Prima di balzare nel vivo del discorso, devo fare qualche piccola premessa. Non mi ritengo in grado di fare dell'alta filosofia, né è mia intenzione farne. Voglio solamente riflettere e, possibilmente, far riflettere. L'intera riflessione qui riportata non è inoltre da attribuirsi esclusivamente a me o comunque ad una persona particolare, è una ricerca nei confronti del problema generale che sto cercando di esaminare.
Bene. Andiamo subito al punto.
Responsabilità. Altruismo ed egoismo, guerra e pace.
Individuo da qualche tempo una strana ed inquietante equivalenza tra guerra e altruismo e tra pace ed egoismo, contrariamente a quanto comunemente ci si aspetterebbe e in modo tale da porre un dilemma morale sotto gli occhi: visti da questo punto di vista due attributi normalmente considerati benigni vengono associati contro ogni aspettativa a due maligni.
Mi spiego meglio.
Un individuo, ogni individuo, dotato delle proprie capacità, deve compiere ogni giorno o forse ogni momento una scelta tra due strade opposte: dedicare le proprie capacità a sé stesso o agli altri.
Ciò che ho appena detto può essere quanto di più banale e sbagliato sia mai stato detto. Mi spiego meglio.
Cominciando dal macroscopico, ogni persona può svolgere una vita orientata alla realizzazione personale, alla ricerca della pace interiore, seguendo il cuore e le personali inclinazioni, con tranquillità e calma, umiltà. Chiamiamo questo modo di vivere "Pace". Altrimenti, può scegliere di dedicarsi a cose che la cultura comune ci impone come lodevolissime e anzi consigliabili come il progresso della società, il benessere di tutti, la pace nel mondo, la fine della povertà e mille altre bellissime cose. Chiamiamo questo modo di vivere "Guerra", anche se con questo non intendo assolutamente sminuirne il valore o la portata, bensì sottolinearne il carattere più attivo e intraprendente: chi sceglie questa strada ha davanti una vita densa di scelte e di atti di forza, di volontà.
A prima vista, risulta ovvia l'identificazione della Pace con l'egoismo, e della Guerra con l'altruismo.
Io sono un sognatore e mi piace credere che vivere in Guerra sia una cosa bella e piena, che può dare un senso alla vita e può gonfiarla di responsabilità, di soddisfazioni e di bellezza.
Io sono un sognatore e credo che vivere in Pace sia una cosa bella e piena, ugualmente carica di significato e ricca di esperienza, anche se può essere interpretata come una cristallizzazione o una stasi.
Poniamo un caso limite. (Giusto perché è inutile girarci attorno: è l'esperienza personale che ci pone davanti i problemi che abbiamo più bisogno di risolvere.)
Un giovane di diciannove anni si trova davanti a un bivio.
Ama l'arte, è un poeta innamorato della bellezza, della spontaneità e soprattutto dell'amore.
Ha ottimi risultati scolastici in ogni materia.
I professori sostengono che proseguire per la strada dell'arte sia uno spreco: una "mente come la sua" dovrebbe studiare scienza e salvare milioni di persone dall'AIDS, dal cancro e da un'orribile morte in generale. Dovrebbe laurearsi in astrofisica nucleare, scoprire il moto perpetuo e risolvere la fame nel mondo e ancorare l'umanità al suo pianetino.
Io non mi sento egoista. Sono stato altruista fino a quasi morire e sento che per quello in cui credo lo rifarei e giungerei alle conclusioni. Ciò non esclude che proprio queste esperienze avrebbero potuto condurmi all'egoismo, ma credo di sapere quello che dico quando sostengo che io non sono un irresponsabile.
E la mia responsabilità qual è? Dovrei forse lasciare morire milioni di persone? Dovrei forse trascurare la mia vita in favore di quelle che salverò?
Non sto facendo luoghi comuni o parlando per frasi facili, è tutta realtà.
La POTENZIALITÀ che è racchiusa in me può esplodere sotto varie forme.
Magari, se studiassi scienze, potrei veramente salvare milioni di persone.
Magari invece mi dimostrerò non all'altezza delle aspettative di tutti (anche mie, perché no?) e le mie potenzialità si esauriranno nel tentativo di raggiungere un obiettivo troppo lontano.
Magari invece saranno proprio i miei desideri ad impedirmi di vivere in modo completo una vita che è stata la responsabilità a scegliere per me, lasciandomi così consumato e infranto, di fronte a un muro di problemi che non ho voluto io.
Magari, se coltivassi i miei interessi, potrei diventare bravo, fare un mucchio di soldi e con quelli salvare comunque tanta gente o incoraggiare (borse di studio, premi...) persone più motivate e brave di me a fare al posto mio ciò che il mio cuore non mi dice di fare.
Magari invece anche lì non sarei all'altezza delle aspettative e fallirei miseramente, facendo la fame che avrei potuto scongiurare studiando altro.
Magari invece il mio cuore si sbaglia, come si è sbagliato altre volte e tutto ciò che penso è un frutto di qualche scheggia ormonale impazzita.
O no?
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento