giovedì 23 maggio 2013

Istmi V2



Atto I

Lili, Udred

Lili -Avanti! (pausa, lei entra) Ciao Lili.

Lili - Ciao! Sono venuta a trovarti! Come stai?
Udred - (mentre vanno a sedersi) Ciao Lili! sono appena stato al mercato e sapessi cosa non ho comprato, un'infinità di cose, semplicemente perché non avevo soldi, di fatto, però c'erano anche un mare di cose che non mi piacevano o che erano inutili, fatto sta che non ho comprato dei bei cocomeroni verdi, né delle arance marce, né martelli, chiodi, tomini tometti tombini e tosaerba, c'era perfino uno che vendeva parole, e ne aveva anche di belle eh, ah già poi c'era una tipa col vestito giallo che vendeva perle di saggezza, in collane o sfuse, e lì non mi sono tenuta e ne ho comprate un paio, senti questa: "Se i criceti sfrigolano, è ora di scolarli." non è geniale? a me ricorda un sacco la mia zia Alda, che quando è stata costretta a scendere le scale di casa sua si è messa a vaneggiare e credeva di essere Luigi Sedicesimo e continuava a dire no no vi prego, oggi non c'ho testa, e quando l'abbiamo sbarellata come una salama e portata giù di peso ha preso a tremare e aveva di quelle convulsioni che per poco non ci ha staccato i polsi, e fin lì niente da dire, poi quando siamo arrivati dal dottore per curare la sua pianofobia, che non è paura della lentezza ma paura dei saliscendi, siano essi in ascensore, su scale a pioli o a scalini, in pratica comunque si è messa a strillare e diceva di vedere dei Feremilli che svolazzavano tutto attorno, ma noi non vedevamo niente, è stato divertentissimo; già, già; poi la seconda perla di saggezza che ho comprato era un "Cogli l'istmo." che non ho ben capito, se significa che devo cercare una pseudopenisola o se forse significa che devo cogliere quel piccolo legame quasinvisibile che collega ogni isola-figlia alla terra-madre.

Lili - Udred, ma cosa stai dicendo? Sono Lili, sono Io!
Udred - Io? sei proprio tu? Io ma davvero Io? ma è stupendo! non pensavo che avrei mai avuto occasione di incontrare una luna, figuriamoci poi una luna di Giove! ma è un onore, veramente un onore! mi conceda di mostrarle la mia umile dimora, ecco, prego, si accomodi, questo è l'ingresso, lei ha appena calpestato il mio modesto zerbino marroncacca per dissimulare eventuali prodezze canine, qui intorno ne girano un sacco, pulciosi più delle chiappe dei marziani, questo invece è il corridoio, le piastrelle me le sono fatte portare dall'Olterna una per una, e no quelli non sono peli pubici, è solo che è stagione e il mio cagnone nero sta facendo la muta, può appendere qui la sua giacca, la prego, anche se in realtà non sapevo che le lune avessero bisogno di indumenti, beh in realtà è piuttosto ingenuo da parte mia in quanto nello spazio deve fare parecchio freddo, no? ad ogni modo qui si sta abbastanza al calduccio, qui c'è il soggiorno, una specie di buco, però in effetti per essere una luna direi che ci sta parecchio bene per adesso, solo la prego non usi il divano, certe notti ho la pretesa di guardare il cielo ma non avevo mai pensato che un giorno avrei avuto la possibilità di guardare una cosa che di solito vedo così lontana; sa io ho un telescopio, di quelli piccoli, però mi diverto un sacco a guardare il cielo, sono stupende certe notti così buie quando guardi in un paio di lenti e vedi ingrandirsi una luce così grande, così grande, mentre attorno in realtà è tutto buio, penso che ci vorrebbe un enorme telescopio e la terra che ci guarda dentro come una pupilla nuvolosa, così che una stella ogni notte sembri enorme, vicina come un sole, e così che da un lato ci sia una bella luce gialla e dall'altra bianca, per calmare le notti di tutti i bambini del mondo, penso che sarebbe una cosa fantastica... già proprio così! sa, per la pace nel mondo ho fatto due pensieri l'altro giorno, ho pensato che se ci fossero queste due cose tutto, ma proprio tutto andrebbe alla grande: le parole chiave sono stelle e liselle; stelle perché tutti dovrebbero guardare un po' di più le stelle e rendersi conto di cosa sono davvero la bellezza e la grandezza e la distanza, cose che oggi credo facciamo tutti un po' fatica ad inquadrare; liselle perché se tutti ogni sera tranquilli se ne facessero una, buoni buoni, chi con ira, chi con amore, chi con dolcezza, chi con violenza bruta, sarebbe un mondo migliore per tutti, si risolverebbero perfino i problemi di occupazione perché chi non avesse nulla da fare potrebbe sempre lavorare un sacco in cose tipo banche del tempo ma apposta per questo genere di cose, dove ci si può scambiare favori e ricambiare con favore di favore, e così via all'infinito in una gaudienza collettiva che farebbe della via lattea un posto più bianco per tutti, non che il nero sia un brutto colore, per carità, però il bianco è pur sempre il bianco, tranquillizza i bambini...

