Il principe Aelibeth era pronto.
La sua armatura scintillava come un sole, il suo scudo sollevato di fronte a sé era avido di fiamme, mentre la spada già sguainata era pronta a bere sangue. Sembrava un paladino d'argento, l'elmo decorato di foglie e fiori in rilievo lasciava trasparire il barlume di due stupendi occhi azzurri.
Avanzava, a piccoli passi, verso il salone dove si trovava il suo avversario. Il peso ben saldo sulle gambe, ottantatrè chili e cinquantadue grammi di muscoli e chiappe sode, Aelibeth era decisamente pronto.
Superò due colonne di marmo, che salivano a perdita d'occhio fino a toccare l'alta volta dipinta con scene di epiche battaglie e scontri campali cui lui aveva certamente partecipato.
Visto uno specchio sulla parete, colse l'occasione per sistemarsi un po' i gambali.
Altri passi in avanti, sempre più teso e pronto allo scontro: il suo avversario si sarebbe rivelato da un momento all'altro. Il Guardiano attendeva.
- Dove sei, spiedino mio? - Disse Aelibeth, con tono canzonatorio ed evidentemente glorioso.
- Dietro di te, lattina. - Una voce potente rimbombò sulle pareti.
Il cavaliere perse tre anni di vita e balzò sul posto, girandosi e trovandosi di nuovo fronte allo specchio. Prima di incazzarsi, ne approfittò per risistemarsi l'elmo, che si era un po' inclinato.
- Pessimo scherzo, lucertola. Fatti vedere e lasciati mortadellare come si deve! -
- Io non scherzo mai. - Disse il drago, da dietro le sue spalle.
Aelibeth, in ordine: sentì un tonfo e una fiatata calda sulle spalle, vide una grossa ombra incombere sulla sua armatura lucidata e una figura riflessa nello specchio, perse altri tre anni di vita, si slanciò di lato e contemporaneamente menò un fendente laterale alla cieca.
Sentì la lama della spada toccare le scaglie del dragone, e si voltò completamente, in posizione d'attacco, a fronteggiare l'avversario.
E disse: - Finalmente ci incontriamo, gallina. -
- Perché tutto questo odio? Cosa ti ho fatto? -
- Io sono figo, tu sei un pollo, lasciati prosciuttizzare. - E fece un passo in avanti.
- Sai per caso cosa hanno fatto i Templari contro gli Olimplares, nel torneo di ieri? -
- Non cambiare discorso, montagna di carne. Ti sto per affettare e tu mi parli di quei perdenti degli Olimplares? Certo che hanno vinto i Templari, ma era ovvio: loro hanno quel figo di Ornaldo... - Disse Aelibeth con gli occhi un po' lucidi, e abbassando la punta della spada.
La voce potente del drago disse: - Ah si? Beh, sarà pure stato un figo, ma le sue ossa sono davvero pessime: le ho ancora tutte conficcate nel palato... - E, facendo una smorfia, indicò con un'unghia lunga quanto la spada la sua gola ardente.
Il cavaliere risollevò la lama, lo sguardo irato e distorto. - Cosa? Hai mangiato Ornaldo? -
- Abbrustolito, cotto, sminuzzato, tagliuzzato, minimizzato, ridotto ai minimi termini, squacquerato, sciupacchiato, liofilizzato, -
- Smettila, drago! Era un nobile cavaliere, e aveva il compito di provare ad ucciderti! Vendicherò la sua memoria nel tuo sangue. -
Lo sguardo annoiato, il Guardiano rispose - Sei libero di provarci: amo lo scatolame fresco di giornata... Però sei sicuro di volerlo davvero fare? -
- Non ha importanza: devo. Ho preso l'appuntamento! -
- A beh allora... - Rispose lui, ironico. - Però dimmi una cosa... Sai perché i cavalieri uccidono i draghi? -
- Beh, perché sono brutti e cattivi, e noi siamo più fighi, e poi perché tengono prigioniere le principesse. -
- A parte il fatto che la tua armatura è lucidata mentre le mie scaglie sono lucide e basta, e questo sarebbe sufficiente a decretare che il mio abbigliamento è assai migliore del tuo, io ho una mia personale teoria sul rapporto drago-cavaliere e cavaliere-drago. -
- Spiegati pure, ruspante. Però fai in fretta, che vorrei essere a casa per il torneo delle otto e mezza. -
- Secondo me i cavalieri sono invidiosi. Sono persone annoiate dalla vita che hanno voglia di andare a caccia di prede più grosse di loro, tanto per poter raccontare qualcosa o per lasciare un'impronta carbonizzata sul muro che dica "qui è gloriosamente stato semplificato il Principicio di turno". -
- Tu straparli, rettile. Io non sono invidioso di nessuno. Io sono felicissimo della mia vita e voglio coronarla con il tuo cuore sulla mia lama. -
- E dunque non te ne frega un pompelmo della princisecca lassù? -
- Come no? Prima infilzo te, poi salgo su ed infilzo pure lei. -
- Sai, piccolo, a cosa servono le principesse? - I grandi occhi gialli del drago erano ora a due centimetri dalla faccia elmata del Principe.
