Il Poeta
Tranquilla sera di Maggio, piccolo paese di campagna, circondato da strette vallate e foreste. Le luci dei lampioni spargono sulle strade una luce giallastra e sonnolenta. Tutto sembra calmo, tutto dorme, i gatti sui tetti e le lucertole nei prati, meno tre persone.
Le prime due persone sono alte, atletiche, sulla ventina, capelli cortissimi e vestiti praticamente uguali. Hanno gli stessi stivaletti neri, lo stesso sguardo sprezzante e divertito, ridono allo stesso modo.
La terza persona ha un manganello nelle costole, un occhio nero, l'altro rosso, un braccio malmesso, e ride molto meno.
Lui pensa che sia un po' poco giusto ciò che gli sta succedendo, ma pensa che tutto sommato sia prevedibile. Non si sarebbe aspettato altro, da quei due. Forse era stato poco prudente uscire di casa così tardi. In fondo tutti dovevano andare a dormire ad un'ora decente e rispettabile, vivere tra le righe e nessuno, nessuno avrebbe potuto permettersi di bere come un estuario e fumare come una vaporiera, alle tre di notte, seduto sulle scalinate del piccolo edificio comunale.
Forse però non tutti dormivano.
Un uomo sulla sessantina, affacciato alla finestra che dava proprio sulla piazza dove i due stavano dialogando col terzo, guardò nell'oscurità e si accorse che sì, quello che lo aveva svegliato era proprio il rumore di una gengiva prossima all'esplosione.
Poeta - Fermi tutti! Cosa succede qui?
Soldato Uno - Niente niente, stiamo normalizzando questo buffone.
Soldato Due - Normalizzando...
Poeta - Normalizzare? E chi pretendete di normalizzare, voialtri? Aspettate che scendo a vedere...
Il vecchio poeta scese le scale, arzillo come se avesse avuto ancora cinquant'anni. Quello che stavano tritando era probabilmente lo stesso uomo che aveva visto due giorni prima, cui tanto avrebbe voluto parlare. Era in cerca di persone di cui parlare nelle sue poesie... Da tanto tempo non usciva più di lì, e aveva scritto tutto lo scrivibile sulle uniche cose che poteva vedere dalla sua camera: tegole, laterizi, travi in legno e un brandello di cielo. Voleva aria.
Zampettò verso i tre, proprio mentre l'uomo a terra provava a mettersi a sedere e veniva orizzontalizzato nuovamente da un calcio di uno dei due gendarmi.
Poeta - Dai su su fate i bravi, non normalizzatelo troppo... Serve un po' di gente strana ogni tanto.
Blasfemo - Finalmente qualcuno di scemo quanto me! Normalizzare chi? Strano? Ma sarai tu strano, vecchiardo! Hic.
Barcollando non poco, il Blasfemo si mise a sedere schivando una nuova pedata. Era lievemente ubriaco.
Soldato uno - Senti un po' vecchio, per una volta lo scemo del villaggio ha ragione: noi stiamo facendo il nostro dovere, tu stai rompendo e lui le sta prendendo. Lascia che le cose vadano come devono andare, nonno.
Poeta - Un corno! Questo è ancora un paese civile, mi pare, dunque voi non pestate più nessuno e mi lasciate parlare con quest'uomo.
Blasfemo - Manco morto! Io torno a casa a scolarmi la mia bottiglia e a farmi una canna. Tu vai a sistemarti il pacemaker, e voi due andate in caserma a farvi le pugnette coi lanciagranate.
La seconda pedata lo schienò nuovamente.
Poeta - Eh ma tu potresti anche stare zitto ogni tanto..! Vi prego, siate gentili, promette che non lo farà più.
L'uomo a terra fece un gesto poco fine, che gli costò un dito rotto. Ululò come un coyote, ma non gli servì a molto.
Soldato uno - Va bene, tanto sappiamo dove trovarlo.
Soldato due - Trovarlo...
Blasfemo - Merda. Dalla padella alla brace.
Poeta - Veramente mi sembra che tu sia appena finito dalla brace alla merda, ma almeno questa non brucia. Dal letame nascono i fiori, ricordalo.