Lili - Udred, fermati un attimo, non capisco cosa stai dicendo, cosa ti è successo?
Udred - Ho avuto tanto tempo per pensare, tanto che adesso non so più nemmeno cos'è il pensare, se le parole che penso sono solo parole o se lo diventano nel momento in cui le dico, sono così strane le parole, quella bancarella lì al mercato ne vendeva davvero di lunghissime, pensa un po' ce n'era una di trecentosessanta caratteri, mi domando che razza di parola dovesse essere, di certo un superlativo perché tutte le parole lunghe sono superlativi, basti pensare a supercalifragilistiche eccetera che quella simpatica donna continuava a dirmi l'altro ieri, quando l'ho beccata che stava cercando di far piovere con uno strano rituale a base di spuma di birra perché così avrebbe potuto sentirsi un po' meno strana a girare sempre con impermeabile e ombrello nero, ora che ci penso era un po' lugubre, beh, non c'è da stupirsi se poi si è schiantata in motorino, ha avuto la bella idea di tirare sotto una betoniera, ma si sa, le betoniere non si fanno tirare sotto facilmente, anzi, non si fanno tirare proprio, diciamo che non si fanno nemmeno, te l'immagini una betoniera strafatta, che anziché cemento sbocca arcobaleni? e asfaltare tutte le nostre maledette strade di un po' di colori, signora Gwane! cosa sta cercando? il mercato? guardi, prenda la strada rossa poi a destra lungo quella cremisi e poi duecento metri di color tramonto e poi giri a sinistra lungo la strada acquamarina, certo questa organizzazione ha anche i suoi inconvenienti, tipo i postini daltonici si suicideranno in massa, dopo aver sporto denuncia inutilmente presso i sindacalisti ciechi, però almeno sarebbe un mondo più colorato, signora Io, non pensa? ma mi dica, sono curioso, lei mi parla dalla bocca o da un cratere? sa, è la prima volta che parlo con una luna... ora che ci penso, sarebbe carino se lei fosse una mia allieva, avere una luna come alunna sarebbe un vanto per ogni professore in pensione che si rispetti, è interessata?

Lili - Vediamo... Il tuo discorso è istimico?
Udred - Beh, tecnicamente sì, ma si può anche parlare di sismico, in questo caso, vedi, ogni planetoide che si rispetti ha avuto il suo passato di movimenti e di crampi, ogni superficie s'è increspata almeno una volta, perfino i pianeti un giorno hanno sorriso, perfino loro.

Lili - D'accordo, e la signora Gwane che ne pensa di te e dell'Olterna?
Udred - Beh, mi ha visto proprio la settimana scorsa e stava cavando tappi per conto di suo padre, anche se in realtà non mi sembrava molto felice, suo fratello le passava le bottiglie e lei le stappava, e poi era costretta a ingoiare il tappo perché il cestino era pieno e lo svuotacestini era a casa con l'influenza, senza contare il fatto che il suo muovisedia s'era addormentato, il muovimuovisedia era assente per malattia, e il muovimuovimuovisedia faceva lo stronzo e stava lì fermo ridacchiando a guardarla ingrassare tappo dopo tappo, devi sapere che in quella casa le cose sono abbastanza strane, è tutto automatizzato, ma da persone e non da meccanismi, perché non si fidano dell'elettronica, l'unica cosa elettrica che hanno in casa è una lucciola che schiavizzano al posto della lampada della cucina che s'è fulminata nel trentadue, dopo un tuono che ha centrato il tetto e intronato tutto il palazzo, beh, comunque, ogni cosa è fatta da una persona, ma per esigenze di controllo nessuna persona ha l'autorizzazione a fare niente se prima non viene grattata sulla schiena da una seconda persona, ma lo stesso vale per questa. Per esigenze di varia natura sono stati costretti a fermare il processo alla terza persona, Egli, perché altrimenti avrebbero pagato più stipendi che suole di scarpe, e non potevano troppo permetterselo, fatto sta che l'Egli di turno perlopiù si faceva i cazzi propri e anzi era quello che si divertiva di più in generale, ne ho conosciuto uno che passava i suoi giorni anziché a grattare la persona davanti, a tirargli chicchi di riso con la cerbottana, ma purtroppo il loro lavoro era girare una maniglia, quindi ogni volta la porta non si apriva, il padrone tirava giù un parroco, e dopo un paio di settimane fu licenziato con una scarpata in fronte che lo stese ad aeternum; cose che capitano.