- Beh, servono... A diventare mogli dei principi! -
- Ma se sono già principesse a cosa serve loro? -
- Beh, ad uscire dal castello del drago, a vivere una vita normale con tanti bimbi e tanti maglioni di lana da fare davanti al focolare. -
- Sbagli, stagnolino mio... Le principesse servono ad essere liberate, e ad essere difese. I cavalieri servono a liberare, e ad amare. E i draghi sai a cosa servono? -
- Ad essere spiedinizzati? -
- Servono a proteggere le princisecche. -
- Beh, è vero... Non ho mai visto nessun drago mangiucchiare una principessa. - Tornò ad abbassare la lama, il braccio stanco.
- E sai da chi le difendiamo? Da te, da voi, dal mondo. Le princisecche forse sono un ideale di bellezza biondo e dalle lunghe trecce che serve a darvi qualcosa per cui credere di combattere. -
- Non ho capito un'albicocca, scorfano, parla piano che non ho nemmeno finito la terza elementare. -
- Sto dicendo che senza la princisecca qui sopra ad aspettarti, tu non saresti atteso né avresti qualcosa per cui combattere. Sto dicendo che loro vogliono essere protette e difese, e che noi Guardiani serviamo proprio a quello. Siamo Guardiani, non Cattivoni. -
Aelibeth era disorientato.
Il dragone proseguì: - Sono io quello che serve alla principessa. Qui lei ha una vita bellissima, lei non vuole andarsene. Ha a sua disposizione una sauna riscaldata da un bellissimo drago, una mensa fornita, il Bodyguard più figo e forte del mondo, una biblioteca fornita di tutto, da Topo Grigio alle Sciansondegest, da I Promossi Sposi al Rabone Bambante, un giardino reale e un modesto parco giochi. -
- Ma... Ma... -
- Niente ma. Tu, qui, sei inutile. Vattene, lattina. - E, detto ciò, il drago mollò un'affettuosa codata ad Aelibeth, scompigliandoli il cimiero.
Il cavaliere, abbattuto, (dopo essersi pettinato il cimiero), si avviò verso il portone, dove io, che avevo seguito la scena, lo aspettavo col mio consunto taccuino in mano.
Il dragone volò fino alla torre più alta, dove una luce era ancora accesa, a dare l'illusione di vita.
'Guarda te cosa ci costringe la vita a fare... Maledetto mondo.' pensò la dragonessa, e si sdraiò su un ampio letto a baldacchino.
Ma Aelibeth era più ostinato del previsto. Io lo vidi voltarsi un attimo prima di aver raggiunto il portone, infuriato. Non capiva più niente, era deluso, aveva perso ogni voglia di tornare a casa, e cominciava ad avere un prurito alla gamba destra. Salì di corsa le scale.
Trovò un ampio letto a baldacchino, con il drago addormentato profondamente. Doveva aver schiacciato la principessa sotto il suo peso, o forse l'aveva mangiata. Profonde unghiate sul muro e grosse macchie rosse e bruciature e scene di lotta, era più di quanto avesse bisogno. Scattò in avanti e piantò la lama a fondo nel petto della dragona.
Quella, sotto gli occhi alienati del Cavaliere, che si era persino dimenticato di sistemarsi l'elmo, aprì con calma gli occhi. - Sapevo che non ti sarebbero bastate le parole, le promesse. Voi uomini d'oggi avete bisogno di agire, di sangue, di credere di scegliere, di aprire le vostre porte murate e di battere i denti per il vostro stesso freddo. Tu hai freddo, piccolo mio. -
E lentamente, mentre moriva poco a poco, la dragona riprese il suo vero aspetto. Le scaglie rosse lentamente svanirono a diventare lembi di un ampio vestito, le corna si fusero in una splendida chioma ramata, e la spada rimase dov'era, infissa nel petto di Coreena, principessa.
Era bellissima.
- Sai, cavaliere, tu sei fortunato. Oggi vedrai come spesso draghi, cavalieri e principesse si confondono. Io sono drago, io sono principessa, tu sei drago, tu sei cavaliere. E quale ruolo hai scelto oggi? Tu vedi dinanzi a te una principessa che è il tuo drago, non devi temere il drago, il drago sei anche tu. - Seguì una lunga pausa. Il suo respiro era regolare, la spada tremava.
Poi, d'un tratto, respirò a fondo e morì.
Il principe, piangendo come una fontana, baciò sulla fronte la princisecca e scese dalla torre, la spada in mano ancora insanguinata.
Firmò davanti a me il contratto di morte draconica e quello di omicidio preterintenzionale di Principessa scomoda con l'aggravante di vecchiaia (per evitare beghe burocratiche) e tornò al suo cavallo.
La principessa si alzò, sbuffò, tornò drago, si sgranchì le unghie, e ridacchiò. Fregare quei sempliciotti era davvero troppo divertente. Scese nelle prigioni e continuò a torturare Coreena.
Ovviamente sto scherzando: era morta davvero.
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