Sempre più convinto che il richiamo della verità vada compreso in base sì ad un silenzio, ma con un pensiero. Il dirsi le cose, specialmente il ripetersele, falsa la verità. Il dirle agli altri, ancora peggio.
Se ci fosse un intuito puro la strada buona sarebbe quella, ma il disinteressato non fa parte delle nostre possibilità, di conseguenza non ci si può, in questo senso, fidare di sé stessi.
Quello della verità non è un punto, non è nemmeno un processo, un cammino, perché punti e percorsi implicano un universo piatto in cui la verità come tale non esiste.
Chi dice che la verità è in un punto non fa che ipostatizzarla inutilmente. La verità non è "in noi" o "fuori di noi", la verità non è una cosa o una persona o un discorso, un fatto, una dimostrazione. Non è una. Ciò non significa nemmeno che ci siano più verità, distinte, differenti, contraddittorie; questo è solo un artificio creato da menti bisognose di sostenere ciò che non si crede davvero, o al contrario, bisognose di credere in ciò che non si può sostenere.
La verità va compresa con un silenzio, con uno sguardo, che non significa nemmeno cadere nell'empirismo, in base a cui "se non vedo non credo".
Non conta il punto in cui o da cui si guarda, e non conta nemmeno cosa si guarda; conta il modo in cui si guarda. La conoscenza dei modi è presupposto per la verità: più modi di guardare una persona conosce, più verità saranno accessibili a costui.
Un modo ad esempio per conoscere la verità di una persona, è conoscerla di vista.
Un altro modo è il conoscerla di persona. Un altro ancora è esaminarla con un'autopsia. Anche questo è conoscere una verità di una particolare cosa: aprirla. Tutti questi sono modi d'accesso alla cosiddetta verità. La verità dunque non sta in ciò che ancora attende d'essere scoperto, e in questo senso è relativa. È una questione di orizzonti. Le verità dell'ignorante sono vere per lui, ma false per chi sa cosa significa metodo, prospettiva.
Le verità di ciascuno sono verità relative, ma sono profondamente convinto che il metodo (giusto) sia uno solo.
Verità è prospettiva.
Ho sentito mucchi di persone sostenere futilità come "think different". Il punto non è pensare diversamente, tanto per farlo. Se fosse così, ciascuno potrebbe dire la sua ignoranza e questo sarebbe considerato un pregio. Ovviamente ciascuno è libero di farlo, e lungi da me respingere o negare questa libertà. Il punto è che il dire una cosa e affermarne la verità è molto lontano dalla verità di quella cosa che si sta affermando.
Quindi, resta la libertà di affermare che una certa cosa è vera, ma non si è con ciò risolto il problema della verità.
Il punto non è pensare diversamente, ma tutto il contrario. Think right.
Think right non significa che bisogna tutti pensare allo stesso modo: anzi, sono uno di quelli convinti che la diversità di opinioni sia un valore da coltivare. Significa però che la ricerca della verità impone una coerenza metodica che è estranea al think different inteso come "pensa come ti pare".
Certo che uno può pensare come gli pare: ma resti di ciò consapevole e non spacci ciò che pensa come verità coerente con le verità raggiunte con una corretta impostazione metodica.
Ad esempio, il fatto che oggi sia dato per scontato il metodo scientifico come "standard di correttezza" non vieta a nessuno di credere alle fatine, alle statue che piangono e ai complotti di alieni. Viva la diversità.
Ma se la verità è (in questo limitato campo e senso) convenzionalmente associata alla coerenza con un'impostazione scientifica, che nessuno provi a spacciare per "verità" le credenze ottenute a prescindere da quello specifico metodo e orizzonte.
La convenzionalità dello standard di correttezza apre le porte a nuove opinioni circa il concetto di metodo come "ciò cui un'idea deve corrispondere per poter essere detta vera". E proprio per alterare questo campo e aprire nuove convenzionalità, si inseriscono le famose fallacie. Una su tutte, l'ipse dixit. Anche questo metodo ha una sua coerenza interna, sebbene confligga con l'impostazione scientifica, essendo basata su presupposti diversi. Quindi anche questa prospettiva offre un concetto di verità: ciò che può essere dimostrato sulla base dell'ipse dixit.
Resta il fatto che, se io decidessi che il mio metodo si basa su una particolare impostazione, come se decidessi di interpretare tutti i colori del mondo indossando degli occhiali a lenti verdi, anche se otterrei delle verità relative alla mia impostazione, la verità delle cose, diciamo "assoluta", resta una e un'altra.
Pertanto, se la correttezza di una convenzione e la sua efficacia deve essere misurata in base alla quantità e qualità di risposte coerenti che è in grado di fornire, il metodo scientifico mi sembra ad oggi, senza cadere in positivismi o false illusioni, quello più corretto.
Non significa che sia in grado di dare tutte le risposte a tutte le possibili domande, anche quelle che non può ancora porre, significa invece che soddisfa al massimo grado finora raggiunto l'esigenza di avere qualcosa da chiamare verità, in quanto fornisce un sistema coerente di certezze fondate su convenzioni se non certe, almeno plausibili.
Certamente esistono verità ancora al di fuori del metodo scientifico, cui questo non può arrivare per una mancanza intrinseca. Restiamo in attesa di un metodo che offra un'apertura di prospettive ancora più ampia, ma di certo quelli che ci offrono gli alieni fucsia, per ora, non lo sono.
domenica 18 settembre 2011
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