Lili - Cose che ciurma.
Udred - Vedo che cominci a capire.

Lili - (ironica, allucinata) Tutto ciò ha un senso.
Udred - Certo che ne ha uno, almeno uno. Istmi cara mia, istmi.

Lili - Non farlo.
Udred - Lo farò.

Lili -Fallo.
Udred -Certo che sì.

Lili -Cosa farai?
Udred -Farò ciò che mi sarà fatto fare.

Lili -Cosa direbbe Gwane?
Udred -"Hahahahahahaha."

Lili -Testuali parole?
Udred -Parole testuali.

Lili -Dov'è l'Olterna?
Udred -Appena dietro l'angolo. Caso vuole che poi quello sia un angolo retto, quindi facciamo acuto, quindi dietro l'angolo di fatto c'è solamente un'ottusità. Proprio lì è l'Olterna, e se qualcuno prende un angolo e lo rompe, cosa ottiene? ma è semplice: un rottangolo; lato per altozza, quaqua.

Lili -Mi ci porti?
Udred -No che non ti ci porto, sai benissimo dov'è, non essere ottusa. Non pensavo le lune fossero ottuse, ma in effetti è anche plausibile, considerato che la somma dei tuoi angoli interni è infinita, senza parlare del fatto che un astro non è che lo si può portare per strada così come se fosse un cagnolino, serve una patente speciale e un'autorizzazione apposita per segare i lampioni...

Lili -Non sono sicura di star capendo tutto... Di preciso, quand'è che sei andato fuori di melone?
Udred -Credo sia stato all'incincirca tre ore fa, ma non so cosa sia successo, stavo cagando e ho avuto un'illuminazione tommasiana, non come san Tommaso d'Aquino ma come Tommaso Moro, quello che è stato rogato per aver osato volare troppo vicino al sole: sperava di potersi sollevare tirandosi dietro una città intera, ma per svariate e parecchio complicate sfighe aerodinamiche non ce l'ha fatta. Fatto sta che ieri notte, verso le tre, mi ero svegliato con una fame da orca e nella fretta ho dimenticato di sgusciare le noci prima di mangiarle, quindi stamane ho fatto una squaqua che sembrava cartavetra, e stavo appunto enumerando uno per uno i santi, aiutandomi col calendario, quando giunsi a San Tommaso Moro e lì m'investì una santa luce, che elevò per undici centimetri e mezzo ogni parte di me, compresa anche quella parte di me che da pochi secondi ormai non era più parte di me, soltanto per poi lasciare andare tutto quanto assieme, in un colossale catapiombo di acqua, merda, vecchie ossa, frammenti di noce e pagine di calendario. È finita merda ovunque da Gennaio a Settembre, purtroppo, ma tanto ormai siamo a Novembre e quindi ignorerò le scaramanzie di rito. Ti ho mai parlato di Mormydon?

Lili -(a metà tra lo spazientito e il preoccupato) No.
Udred -Beh, è un tipo tutto particolare, che quando era giovane era perfino stato mio studente, quando ero giovane anch'io e ancora pendolavo tra l'Olterna e l'università; un giorno mi disse, chiaro e tondo: secondo me al fiume c'è un'ansa tutta speciale, che quando ci pucci la barca lei te la ciuccia con un sospiro ansimante e ansioso. Insomma, un'ansia che era tutta un'ansa. Ora che sono vecchio mi vengono molte cose che avrei potuto rispondergli, ma purtroppo non gli dissi niente, nemmeno ananas, salsadisoia o qualcosa di vagamente simile. Lo credetti pazzo, ma aveva ragione.

Lili -Vuoi che chiami qualcuno?
Udred -Beh, sarebbe senz'altro curioso se tu lo facessi: qualcosa del tipo ehi tu, d'ora in poi sei qualcuno! come se prima non fosse stato nessuno, o forse semplicemente era qualche nessuno, adesso invece è qualcuno, ovvero qualcuno tra i qualsi che è diventato uno tra i qualsi, invece di restare uno zero tra gli uni. Probabilmente gli faresti un piacere. Ti ho mai raccontato di quella cosa che scopre di essere una cosa solo dopo aver scoperto di poter fare cose ad altre cose? L'ultima cosa che disse, prima del pugno, fu "cosa?". Una volta ho conosciuto un tipo inquietante che si era inventato un alfabeto per parlare con gli alieni. Erano verdi ed enormi, diceva, ma purtroppo non esistevano, tuttavia l'esistenza non era una di quelle cose della cui mancanza ti accorgevi, quindi loro ne facevano semplicemente a meno e vivevano comunque. Certo tu non vai mica in giro a chiedere alla gente scusa, ma tu esisti? Se qualcuno lo chiedesse a me, piangerei per mezzora e no, non voglio fare un esperimento, anzi mi piace tanto ridere come fa la signora Gwane, che però un giorno dovrà pure smetterla perché si consumano più lacrime a ridere che non a piangere, specialmente se sghignazzi come fa lei, la dentiera che traballa da tutte le parti. I FEREMILLI SONO QUI! griderebbe lei, senza alcun preavviso,