Blasfemo - Però puzza. Non sei consolante, vecchio... E comunque ora che si fa? Mi hanno rotto il whiskey, quelle due scimmie...
Poeta - Se vuoi, ne ho una bottiglia da me... Ci sono mio figlia e mio nipote che dormono, ma se facciamo attenzione potremo parlare tranquilli per un po'.
Blasfemo - Quanti anni ha la giovinetta?
Poeta - Trentotto. Non ci pensare, il marito fa il pugile. Ed è professoressa di filosofia, ti farebbe un culo così grande che prima di capire dove sei finito ti accorgeresti di non essere da nessuna parte.
Blasfemo - Cosa?
Poeta - Non ci pensare. Io faccio lo stesso, ma con la poesia.
Blasfemo - Sei un poeta?
Poeta - Forse. Diciamo che scrivo. Da molti anni...
Blasfemo - Solita modestia da scrittore. A cosa ti servono la modestia e la poesia, ora che hai più anni di un sasso e non ti serve nemmeno per rimorchiare?
Poeta - Mio nipote direbbe che la poesia è come un uccello: vola dove nessuno può volare, è libera e leggera come una nuvola, ma vede e sente tutto, e pure se è vecchio, riesci ad usarlo comunque e divertirti molto.
Blasfemo - Voglio conoscerlo.
Poeta - Lo so.
Entrarono nella casa del vecchietto. Era la prima volta che non era lui a zoppicare, e anzi dovette perfino aiutare il Blasfemo a salire le scale.
Gli offrì un bicchierino di Whiskey Fataverde e si sedettero in soggiorno.
Le prime due persone sono alte, atletiche, sulla ventina, capelli cortissimi e vestiti praticamente uguali. Hanno gli stessi stivaletti neri, lo stesso sguardo sprezzante e divertito, ridono allo stesso modo.
La terza persona ha un manganello nelle costole, un occhio nero, l'altro rosso, un braccio malmesso, e ride molto meno.
Lui pensa che sia un po' poco giusto ciò che gli sta succedendo, ma pensa che tutto sommato sia prevedibile. Non si sarebbe aspettato altro, da quei due. Forse era stato poco prudente uscire di casa così tardi. In fondo tutti dovevano andare a dormire ad un'ora decente e rispettabile, vivere tra le righe e nessuno, nessuno avrebbe potuto permettersi di bere come un estuario e fumare come una vaporiera, alle tre di notte, seduto sulle scalinate del piccolo edificio comunale.
Forse però non tutti dormivano.
Un uomo sulla sessantina, affacciato alla finestra che dava proprio sulla piazza dove i due stavano dialogando col terzo, guardò nell'oscurità e si accorse che sì, quello che lo aveva svegliato era proprio il rumore di una gengiva prossima all'esplosione.
Poeta - Fermi tutti! Cosa succede qui?
Soldato Uno - Niente niente, stiamo normalizzando questo buffone.
Soldato Due - Normalizzando...
Poeta - Normalizzare? E chi pretendete di normalizzare, voialtri? Aspettate che scendo a vedere...
Il vecchio poeta scese le scale, arzillo come se avesse avuto ancora cinquant'anni. Quello che stavano tritando era probabilmente lo stesso uomo che aveva visto due giorni prima, cui tanto avrebbe voluto parlare. Era in cerca di persone di cui parlare nelle sue poesie... Da tanto tempo non usciva più di lì, e aveva scritto tutto lo scrivibile sulle uniche cose che poteva vedere dalla sua camera: tegole, laterizi, travi in legno e un brandello di cielo. Voleva aria.
Zampettò verso i tre, proprio mentre l'uomo a terra provava a mettersi a sedere e veniva orizzontalizzato nuovamente da un calcio di uno dei due gendarmi.
Poeta - Dai su su fate i bravi, non normalizzatelo troppo... Serve un po' di gente strana ogni tanto.
Blasfemo - Finalmente qualcuno di scemo quanto me! Normalizzare chi? Strano? Ma sarai tu strano, vecchiardo! Hic.
Barcollando non poco, il Blasfemo si mise a sedere schivando una nuova pedata. Era lievemente ubriaco.
