Cara Camilla, al solo fine di arrivare a quattro messaggi di posta, e poter vantare il fatto di averti scritto un così alto numero di messaggi in sola un'ora, ti scrivo questo messaggio di posta.
Mi sembra un po' contraddittorio dire che te lo sto scrivendo, perché io ti sto scrivendo sì delle parole, o meglio delle frasi, o ancora meglio delle lettere, ma poi di fatto non le sto nemmeno scrivendo, semmai le sto inducendo sullo schermo di questo computer portatile, facendo pressione con le dita su dei tasti che cliccano e che azionano dei meccanismi meccanici che si trasformano poi in elettronici che inducono con -suppongo- campi magnetici i cristalli liquidi a disporsi in modo tale da non emettere verso il mio occhio e nell'ambiente circostante la luce policroma altrimenti nota come bianco che compone lo sfondo di questa pagina internet in modo tale da mettere in rilievo delle forme allineate ordinate e possibilmente sensate che potremmo chiamare col termine "lettere", nonostante sia altresì strano definire le parole con loro stesse, sarebbe come chiedere cos'è l'amore e sentirsi rispondere che è l'amore, in ogni caso alla fine questi pixel spenti sembrano denotare ciò che noi chiamiamo lettere che formano parole che formano frasi che formano un discorso all'interno di ciò che chiamiamo linguaggio, al puro fine di comunicare qualcosa, che poi in realtà non si sa nemmeno cosa sia questo qualcosa come nessun'altra cosa, sempre che qualcosa esista, ma dato che la comunicazione non basta se resta sul mio schermo, al termine di questa complessa operazione di scrittura io indurrò lo schermo a mostrare un punto a capo, sempre secondo la complessa sequenza che ti ho appena descritto, e quindi porterò tramite il mouse la freccia bianca che vedo sempre sullo schermo sopra il tasto rispondi, cosa che non è poi così semplice, richiedendo prima un movimento della mano verso il mouse, mano che ora sta "scrivendo" e quindi è assai impegnata, poi questa mano dovrà afferrare il mouse, attrezzo metalloplastico con due tasti e rotellina, e spostarlo in una certa direzione ma dato che lo spostarlo di per sé non basta e anzi potrebbe perfino complicare le cose è meglio chiarire come lo spostamento si traduce in azione: lo scorrere del mouse sul tavolo e quindi, deduco io, del tavolo sul mouse, se io ipoteticamente mettessi il mouse per terra e ci strofinassi sopra il tavolo -cosa che prometto non farò- otterrei di fatto lo stesso risultato, ovvero che il movimento relativo mouse-superficie si tradurrà in impulso elettronico, grazie a un dispositivo in grado, tramite un laser e uno specchio, di determinare la quantità dello spostamento nel tempo, e questo impulso elettronico andrà attraverso un cavo al portatile, dove l'ennesimo meccanismo incasinato farà sì che l'oggettino frecciforme biancastro e talvolta nero che sullo schermo a volta chiamiamo cursore si sposti dove io voglio che si sposti, al che premerò il pulsante che si trova sul topo in modo tale da indurre nel computer l'informazione "premi il bottone INVIA" e inoltrare così questo mio se vogliamo chiamarlo messaggio chiamiamolo messaggio.
Termino il tutto introducendo una frase necessaria e quantomeno arguta: ti voglio bene.
(Realmente inviato)
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