Lili -  (trasalisce, interrompendo) uh gesù, ma cosa stai...
Udred - (continua, parlandole sopra) e poi giù a ridere come se non ci fosse uno ieri, e no non è un gioco di parole, perché mai uno dovrebbe ridere se non ci fosse veramente un domani? si ride solo quando non c'è uno ieri che ci fa incazzare come delle locuste, altrimenti altroché.

Lili -Mi stai facendo uscir di testa. Ti siedi, per favore?
Udred -Non mi piace sedermi, perchè la seduta è come la psicologa: se si siede è soltanto per prendere appunti.

Lili -Ecco cosa ci vorrebbe...
Udred -Non ci posso credere! L'hai scoperto! Io è tutta la vita che me lo chiedo! Ma ovviamente io sono solo un vecchio, una Luna di Giove invece certe risposte le ha sempre avute: ad esempio cosa - ci - vuole. Tutta la vita, tutta la vita, che sento chiedere e mi chiedo che cosa cavolo possa desiderare una lettera dell'alfabeto. E invece zac! senza nemmeno un attimo di preavviso, spunta Lili che mi dice che sa cosa - ci - vuole. Posso immaginare cosa voglia una B, cioè per l'appunto essere una C, ma non ho mai davvero saputo cosa C volesse, dalla vita, dall'universo, dall'origine delle specie o in generale.

Lili -Ma, io...
Udred -Sempre io, io, lo so che sei io. Tra l'altro forse dovrei ribadirti che è un onore. Piacere, sono Udred.

Lili -Mi sa che io vado. Tornerò coi rinforzi. Non uscire e soprattutto non farlo.
Udred -Lo farò.

Lili -Dammi mezzora.
Udred -Te la darò.


Atto II,

Lili, Mormydon

Lili -Eh... Buongiorno.
Mormydon -(la fa entrare) Buongiorno. A cosa devo...

Lili - Lo so, è tanto che non ci vediamo, ma dovrei parlarle un attimo di Udred, sta succedendo qualcosa di strano.
Mormydon -(chiude la porta alle sue spalle) Udred? Non sento parlare di lui da anni...

Lili -(brevissima pausa) Sì. Però poco fa, in preda a strani deliri, ha citato proprio lei.
Mormydon -(fa segno d'accomodarsi, poi si accomoda pure lui) Ah, curioso. E cosa ha detto?

Lili - Beh, qualche pazzia scomposta, riguardo a un'ansa ansiosa di un fiume ansante, che secondo lui lei ha detto quando era ancora studente di Udred.
Mormydon -Non mi ricordo nulla di tutto ciò. Ma mi spieghi meglio che cosa è successo.

Lili -Mah, non so bene come spiegare... Stamattina avevo in programma di andarlo a trovare, perché non lo vedevo da un po' e sa com'è, è tanto anziano... Mi ha aperto la porta e come se non mi riconoscesse ha cominciato a rovesciarmi addosso un ingarbugliato prolasso orale di prolissità tanto parossistiche da farmi arrostire la sinderesi, e per finire ha detto che lo farà.
Mormydon - In effetti detto così non è che sia molto chiaro...

Lili - Ma è proprio così che è andata, lui ha aperto la porta, si è convinto che io fossi una strana luna di Giove, ha cominciato a parlarmi del cielo, di cannocchiali puntati sulle stelle per tranquillizzare i bambini, di betoniere che sboccano per le strade arcobaleni colorati col solo scopo di far suicidare i postini daltonici, e cose del genere... Totali insensatezze. Solo in un paio di momenti mi è sembrato di intuire qualcosa, ma poi è come se tutto scomparisse in un'ansa di quel qualche fiume molto ansioso, dove è impossibile recuperare i pensieri che un attimo prima sembravano a galla e sguazzanti.
Mormydon - (comincia a guardarla con dubbio) Non ti seguo... Hai trovato o no un senso nei suoi vaneggiamenti?

Lili - Se ho trovato un senso? Certo che ho trovato un senso: il settimo. Il sesto ormai è fuori moda, e poi non mi ha mai interessato il paranormale, sembra il nome di una succursale di una casa di cura.
Mormydon - Forse la cosa è più grave del previsto.