Soldato uno - Senti un po' vecchio, per una volta lo scemo del villaggio ha ragione: noi stiamo facendo il nostro dovere, tu stai rompendo e lui le sta prendendo. Lascia che le cose vadano come devono andare, nonno.
Poeta - Un corno! Questo è ancora un paese civile, mi pare, dunque voi non pestate più nessuno e mi lasciate parlare con quest'uomo.
Blasfemo - Manco morto! Io torno a casa a scolarmi la mia bottiglia e a farmi una canna. Tu vai a sistemarti il pacemaker, e voi due andate in caserma a farvi le pugnette coi lanciagranate.
La seconda pedata lo schienò nuovamente.
Poeta - Eh ma tu potresti anche stare zitto ogni tanto..! Vi prego, siate gentili, promette che non lo farà più.
L'uomo a terra fece un gesto poco fine, che gli costò un dito rotto. Ululò come un coyote, ma non gli servì a molto.
Soldato uno - Va bene, tanto sappiamo dove trovarlo.
Soldato due - Trovarlo...
Blasfemo - Merda. Dalla padella alla brace.
Poeta - Veramente mi sembra che tu sia appena finito dalla brace alla merda, ma almeno questa non brucia. Dal letame nascono i fiori, ricordalo.
Blasfemo - Però puzza. Non sei consolante, vecchio... E comunque ora che si fa? Mi hanno rotto il whiskey, quelle due scimmie...
Poeta - Se vuoi, ne ho una bottiglia da me... Ci sono mio figlia e mio nipote che dormono, ma se facciamo attenzione potremo parlare tranquilli per un po'.
Blasfemo - Quanti anni ha la giovinetta?
Poeta - Trentotto. Non ci pensare, il marito fa il pugile. Ed è professoressa di filosofia, ti farebbe un culo così grande che prima di capire dove sei finito ti accorgeresti di non essere da nessuna parte.
Blasfemo - Cosa?
Poeta - Non ci pensare. Io faccio lo stesso, ma con la poesia.
Blasfemo - Sei un poeta?
Poeta - Forse. Diciamo che scrivo. Da molti anni...
Blasfemo - Solita modestia da scrittore. A cosa ti servono la modestia e la poesia, ora che hai più anni di un sasso e non ti serve nemmeno per rimorchiare?
Poeta - Mio nipote direbbe che la poesia è come un uccello: vola dove nessuno può volare, è libera e leggera come una nuvola, ma vede e sente tutto, e pure se è vecchio, riesci ad usarlo comunque e divertirti molto.
Blasfemo - Voglio conoscerlo.
Poeta - Lo so.
Entrarono nella casa del vecchietto. Era la prima volta che non era lui a zoppicare, e anzi dovette perfino aiutare il Blasfemo a salire le scale.
Gli offrì un bicchierino di Whiskey Fataverde e si sedettero in soggiorno.
Ewan
Poeta - Mio nipote si chiama Ewan, e avrai tra poco occasione di conoscerlo. Sempre che non sia andato a dormire al fiume, come ieri notte. Ma in genere non si ripete mai.
Difatti lo trovò, che dormiva sotto il letto.
Blasfemo - Come sarebbe a dire sotto il letto?
Poeta - Beh, è il contrario di sopra.
Ewan - Sotto. Ho scoperto che sopra il letto si dorme, sotto il letto si sogna. Come la capra, hai presente? Solo che lei sopra vive, sotto crepa. E, se si dorme sopra il letto e se dormire è vivere, allora dormire sotto il letto non può che comportare l'inversione di uno dei primi concetti. Pertanto sotto si sogna molto meglio. Inoltre, non si ha più paura di dormire: l'uomo nero sotto il letto non c'è più, perché sotto il letto ci sono io. E un uomo nero che dorme sopra il letto fa molta meno paura, e poi sai di poterlo spaventare. Dà un certo tono di sicurezza il sapere che si è uomini neri per qualcun altro, ogni tanto. Se tu sapessi di spaventare ciò che ti fa paura, automaticamente avresti meno paura di lui di quanta ne avresti se lui non ti temesse. Ma visto che la cosa è reciproca, nessuno ha più paura, e dormiamo entrambi tranquilli e contenti.
