martedì 14 dicembre 2010

N. e W.

Baffetti in aria, un ometto basso e dallo sguardo sicuro di sé, è seduto davanti a un altro omo decisamente più carino e un po' meno minaccioso, sdraiato per terra. Quello sdraiato strabuzza gli occhi; ha appena ripreso conoscenza. Vede due grossi baffi sovrastarlo, e per poco non sviene di nuovo. Spalanca gli occhi e strilla
-Aaaaaah!
-Beh?
-Ah ma sei un uomo! Oh cristo, temevo fossi Davy Jones o qualche bestia infernale, temevo di essere morto. Ho la testa in pappa.
-Cristo non esiste, e dio è morto. Comunque sono Nietzsche.
Non gli tende la mano. L'uomo a terra si tira a sedere e dice
-Io sono Ludwig, e vorrei sapere cosa mi è successo. Sei stato tu a portarmi qui?
-No.
-E allora come ci siamo finiti? Non vedo porte...
-Non lo so.
-E non ci sono nemmeno finestre.
-Lo so.
Continua a fissarlo sempre dritto negli occhi, mentre invece Ludwig si guarda attorno ancora grattandosi la testa dove un vistoso bernoccolo giace violaceo.
-Da quanto sei qui?
-Da quanto lo sei tu penso, mi sono svegliato poco fa.
-Ah.
-B.
-C.
-D.
-E.
-Eh?
-Ee...
-A.
-B.
-Cazzo smettila.
-Ok.
Al che Ludwig si alza e fa il giro della piccola stanzetta, tastando le pareti in cerca di aperture. C'è una piccola lampadina che pende dal soffitto, e al centro del pavimento ci sono due piccole biglie, una bianca e una nera.
Nietzsche si alza, si mette pomposo davanti a Ludwig, e lo fissa intensamente all'altezza dello sterno, finché Ludwig non si decide ad abbassarsi per poterlo guardare negli occhi.
-Così va meglio. Sei troppo alto.
-No, sei tu che sei basso.
-Lo dici solo perché sei alto.
-E tu di fatto lo dici perché sei basso.
-Non ci sono fatti.
-Come no? Dovresti conoscere mio cugino! Una volta era con sette biondone platinate e un nano di colore, e tirò più coca lui che il clown del McDonald's, e quando arrivai io...
-Non mi interessa. Intendevo dire che non esistono certezze.
-E questo è certo?
-Forse.
-Risposta di merda.
-Questa è una tua interpretazione, e le interpretazioni non mi riguardano.
-Secondo me se non esistessero fatti non potresti conoscere il mondo, ma solo le sue possibili configurazioni.
-No.
-Quelle due palline potrebbero essere altrimenti, ma sono così, e questo è un fatto, o puoi tu negare che la pallina bianca è alla destra della pallina nera?
-Solo perché noi siamo da questa parte della stanza.
-Fatto sta che tra loro e noi esistono precise relazioni, e pure tra le due palline. Loro sono a distanza di mettiamo due centimetri, e tra noi e loro ci sono due metri. E questo è un fatto.
-No.
-E come mai?
-Perché no.
-Non è un'argomentazione razionale.
-Dio è morto, e l'ha ucciso una cazzata come quella che hai appena detto.
-Non insultiamo adesso...
-Fottiti. Io può.
-Smettila o ti picchio.
-Non smetto perché ho paura che tu mi picchi, smetto perché ho voglia di smettere.
-Sarà...
(Thud)
-Ahia! Ma... Nietzsche! Ti sembra il caso di tirarmi un pugno? Perché l'hai fatto?
-Ma io non ti ho tirato nessun pugno...
-Ma non dir palle, ti ho visto benissimo!
-Tu sei certamente pazzo. Non ricordo di averti tirato alcun pugno... E poi la tua è un'interpretazione. Il pugno dovrebbe essere un fatto, secondo quanto tu hai sostenuto prima, mentre in realtà la configurazione che sussiste in questo momento è la stessa di due minuti fa: le distanze tra la mia mano e la tua faccia sono sempre le stesse, la verità è immutata, e io non ti ho dato nessun pugno.