Lili - No, no, è tutto semplice, siamo solo noi che complessifichiamo il mondo e lo cataloghiamo e lo classifichiamo incasellando tutta questa brutale spontaneità in una pulizia concerchica e di una liscidità fallica che probabilmente è solo un reumatismo freudiano sulle guance incipriate di un antico re che si trombò la madre e fece fuori il padre, per dirla con finezza. (si rabbuia un attimo) Istmi, eccoli, gli istmi... (torna normale) Cantami o muro, del pelide Achille, le gloriose gesta, che aspettò Luisa fuori casa, e lì le fè la festa. Questa è la poesia che serve in questi momenti. Mi sembra di ricordarmi di lei, quando, appena finita la lezione di mio padre, andò da lui e gli disse, testuali parole: "quel fiume è tutto un'ansa, quando lo guardo mi vengono i brividi"...
Mormydon - (la interrompe) Ma... Ora me lo ricordo! Diavolo, Udred sarà anche fuori di melone, ma ha un'ottima memoria. Stavo parlando di un diario di Gombrowicz, uno strampalato scrittore polacco... (pensieroso) Scarafaggi sulle spiagge...

Lili -Fatti secchi di scoregge! sì, sì, la so anch'io, hahahahaha! Come la signora Gwane, rido esattamente come lei! Ridiamo per non piangere, signor Mormydon, devi perdonarci! Diventeremo tutti pazzi, tutti pazzi! Dovrò tornare all'Olterna prima o poi, e lì sarà tutto chiaro, tutto chiaro! È pieno di Feremilli, maledetti bastardi, uccidiamoli tutti! Hahahahaha, sempre peggio, il suo maledetto fiume, non poteva aiutarmi a dimenticare?
Mormydon - Si calmi adesso, si calmi!

Lili - Aneth. Ecco come si chiama. Piccola pazza d'una cuginetta. L'altro termine della penisola. Per gemmazione, nasciamo tutti per gemmazione. Lei lo sapeva?
Mormydon - No, veramente no.

Lili -Beh, è così. Dalla madre cresce una certa piccola protuberanza, che quando diventa abbastanza grossa da poter vivere in autonomia, semplicemente si stacca. Un taglietto, solo un piccolo taglietto, e da lì in poi, ciak! cazzi tuoi. Ciak non come ciak si gira, ma come "SCHAK!" il rumore di un robusto pisello che si schianta sul tavolo di fianco alla tua mano sinistra, a lasciare che tu intuisca da solo, cosa ti aspetta.
Mormydon -Ma, Lili! Non dica queste cose. (turbato, sempre più sospettoso)

Lili - Ora è tutto chiaro, chiaro come una strada in un orto illuminato dai lamponi, con tettoia d'amianto che squaquera ad ogni temporale un po' di fibrille sulle mie insalatille, quanto amore! Tutto per amore, tutto questo per amore... Aneth, piccola pazza d'una cuginetta, quanti anni avrai avuto... Sedici. E tu amavi le lune di Giove... Ma non c'è dubbio. Tu amavi me, e si sa, io sono una luna di Giove. Tutto quadra, però qualcosa cerchia. (si alza)
Mormydon - (lentamente spaventato) Lili, si sieda, si calmi e mi spieghi meglio... Possiamo certamente fare qualcosa.

Lili - Cogli l'istmo, diceva. La zia Alda è una vecchia alta sul metro e settanta, ha denti piccoli e bianchi e un sorriso magnifico. Ogni tanto se lo sbianca col dentifricio apposta, e lui diventa bianco del colore delle stelle, della carta sbiancata, della neve fresca e del cotone pulito, insomma bianco che più bianco non si può, tanto che tutti i pittori del paese, di quando in quando, la invitano nel loro studio per verificare il biancore dei loro bianchi, e accertare allo stesso tempo la devianza dalla bianchitudine vera dovuta alle luci del loro studio. Sapevi che le luci alterano i colori? Certo, senza luce, non c'è colore, ma allo stesso tempo la luce è il colore, quindi è anche ovvio che la luce che colpisce le cose colorate e diventa colorata aggiunge colore a colore. La luce neutra non esiste, è come un fantasma fatto di ogni colore possibile: per questo è lo spettro del visibile.
Mormydon - (si alza, biascica qualcosa e corre fuori) No senti io vado a chiamare qualcuno...