Blasfemo - ...
Poeta - Né che figliuolo?!
Blasfemo - Cioè ma tu pensi tutte queste cose per una semplice ronfata? Ma io non mi faccio degli svarii simili nemmeno sotto oppio! Alla faccia della mamma filosofa..!
Ewan - No, mi sono inventato tutto adesso. Però suonava bene, vero nonno?
Poeta - Certo Ewan. Beh, io ho invitato ad entrare il nostro amico qui presente per scambiare due chiacchiere. Mentre noi ciarliamo un po', che ne dici di portarmi un po' di acqua fredda? Bene, passiamo a noi.
Blasfemo - Non vedevo l'ora.
Poeta - Perché ti stavano normalizzando, quei due?
Blasfemo - Beh, diciamo che ho fatto cose poco carine. Tipo bere come un cormorano, fumare come una ciminiera, farmi le donne altrui...
Poeta - Hai deciso di non arrossire. Hai ucciso un po' di scrupoli. E ti piace?
Blasfemo - Forse Dio arrossisce quando prende le donne altrui? È forse arrossito quando si è portato via la mia Marianna? L'ha portata giù con se nella sua fossa, Dio non è in alto, è nella terra e nei vermi che mangiano ciò che amiamo. Non che ciò lo renda meno importante.
Poeta - Interessante... Mia figlia direbbe che Dio è morto e non è mai nato, mio nipote direbbe che sei scemo, però interessante.
Ewan - No, non dico che sei scemo, dico solo che se fossi scemo quanto sei scemo mi piacerebbe venirti a trovare nel paese degli scemi per vedere quanto è normale rispetto a te.
Blasfemo - Ti prego, sono le quattro, io sono ubriaco e sono appena stato pestato, puoi non parlare come un maledetto profeta?
Ewan - Bella zio.
Poeta - Ma torniamo a te...
Blasfemo - Beh, non c'è molto altro da dire... Se non che avrei preferito essere fuori, steso sul selciato. Magari la giustizia non ha molto senso per me, ma per tutte le altre persone rispettabili di questo buco ne ha.
Poeta - Quei due non sono la giustizia. Quei due sono solo il piolo piantato nel tuo piede che cerca di far sì che il tuo cuore ormai malato non vada troppo lontano dalla testa.
Blasfemo - Io in questa casa morirei dopo due giorni. Vi prego, fatemi andare a cercare quei due poliziotti.
Poeta - No no no, sei troppo interessante. Non te ne andrai da qui per almeno due o tre ore.
Ewan - Giusto il tempo necessario ad impazzire...
Blasfemo - Altro whiskey.
Ewan - Trucioli.
Blasfemo - Perché trucioli?
Ewan - Non so.
Blasfemo - Qui siete tutti fuori.
Eyrin - Non è un po' paradossale?
Blasfemo - Cosa non lo è?
Poeta - Cominci a ragionare...
Ewan - Ovvero finisci di farlo.
Poeta - Comunque, caro il mio ometto pesto, ti presento mia figlia Eyrin.
I due si presentano. Lei è di media bassezza e ha uno sguardo addormentato e totalmente perso.
Eyrin - E così tu sei il fattone del villaggio?
Blasfemo - Solo nel tempo libero.
Eyrin - Lo definisci tale perché è l'uso che ne fai?
Il suo cervello, lubrificato dal whiskey, pensò rapidamente ad una risposta.
Blasfemo - Ovviamente.
Eyrin - Papà, tu prendi appunti. Verranno fuori almeno tre canzoni e novantotto poesie da questa creatura... Hai da fare per un annetto.
Blasfemo - Mi sembra quasi di donarmi alla ricerca poetica...
Eyrin - Su su, non è così terribile.
Poeta - Hai parlato prima di libertà. Cos'è per te?
Blasfemo - Libertà è fare ciò che non è ingiusto senza provare sensi di colpa, è fumare come una torpediniera ed è pure bere come un tonno.
Ewan - Hai ragione, ma sei sicuro di non essere già stato inscatolato?
Blasfemo - Em... Io...
Ewan - Altro lubrificante?
