...
Ciò che riceviamo dallo specchio è oggetto del giudizio di gusto, non lo specchio in sé: lo specchio è puro altro, è puro riflesso, le sole imperfezioni che distorcono la percezione dell'immagine, se astratte dal contesto dell'immagine ricevuta, possono sì essere oggetto di giudizio di gusto, ma richiedono una non comune e forse impossibile capacità di astrazione e oggettivazione del giudizio.
Ne consegue che la parte dell'emanazione di sé che può a maggior ragione essere oggetto del giudizio di sé stessi è quella diretta verso lo specchio, e non il ritorno.
Ma non è forse la percezione della soggettività già un riflessivo? Non è forse già il percepirsi un gesto riflessivo che pertanto comporta tutte le difficoltà e contraddizioni che scaturiscono dall'alienazione della superficie riflettente?

Così come al buio non ci si vede se almeno non ci si sente, al silenzio non ci si capisce se almeno non ci si vede.

Non calare uno specchio tra te e la tua vita.
La vita non può sorriderti, anche se tu le sorridi.
E specialmente, non può sorriderti perché tu le sorridi.
La vita è senza volto, la vita non si muove e non sorride, noi ci muoviamo in essa e siamo noi ad affacciarci dietro la sua maschera e a sorriderci.
La vita è indifferente, non ti consola mentre piangi.

Forma del bello è la completa indifferenza al brutto.

Altrove si può vivere, ma mai splendere.

Non mi fraintendere, non è che io abbia qualcosa contro la vita, è semplicemente che non ho nulla contro la morte.

La morte non gioca a dadi. A Ramino sì però.

E invece Dio? Dio non gioca a dadi? Chi l'ha detto? Mah, ci gioca eccome. Vince sempre.

Scegliere è una stronzata. Scegliere liberamente invece, quella è un'impresa.

L'amore non è un gesto, è un sentimento.
(Quindi non è che lo si fa qui e là, in qualche momento, lo si vive semplicemente ovunque sempre.)

Quando si trascorre troppo tempo con la morte davanti si finisce con l'averla dentro.

Complementarità: come salvare capra e cavoli dicendo che la capra è a dieta.

A little tiny eye with a lil black sun inside.

Non c'è mai ritorno.

Il sole rende maturi, l'esperienza rende ammaccati.

Troppo spesso si confonde il piano dell'iolofarei col piano dell'iovogliochesipossafare.

‎"La realtà? Un'utile ipotesi."
"L'irrealtà? Un'inutile finzione."

Il vivere stesso è un atto di egoismo, nel senso che il non morire comporta per forza di cose una mancanza di rispetto della volontà e delle potenzialità altrui. L'aria che respiro, è sottratta a tutti gli altri.

Ho trovato la mia moglie ideale nonché il mio marito ideale. Adesso non mi resta che 1) farli accoppiare 2) spararmi 3) sperare di reincarnarmi nel loro primogenito.

Chi è felice non è un eroe: esprimere i segni di ciò che non necessariamente ci si merita o si prova non è eroismo; semmai è trasparenza.
Il felice non è di per sé un eroe. Se è un incosciente veramente felice, è un incosciente felice. Se è un cosciente veramente felice, è un fortunato. Se è un incosciente falsamente felice, è un cretino. Se è un cosciente falsamente felice, è peggio d'un cretino.

La felicità è solo il segno della gioia, ed elevarlo a significante è segno di una cultura povera.

---

La pena non è un valore, è un costo, un modo per restituire il debito e far tornare il bilancio in pareggio. Il valore della pena è un valore puramente negativo, una retorica economistica che vorrebbe convincere al fatto che la gioia si scambia, con un dolore che è parte integrante della conquista della soddisfazione. La scala non è parte della meta. È parte solo dell'esperienza del viaggio, che può anche essere un valore in sé, ma non è consustanziale alla meta della soddisfazione o della gioia.