Lili - (si alza, lo segue per qualche passo e poi prende a girare per la stanza) (mentre lui sta ancora uscendo): Udred lo farà! Ha detto che lo farà! (quando ormai lui è uscito): Io vado a chiamare qualcuno... Io vado a chiamare qualcuno... Non dovrebbe essere "io va a chiamare qualcuno"? chissà. Misteri e miracoli della grande grammatica italiana di consultazione. Ho un'idea: prendiamo un grosso razzo, lo carichiamo di infinite scimmie e poi lo spediamo su Venere. Dato che le scimmie sono infinite, ce ne sarà pure qualcuna che sopravvive all'impatto. E dato che sono infinite, tra quelle che sopravviveranno all'impatto ce ne saranno ancora talmente infinite che alcune sopravviveranno nonostante l'atmosfera avversa. Queste, dopo infinite tribolazioni, morti, sofferenze e ingegni casuali, perché in fondo hanno molti, moltissimi tentativi da sprecare, riusciranno a inventare un marchingegno per rendere abitabile Venere. Dopo molti anni e molte generazioni, le scimmie si saranno riprodotte, infinitizzando ulteriormente l'infinitudine che pure era già presente all'inizio. Di queste, alcune infinite inventeranno per caso la macchina da scrivere, altre, ancora, inventeranno la catena di montaggio. Dunque su Venere nascerà, per pura fantasia stocastica, la prima fabbrica di macchine per scrivere extraterrestre. E questa fabbrica comincerà a vomitare scatole e cassoni contenenti una sola cosa: macchine per scrivere. Ovviamente ci saranno col tempo infinite fabbriche, e se anche fosse che quelle della prima erano tutte difettose, ad un certo punto una fabbrica, anzi, infinite fabbriche, sputeranno (infinite) macchine da scrivere perfettamente funzionanti. A quel punto, tutte le scimmie venusiane, ma dico tutte, avranno in mano una macchina da scrivere e cominceranno a farci le cose più disparate. Cotoletta impanata, con asparagi, burro d'arachidi e una spruzzatina di sesamo appena marinato nell'Aceto di Cugghiole, il tutto condito con una grattuggiata di grana e una macchina da scrivere. Inginocchiatoio per scimmie dispeptiche con i baffi a manubrio e una spiccata tendenza al monologo esteriore. Sturalavandini. Martellamignoli per cuccioli dispettosi. Sillabamarroni portatile, per marchiare le zone erogene del marito libertino. Scanappiacaviccoli, ottimo per il grooming spinto. Pareggiatrice di sedie. Un film in cui c'è lei, c'è lui, una storia d'amore meravigliosa con tante scimmiottine partorite nel gaudio generale, quando ad un certo punto, al culmine del bacio, appesa ad una liana, arriva mitragliando una macchina da scrivere. E questo solo per citare alcuni usi. Ma, ad un certo punto, qualche infinità di scimmie capirà che se si chiama macchina da scrivere una ragione ci sarà, quindi comincerà a scrivere. E, per finire, una di quelle scimmie scriverà un piccolo libro di una decina di pagine in cui ci sarà scritto parola per parola tutta la verità di questo insignificante, frustrante giorno di sconfinata pazzia.


Atto III

Mormydon, Cyndira

Mormydon -(col fiatone)È permesso?
Cyndira -(arzilla)Yes baby, entra pure!

Mormydon -(occhi al cielo, della serie cominciamo bene, entra)
Cyndira -Ah, Mormydon! Sei tu! Come stai vecchio mio?

Mormydon -Insomma non c'è male, però senti sono venuto qui perché ho un grosso problema.
Cyndira -(più seria)Dimmi.

Mormydon -Questo mio problema al momento è parcheggiato nel mio soggiorno.
Cyndira -Vai avanti...

Mormydon -È Lili, la figlia di Udred.
Cyndira -Ah, che sollievo, già pensavo a una mietitrebbia.

Mormydon -Ti prego, non cominciare anche tu, qui stanno impazzendo tutti. E sento di essere vicino al collasso anch'io.
Cyndira -Allora dev'essere qualcosa di grave.

Mormydon -(ancora col fiatone) Puoi dirlo forte!
Cyndira -Potrei, ma non ho voglia. Su su, siediti e ripigliati. (gli dà qualche buffetto)

Mormydon -(rimane in piedi, ma si ripiglia) Boh, Lili è entrata nel mio soggiorno e sembrava volermi raccontare di suo padre che stava dando fuori di zucca, ma poi anziché raccontarmi sensatamente le cose che lui le aveva detto, tra cui qualcosa su di me ed un fiume ansioso e pieno di anse, ha cominciato a diventare confusionaria fino a che non ha cominciato a vaneggiare pure lei! Ho paura che questa pazzia sia contagiosa.
Cyndira - Beh, facciamo un esperimento: raccontami in modo sensato tutto ciò che ti ha raccontato Lili di Udred. Poi se sarai ancora sano passeremo a ciò che ti ha detto Lili in generale.