Blasfemo - No no... Vabbé dai sì...
Ewan - Ecco. Hai mai sentito parlare del giardino incantato?
Blasfemo - Oh si, e ci sono anche stato molte volte. C'è pure una panchina col mio nome sopra...
Ewan - Già, e sotto cosa c'è?
Blasfemo - Un uomo nero?
Ewan - Precisamente... E pensa, se il giardino incantato è al di sopra della realtà, cosa si troverà al di sotto della panca? Il contrario di ciò che ci si troverebbe se fosse nel mondo reale. La capra, di conseguenza, dove si metterà?
Blasfemo - Sotto...
Eyrin - E tu che ci sei sopra, chi sei?
Blasfemo - L'uomo nero. No però, cosa mi fate dire?
Cominciava ad agitarsi. Si era alzato in piedi, e aveva cominciato a camminare i tondo, improvvisamente trascurando tutti i suoi dolori.
Eyrin - Se vivi in un mondo alla rovescia, devi vivere alla rovescia.
Blasfemo - Ma Dio ha fatto questo mondo in modo da poterci vivere coi piedi per terra e la testa verso il cielo!
Eyrin - Dio è morto, e in ogni caso tu non vivi qui.
Blasfemo - Morto stopesce, è vivo e vegeto.
Eyrin - Forse nel Giardino, ma solo perché da questa parte è morto. Pensa: tu sogneresti mai un posto senza Dio? No, perché hai bisogno di lui. Allora nel Giardino Dio esiste. Ma dato che il Giardino è il contrario del mondo reale, qui Dio non esiste.
Blasfemo - Fottuti razionalisti.
Eyrin - È solo un'altra mela che si offre alle tue mani vecchie.
Blasfemo - Vecchia sarai tu, impietrita nei dogmi che altri hanno cantato nella tua testa.
Eyrin - Non confondiamo soggetti e oggetti, per piacere... Il Giardino è Incantato anche perché nessuno canta di lui. È appunto In-Cantato. Se tu comincerai a cantare di lui, forse deciderà di scorrere alla rovescia.
Blasfemo - Ho altro da fare, che cantare...
Eyrin - Già: fumare e bere.
Blasfemo - Come un turco e come un russo.
Eyrin - Tu sai cantare?
Blasfemo - Solo da sbronzo.
Ewan - Perciò sì.
Poeta - Tu taci, scriciolo.
Ewan - Tu scrivi, vecchio.
Blasfemo - E io canto, stronzi.
Difatti lo trovò, che dormiva sotto il letto.
Blasfemo - Come sarebbe a dire sotto il letto?
Poeta - Beh, è il contrario di sopra.
Ewan - Sotto. Ho scoperto che sopra il letto si dorme, sotto il letto si sogna. Come la capra, hai presente? Solo che lei sopra vive, sotto crepa. E, se si dorme sopra il letto e se dormire è vivere, allora dormire sotto il letto non può che comportare l'inversione di uno dei primi concetti. Pertanto sotto si sogna molto meglio. Inoltre, non si ha più paura di dormire: l'uomo nero sotto il letto non c'è più, perché sotto il letto ci sono io. E un uomo nero che dorme sopra il letto fa molta meno paura, e poi sai di poterlo spaventare. Dà un certo tono di sicurezza il sapere che si è uomini neri per qualcun altro, ogni tanto. Se tu sapessi di spaventare ciò che ti fa paura, automaticamente avresti meno paura di lui di quanta ne avresti se lui non ti temesse. Ma visto che la cosa è reciproca, nessuno ha più paura, e dormiamo entrambi tranquilli e contenti.
Blasfemo - ...
Poeta - Né che figliuolo?!
Blasfemo - Cioè ma tu pensi tutte queste cose per una semplice ronfata? Ma io non mi faccio degli svarii simili nemmeno sotto oppio! Alla faccia della mamma filosofa..!
Ewan - No, mi sono inventato tutto adesso. Però suonava bene, vero nonno?
Poeta - Certo Ewan. Beh, io ho invitato ad entrare il nostro amico qui presente per scambiare due chiacchiere. Mentre noi ciarliamo un po', che ne dici di portarmi un po' di acqua fredda? Bene, passiamo a noi.