La retorica della vita va a braccetto con la retorica della pena: non si può non vivere e non si può non soffrire. Entrambe sono diventate ineluttabili, senza alternative, stadio dialettico senza antitesi, gradino obbligato verso una sintesi che non esiste più. Unica tesi in un processo unidirezionale.
Ci si insegna che non si può morire, e che parimenti non si può non soffrire (ma che soffrire in pubblico è peccato). L'inferno è qui.

Il controllo sociale si è spostato: dai dominanti ai dominati, dal potere alla cultura. Non c'è più bisogno di telecamere, ciascuno ha due occhi che registrano minuziosamente, e una cultura che giudica l'altro in ogni minuzioso gesto. Il ruolo del custodito e del custode s'è spostato, ciascuno controlla tutti gli altri ed è dagli altri controllato. L'inferno sono gli altri.

Il controllo sociale è ulteriormente trasfigurato nella logica dell'autocontrollo. Ciascuno è chiamato dalla cultura ad essere giudice di sé stesso. L'estetica trasfigura in etica, il gusto in dovere, il giusto in corretto. La nostra è una società piena di specchi, parte integrante del suo narcisismo, che costringono ognuno di noi, prima d'esporsi all'inferno dell'altrui, a passare il vaglio dell'inferno in noi. Autorepressione, per evitare la repressione dell'altro, che a sua volta si è sviluppata per adeguazione rispetto a una repressione dall'alto. L'inferno siamo noi.

---

Cerco un modo distruttivo per sfogare le mie frustrate speranze di costruzione.

Perfino nei sogni la batteria della macchina fotografica si sta esaurendo. Ma ho scattato le più belle foto della mia vita.

Così scrivo: lancio in alto un pugno di parole, quelle che mi vengono in mente, le guardo svolazzare un po', e quelle che volano meglio lascio che si posino.
E si sa, le farfalle si posano sul bagnato.

Sto per giungere alla conclusione che emozioni, sentimenti e tutte quelle altre belle cosine non sono altro che nomi poetici che la nostra cultura appioppa ad istinti evolutivamente motivati: istinti che dunque non sono irrazionali, solo, la loro razionalità non è la nostra.

La razionalità della carne batte a caldo.

Si bussa sempre al freddo.

Il terreno della neutralità non è umano - così come quello della pace. E stanco di utopie di ultraumanità cerco il mio equilibrio tra questa e l'animalità pura.
Non si cerca mai nulla senza volerlo trovare. Impegno ontologico? Commitment.

L'assenza di dolore non è piacere, ma l'assenza di piacere, almeno per chi sa cosa sia, è mancanza, pertanto dolore.

Si deve desacralizzare la triade vero-buono-bello: non tutto ciò che è vero è per ciò stesso anche bello e buono, e viceversa. Non si deve avere paura del vero solo perché può essere brutto o malvagio, come spesso è.

In senso relativo si danno fatti eticamente neutri, in senso assoluto, mai. Tuttavia, in una dimensione più assoluta ancora, la morale smette di esistere tout court.

La nostalgia è sentimento di mancanza, e ciò che manca non per forza è trascorso.

Cit. "La felicità non è un dovere morale, stronzi."

I genitori di un figlio triste passano la sua vita a provare a farsi perdonare.

Non si può distaccare la richiesta dal bisogno che la muove, o quantomeno dal desiderio.

Viva Kant: buono è l'atto che rende degni di essere felici. Ma, forse, non basta. Deve rendere degni di essere vivi.

La morte non dovrebbe richiedere una giustificazione più di quanto la vita non meriti una scusa.

Arriva il momento in cui devi fermarti e renderti conto che non ce la puoi fare.
Questo per esempio quando hai di fronte una persona che ha bisogno. In quel momento sai anche di non essere un eroe.

Cit. "Sarebbe un problema se io avessi bisogno (e lo volessi da te) di qualcosa che riempia i miei vuoti?"

Prima legge del dialogo tra i sessi: mai discutere di questioni di genere a stomaco vuoto o palle piene.