Mormydon -Boh, non è che mi abbia detto molto. In pratica Udred oggi ha deciso di andare fuori di testa, lei è andata da lui per trovarlo e lui l'ha accolta come se fosse stata una luna di Giove.
Cyndira - Hahahahaha

Mormydon -Sa di avere appena riso come la signora Gwane?
Cyndira -E chi sarebbe la signora Gwane?

Mormydon -Una signora pazza che abita sopra alla casa di Lili.
Cyndira -La conosci?

Mormydon -No.
Cyndira -E allora come sai come ride?

Mormydon -Me l'ha spiegato Lili.
Cyndira -(sospettosa) Mmmh. Ti prego, continua.

Mormydon -E comunque c'è un posto chiamato Olterna cui Lili a un certo punto dovrà tornare...
Cyndira -Sarà casa sua. Ma non stavamo parlando di Udred?

Mormydon -È vero.
Cyndira -(gesti di disponibilità, incoraggiamento)

Mormydon -Beh, Udred l'ha accolta, le ha cominciato a fare sparate sulla luna di Giove, cosa di cui Lili si è anche convinta perché ad Aneth piacevano le lune di Giove
Cyndira -(interrompe) Sai chi è Aneth?

Mormydon -No.
Cyndira -È la figlia di Alda, una sorella di Udred. La conosco, è una vecchia stronza.

Mormydon -Alda? Sì, Lili ne ha parlato. Diceva che ha un sorriso molto bianco, talmente bianco che tutti i pittori lo usano come paragone per la bianchità o la bianchitudine dei loro quadri polverosi.
Cyndira -Vero, ma quando la conosci sai che sorride solo dopo aver detto o qualcosa di tremendamente insulso oppure una schifezza.

Mormydon -(sovrappensiero) O forse che sia solo un codice dell'indicibile?
Cyndira -Dici bene.

Mormydon -Cosa ho detto?
Cyndira -Niente. Dì, ma sei lucido o stai cominciando a sbarellare pure tu?

Mormydon -(intontito) No no, ci sono... Dicevamo?
Cyndira -Per caso ti ha parlato anche di Feremilli?

Mormydon -Sì! Sì! Ma tu come fai a saperlo?
Cyndira -Mi è venuto ora in mente che l'Olterna è un posto inventato, dove si svolge una vecchia traba, che sarebbe una tragica fiaba.

Mormydon -Beh, a questo punto sono curioso...
Cyndira -Bene. Dunque. (*he-hem*), c'era una volta un grooosso continente, che si stendeva dove ora c'è l'oceano, e dove ora ci sono le terre c'erano i mari insomma tutto al contrario. Quel grosso continente si chiamava Olterna. Era un continente abbastanza vivo, nel senso che si riproduceva per gemmazione, e ogni due lune sputava fuori una penisolina, il cui legame con la madrepatria s'andava assottigliando rapidamente, e nel giro di due o tre mesi era diventata un'isola figlia a tutti gli effetti. Per fartela breve, alla fin fine l'Olterna andò totalmente sparpagliata perché nei millenni lei non cresceva, perdeva pezzi e basta. Le isole invece si sparpagliavano qua e là e facevano nuovi continenti, insomma quelli che vedi adesso. La storia era più lunga, ma io te la faccio breve: gli abitanti dell'olterna erano gente allegra e felice, vivevano nell'abbondanza e in primavera ciulavano come ricci. Ad un certo punto però, proprio nel punto costiero dove sorgeva un villaggio, cominciò a staccarsi una penisola. A quel punto alcuni degli abitanti proposero di salire sull'isola e andarsene a spasso a vedere il resto del mondo, mentre gli altri volevano restare nell'Olterna. Il villaggio era diviso a metà da questa scelta, e in piena metà si piazzava un'allegra famiglia di una decina di persone, tra cui Ava, la protagonista, e Yxo, suo amante e in realtà suo nipote. Eh sì, non guardarmi storto: in Olterna le cose erano libere e strane. Soltanto che, mano a mano che l'Olterna si andava rimpicciolendo, i costumi culturali diventavano via via anche loro più stretti, poiché con l'impennarsi della logistica della popolazione, l'inverso del quadrato delle tensioni sociali tende asintoticamente a ypsilon uguale a meno un mezzo pigreco ics.