Blasfemo - Non vedevo l'ora.
Poeta - Perché ti stavano normalizzando, quei due?
Blasfemo - Beh, diciamo che ho fatto cose poco carine. Tipo bere come un cormorano, fumare come una ciminiera, farmi le donne altrui...
Poeta - Hai deciso di non arrossire. Hai ucciso un po' di scrupoli. E ti piace?
Blasfemo - Forse Dio arrossisce quando prende le donne altrui? È forse arrossito quando si è portato via la mia Marianna? L'ha portata giù con se nella sua fossa, Dio non è in alto, è nella terra e nei vermi che mangiano ciò che amiamo. Non che ciò lo renda meno importante.
Poeta - Interessante... Mia figlia direbbe che Dio è morto e non è mai nato, mio nipote direbbe che sei scemo, però interessante.
Ewan - No, non dico che sei scemo, dico solo che se fossi scemo quanto sei scemo mi piacerebbe venirti a trovare nel paese degli scemi per vedere quanto è normale rispetto a te.
Blasfemo - Ti prego, sono le quattro, io sono ubriaco e sono appena stato pestato, puoi non parlare come un maledetto profeta?
Ewan - Bella zio.
Poeta - Ma torniamo a te...
Blasfemo - Beh, non c'è molto altro da dire... Se non che avrei preferito essere fuori, steso sul selciato. Magari la giustizia non ha molto senso per me, ma per tutte le altre persone rispettabili di questo buco ne ha.
Poeta - Quei due non sono la giustizia. Quei due sono solo il piolo piantato nel tuo piede che cerca di far sì che il tuo cuore ormai malato non vada troppo lontano dalla testa.
Blasfemo - Io in questa casa morirei dopo due giorni. Vi prego, fatemi andare a cercare quei due poliziotti.
Poeta - No no no, sei troppo interessante. Non te ne andrai da qui per almeno due o tre ore.
Ewan - Giusto il tempo necessario ad impazzire...
Blasfemo - Altro whiskey.
Ewan - Trucioli.
Blasfemo - Perché trucioli?
Ewan - Non so.
Blasfemo - Qui siete tutti fuori.
Eyrin - Non è un po' paradossale?
Blasfemo - Cosa non lo è?
Poeta - Cominci a ragionare...
Ewan - Ovvero finisci di farlo.
Poeta - Comunque, caro il mio ometto pesto, ti presento mia figlia Eyrin.
Eyrin
I due si presentano. Lei è di media bassezza e ha uno sguardo addormentato e totalmente perso.
Eyrin - E così tu sei il fattone del villaggio?
Blasfemo - Solo nel tempo libero.
Eyrin - Lo definisci tale perché è l'uso che ne fai?
Il suo cervello, lubrificato dal whiskey, pensò rapidamente ad una risposta.
Blasfemo - Ovviamente.
Eyrin - Papà, tu prendi appunti. Verranno fuori almeno tre canzoni e novantotto poesie da questa creatura... Hai da fare per un annetto.
Blasfemo - Mi sembra quasi di donarmi alla ricerca poetica...
Eyrin - Su su, non è così terribile.
Poeta - Hai parlato prima di libertà. Cos'è per te?
Blasfemo - Libertà è fare ciò che non è ingiusto senza provare sensi di colpa, è fumare come una torpediniera ed è pure bere come un tonno.
Ewan - Hai ragione, ma sei sicuro di non essere già stato inscatolato?
Blasfemo - Em... Io...
Ewan - Altro lubrificante?
Blasfemo - No no... Vabbé dai sì...
Ewan - Ecco. Hai mai sentito parlare del giardino incantato?
Blasfemo - Oh si, e ci sono anche stato molte volte. C'è pure una panchina col mio nome sopra...
Ewan - Già, e sotto cosa c'è?
Blasfemo - Un uomo nero?
Ewan - Precisamente... E pensa, se il giardino incantato è al di sopra della realtà, cosa si troverà al di sotto della panca? Il contrario di ciò che ci si troverebbe se fosse nel mondo reale. La capra, di conseguenza, dove si metterà?
Blasfemo - Sotto...