E se l'amore fosse, dopotutto, dialogo? L'ideale dell'amare una persona per come essa semplicemente-è, è-semplicemente sbagliato. Pretendere di amare una persona come essa è [sottinteso già] significa impegnarsi nell'ipotesi che le persone siano fondamentalmente statiche.
E se l'amore fosse, dopo tutto, amare non per come si è, ma per come si potrebbe diventare? Amare le potenzialità, le possibilità, e non semplicemente i risultati già ottenuti. In linea con un'Eros come mancanza, in stile Platonico.
Tant'è che solitamente quando si conosce una persona la si ama per ciò che si potrebbe diventare assieme - non per ciò che la persona è sempre stata, indipendentemente da ogni altra cosa. Quella è ammirazione, stima.
Se così è, l'amore è fiducia, e si sviluppa dapprima nel pregustare un edificio da costruire assieme che non esiste ancora, più tardi nel costruirlo, infine nell'abitarlo. In un processo tendenzialmente infinitamente perfettibile e dinamico, in cui nessuno è nulla tranne ciò che è diventato.
L'ideale di cui sopra è guidato da un sentimento forse di egoismo, forse di orgoglio; minchiate della serie "io sono perfetto/a, è il mondo che è sbagliato"; che di certo non aiutano.

Io non voglio essere amato per come sono; io voglio essere amato e perciò aiutato a diventare ciò che potrei essere.

Anche per questo, amando bisogna essere non solo pronti ad abbandonare una parte di sé, ma anche bendisposti a farlo. Affezionarsi a un sé staticamente concepito è un modo un po' maldestro per innamorarsi di qualcun altro.

Le filosofe che si occupano di morale ed etica hanno modi di fare che presentano spesso analogie: tendono a pensare con l'utero.

Un fantasma si aggira per l'Europa; è vecchio ma ha abiti nuovi, e puzza maledettamente. Il suo nome è idolatria del diverso ed è un mix tra il mito del buon selvaggio e l'odio per la propria cultura.
Sul primo punto: bene, l'altro è interessante, può essere studiato, accolto, compreso, interrogato, aiutato, se la situazione lo richiede perfino fustigato e ucciso, ma tutto ciò si limita alla terza voce dell'elenco, per i fantasmi di cui parlo. La curiosità è fantastica come lo è la ricerca, ma l'amore dell'altro è buono soltanto in suo nome, non in quello dell'amore dell'altro (in quanto puro, buono, "incontaminato" eccetera).
Sul secondo punto: io sono un fan della tolleranza attiva. Non odio la mia cultura. Ne disprezzo alcune parti, alcune frange, alcune idee e alcuni prodotti, ma non credo potrei dire di odiarla. Certo non provo alcun senso di appartenenza, ma ciò non vuol dire niente. Il culto dell'altro come "colui che non è noi", forse per sognare di non essere chi si è, forse per una sorta di romanticismo età dell'oro che ci vorrebbe far dire "com'era bello", sono atteggiamenti un po' vuoti.
Non bisogna amare la propria cultura, soprattutto se amore è cecità; bisognerebbe trattarla come un figlio anche nostro, cui pagare gli alimenti e che va aiutato a crescere nel modo che la cultura stessa ci insegna a ritenere giusto. Eredità mimetiche? Forse.

La felicità non è certo un dovere, come alcune moderne etiche dell'eroismo, dello slancio e dell'onanismo vorrebbero farci credere. E, oltretutto, non sarei nemmeno così certo che sia un diritto.
Cos'è la felicità? Una situazione.

Psiconanismo.

"Sono malato di sfattofilia."

Chi ha la strada troppo chiara davanti ha sè ha solo poca fantasia.

Only respect those reasons you understand. (as soon as you're intelligent enough)

Rispetta solo le ragioni che comprendi. (se sei abbastanza intelligente)

"Quel puntino luminoso lassù è il Sole" e "L'Olocausto non è mai avvenuto". Chi non vede alcuna differenza tra queste due affermazioni, costui è il mio nemico odiato.

Amore è perdersi senza aver paura di non potersi più trovare come si era prima.

1 commento:

Mel ha detto...

"Il modo più veloce per togliere il dolore è eliminare la causa... Le cose si complicano quando la causa è un organo vitale..."

questa frase è stupendamente vera e bella! *.*