Mormydon -(sguardo stupito)
Cyndira -(breve pausa) Comunque, fatto sta che Ava si sentiva in colpa perché si stava facendo il nipote, e in realtà gli voleva molto bene e credeva che avrebbe dovuto farsi tutte le ragazze della sua età presenti in Olterna, e non farsi una vecchia, perdipiù sua nonna. Quindi, ancora molto esitante ma via via più decisa mano a mano che il gran giorno della separazione si avvicinava, Ava decise che doveva lasciare Yxo. La penisolina man mano cresceva, e il villaggio si polarizzò. Da un lato, verso il mare, quanti volevano partire, dall'altro quelli che volevano restare. Yxo e la famiglia tutta volevano restare in Olterna, ma Ava con vari trucchi e maneggi riuscì a far sì che nessuno traslocasse, dimodoché la loro casa rimase l'unica al centro del villaggio, mentre gli altri spostavano le loro capanne un po' più verso la terraferma o un po' più verso l'isola. Tempo un mese, e finalmente venne il giorno in cui spostare la capanna. Mentre, l'acqua che saliva, tutti quanti lavoravano a disfare la capanna, Ava si allontanò verso l'isola senza farsi vedere. Yxo però la sgamò in pieno, perché era vecchia e sbadata. La seguì. La mattina dopo, ormai l'isola era collegata all'olterna solo tramite un piccolissimo istmo di terra, che si poteva forare con uno stuzzicadenti e zampillava già l'acqua marina. Ovunque pullulavano i Feremilli, spiriti maligni che spingono le isole lontano dalla terra, e tagliano gli istmi quando nessuno li vede farlo. Ava portò Yxo al centro dell'istmo, facendo finta di voler tornare alla capanna della famiglia, dopodiché gli diede uno spintone e con una grossa ascia bipenne che si era portata dietro di nascosto, non chiedermi come, troncò di netto l'istmo. A quel punto, perso il cordone ombelicale, i Feremilli spinsero, l'isola accelerò e in breve scomparve, con Yxo in piedi che la fissava, piangendo. Fine della traba.

Mormydon -(piangendo) Che brutta cosa.
Cyndira -Davvero.

Mormydon -Ma si amavano?
Cyndira -Certo che si amavano.

Mormydon -Ancora peggio.
Cyndira -Già.

Mormydon -E questo cosa c'entra con la nostra storia?
Cyndira -Beh, possiamo presumere che anche Lili e Udred sapessero questa storia, dato che lei è nostra figlia e Udred il mio ex marito. Quindi magari, impazzendo a turno, stanno vaneggiando a proposito di quella vecchia stupida traba.

Mormydon -Beh, l'Olterna è la madrepatria. Di chi? Di Udred, o di Lili? E poi madrepatria non vuol dire niente, madre è madre e patria è patre, e una madrepatre è un nonsenso almeno per i cantastorie sessuati.
Cyndira -No no, per favore concentrati. L'Olterna è dove dovrà tornare Lili. Forse è un posto segreto, forse solo casa sua.

Mormydon -(s'illumina) E zia Alda ha il sorriso falso!
Cyndira - Già, e Lili è venuta da te perché Udred le ha fatto capire che tu eri come un fiume pieno d'anse e ansie, che avresti saputo cosa fare di questa cosa ansiosamente e ansando, ma senza dare eccessivamente fuori di matto!

Mormydon - L'istmo! Cogli l'istmo! Il legame sottile tra le cose!
Cyndira -E il legame tra madre e figlia-isola. Anéth è la figlia di zia Alda!

Mormydon -E i Feremilli?
Cyndira -I Feremilli sono malvagi, dei demoni notturni! Paure nascoste, fobie!

Mormydon -E la signora Gwane?
Cyndira -Una vecchia pazza. L'unica che ride sempre, ma che in realtà vorrebbe piangere. Tutto quadra, qualcosa cerchia.

Mormydon -Eh no però eh, tu no.
Cyndira -(ignorandolo) e tutto questo macello per dire a Lili che è una luna di Giove?

Mormydon - Lei diceva di esserlo, in effetti. Sembrava d'accordo. E poi mi ha detto che Anéth amava le lune di Giove. "Piccola pazza di una cuginetta", ha ripetuto.
Cyndira -(rabbuiata) Amava...

Mormydon -(improvvisamente triste) Amava.
Cyndira -(si guardano) Mormydon... Udred ha detto che lo farà?

Mormydon - Sì... Ora capisco.
Cyndira - Già.

Mormydon - (si alza, un po' nel panico) Credo che dovremmo fare un paio di telefonate.
Cyndira - Sì. Ma c'è tempo.

Mormydon - Come c'è tempo? Udred ha detto che LO FARÀ!
Cyndira - (lo fissa, seria) E noi che diritto abbiamo di dirgli di no.

Mormydon - (si lascia cadere di nuovo sulla sedia) Già.
Cyndira - È sempre così... Per gli omicidi si è in ritardo, per i suicidi, tuttalpiù si rischia l'anticipo.

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