-In questo istante no, ma pochi secondi fa mi hai colpito, e il tuo arto destro è entrato in collisione con la mia mascella.
-Puoi dimostrarlo?
-Guarda il livido!
-Ok, allora diciamo che io ti abbia tirato un pugno, e l'ho fatto solo perché avevo voglia, non perché io provassi alcuna emozione nei tuoi confronti, sia chiaro, quel pugno secondo te è un fatto?
-Sì.
-Ovvero?
-È stato l'attuarsi di una possibilità che avrebbe benissimo potuto non esserci: in infiniti mondi alternativi tu mi hai colpito in altri punti o non mi hai colpito affatto, o addirittura io ho colpito te.
-E tu come sai quale mondo stai seguendo?
-Perché so cos'è successo. Lo stato di cose, tuttora invariato, è diventato un certo fatto e non un altro. L'oggetto "pugno" si è avventato sull'oggetto "faccia di Ludwig".
-Che noia, parli difficile.
-È concepibile che il pugno sia sulla mia faccia, di conseguenza è possibile che lo sia. Non posso pensare al tuo pugno senza considerare la possibilità che sia in contatto con la mia mandibola con una forza di dieci Newton.
-Newton doveva essere piuttosto sminchio se un suo pugno vale un decimo dei miei.
Nietzsche si ringalluzzì notevolmente.
-Sai benissimo di cosa parlo.
-Forse.
-Sei d'accordo con quello che ho detto prima?
-No. Non concepisco l'idea che il tuo pugno possa essere sulla mia faccia: primo, non lo è, secondo, anche se lo fosse, il nostro dire che lo è sarebbe una nostra interpretazione, e un terzo potrebbe benissimo sostenere che non è così e noi non potremmo avere modo di confutare questa sua ipotesi.
(Thud)
-Non mi hai fatto male.
-Adesso lo concepisci?
-Forse.
-Ti ho tirato un pugno?
-Può darsi.
Ludwig comincia ad irritarsi. Raccoglie una delle due palline.
-Questa, la vedi? È nera?
-No.
-Come no? La vedi? La vedi?
-Sì.
-Di che colore è?
-Bianco.
Si volta, sconsolato.
-Non è possibile...
-Invece sì.
-Perché?
-Perché io la vedo come bianca.
-Non è possibile... I fotoni la colpiscono e rimbalzano verso i nostri occhi allo stesso modo...
-Forse.
-Sei tu che vuoi vederla bianca!
-Io la vedo bianca.
-Vuoi dire che il tuo vederla bianca è indipendente dalla tua volontà di vederla bianca?
-Sai che quando io vado dalla fruttivendola mi vende solo i frutti più maturi e più buoni?
-Non c'entra!
-Come no? Con te lo fa?
-No, mi becco quelli marci per pagare di meno.
-Haha, sfigato.
-Taci, baffo. E ascolta me: se questa pallina è bianca, tu sei libero?
-Cosa vuoi dire?
-Tu sei libero nel momento in cui constati il suo colore, o sei ingabbiato dall'evidenza del fatto che è bianca? Il suo essere bianca è un fatto?
-No, è un'interpretazione.
-E quindi come puoi essere sicuro della sua biancosità?
-La sua bianchitudine è tale perché così io interpreto che sia.
-E su che base interpreti?
-La base del fatto che farti incazzare è uno spasso.
-Ma vaffanculo.
-Questa è un'interpretazione.
-Mi stai simpatico, ometto.
-Mi stai sul cazzo, omo.
-Ti voglio bene.
-Io no.
Nietzsche incrociò le braccia impassibile, mentre Wittgenstein provava ad abbracciarlo.

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