Eyrin - E tu che ci sei sopra, chi sei?
Blasfemo - L'uomo nero. No però, cosa mi fate dire?
Cominciava ad agitarsi. Si era alzato in piedi, e aveva cominciato a camminare i tondo, improvvisamente trascurando tutti i suoi dolori.
Eyrin - Se vivi in un mondo alla rovescia, devi vivere alla rovescia.
Blasfemo - Ma Dio ha fatto questo mondo in modo da poterci vivere coi piedi per terra e la testa verso il cielo!
Eyrin - Dio è morto, e in ogni caso tu non vivi qui.
Blasfemo - Morto stopesce, è vivo e vegeto.
Eyrin - Forse nel Giardino, ma solo perché da questa parte è morto. Pensa: tu sogneresti mai un posto senza Dio? No, perché hai bisogno di lui. Allora nel Giardino Dio esiste. Ma dato che il Giardino è il contrario del mondo reale, qui Dio non esiste.
Blasfemo - Fottuti razionalisti.
Eyrin - È solo un'altra mela che si offre alle tue mani vecchie.
Blasfemo - Vecchia sarai tu, impietrita nei dogmi che altri hanno cantato nella tua testa.
Eyrin - Non confondiamo soggetti e oggetti, per piacere... Il Giardino è Incantato anche perché nessuno canta di lui. È appunto In-Cantato. Se tu comincerai a cantare di lui, forse deciderà di scorrere alla rovescia.
Blasfemo - Ho altro da fare, che cantare...
Eyrin - Già: fumare e bere.
Blasfemo - Come un turco e come un russo.
Eyrin - Tu sai cantare?
Blasfemo - Solo da sbronzo.
Ewan - Perciò sì.
Poeta - Tu taci, scriciolo.
Ewan - Tu scrivi, vecchio.
Blasfemo - E io canto, stronzi.
La Ballata Del Blasfemo
Perdono, aiutatevi a perdonarmi
L'un l'altro con mani dal nulla
Ad assorbire ogni invisibile
Lo straniero sulla tua culla
Che mentre tutto dorme
Non senti ma ti sa sentire
E da grande trovi tra le tue coperte
Io mi volevo solamente divertire.
Se non so cantare imparerò
Voglio un prato caldo dove andare
E una notte candida per te
Una notte candida da amare
Non tutti i fiori nascono
E un poeta che li vede
Come il tuo castello
Che non ha porte: lui le chiude.
E la ballata del Blasfemo
Zigzagando per vie storte
O sono io che sono morto
Oppure loro sono morte,
Sentitemi e venite,
A trovarmi nel Giardino
È tutto qui tra le mie braccia
O ciò che stringo è il mio cuscino;
Mi manchi mi manchi
Terra di dove e di Follie
Terra di lacrime e di giunchi
Dove senso hanno le mie
Chiudiamo in bellezza
Con un bacio sulle labbra
Per diluire l'amarezza.
Perdono, aiutatevi a perdonarmi
L'un l'altro con mani dal nulla
Ad assorbire ogni invisibile
Lo straniero sulla tua culla
Che mentre tutto dorme
Non senti ma ti sa sentire
E da grande trovi tra le tue coperte
Io mi volevo solamente divertire.
Se non so cantare imparerò
Voglio un prato caldo dove andare
E una notte candida per te
Una notte candida da amare
Non tutti i fiori nascono
E un poeta che li vede
Come il tuo castello
Che non ha porte: lui le chiude.
E la ballata del Blasfemo
Zigzagando per vie storte
O sono io che sono morto
Oppure loro sono morte,
Sentitemi e venite,
A trovarmi nel Giardino
È tutto qui tra le mie braccia
O ciò che stringo è il mio cuscino;
Mi manchi mi manchi
Terra di dove e di Follie
Terra di lacrime e di giunchi
Dove senso hanno le mie
Chiudiamo in bellezza
Con un bacio sulle labbra
Per diluire l'amarezza.
Cantò a lungo, barcollando verso casa. Gabbia di matti.
Pietro Pasotti, liberamente tratto da opere di De André.
Pietro Pasotti, liberamente tratto da opere di De André.
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